sabato 9 settembre 2017

Il lato oscuro della letteratura italiana


Diodata Saluzzo Roero, Il castello di Binasco. Novella dell'anno 1418, pubblicata nel 1819. Al di là del linguaggio medievaleggiante di maniera, l'autrice possiede una vera finezza quando scrive nel proprio stile. "Vissi all'abbandono: da gran tempo per me tutto è silenzio e dolore". Qua e là affiorano, seminascosti, precoci temi risorgimentali (siamo all'indomani del Congresso di Vienna): "L'Italia dà ora la prova che puossi avere invincibile la spada ed effeminato il petto dalla straniera dominazione".

Cesare Balbo, Margherita, 1829. Dove il vero orrore sono le convenzioni sociali, descritte con ferocia, humour, intelligenza. Le citazioni da Poe, alla fin fine, non aggiungono granché. Un manifesto a favore dei diritti delle donne.

Giambattista Bazzoni, Il sotterraneo di Porta Nuova, 1832. Ambientato in un 1510 pieno di anacronismi e di 'messaggi subliminali' risorgimentali. A parte queste curiosità, la storia è sciapotta e il finale è tirato giù in modo orribile -- non nel senso che fa paura.

Domenico Ciampoli, Il Duca zoppo, 1880. Ha la vivacità e il brio di una fiaba popolare, ma allo stesso tempo elaborata con raffinatezza. Con qualche frecciata anticlericale. Morale della favola: se devi essere cattivo, siilo!

Nicola Misai, Accanto al fuoco, 1882. Ancora più interessante della vicenda in sé è la ricostruzione dell'ambiente campagnolo da cui nascevano questo genere di racconti, e del corrispondente linguaggio parlato.

Giovanni Magherini Graziani, Il diavolo, 1886. Non solo il diavolo, ma tutto il soprannaturale della tradizione contadina. Sembra un'intervista in presa diretta, con il narratore che accompagna il visitatore nei luoghi maledetti e salta di palo in frasca a seconda di cosa gli viene in mente. Bellissimo.

Emma Perodi, L'ombra del Sire di Narbona, 1893. Qui il tema intrigante, trattato con mano deliziosa, è l'Imponderabile. Dopo la battaglia di Campaldino (1289), lo spettro di un cavaliere morto sul campo chiede di essere sepolto. Già, ma come riconoscere le sue ossa in mezzo ai mucchi delle altre? E una volta trovata miracolosamente la soluzione, verranno fuori altri guai a catena... Un Medioevo raccontato da un'anziana signora a figli e nipoti, spurio e appassionante.

C. Spagnolo-Turco, Al di là, 1897. Racconto di un non-morto in prima persona, quasi anticipando The Outsider di Lovecraft (1926). Qui però l'atmosfera è tra humour "scapigliato" e malinconia. Il misterioso scrittore, poi, era un mago delle descrizioni.

Egisto Roggero, Il vecchio orologio, 1901. Un antico, immenso orologio a pendolo, dotato di una vita misteriosa, anzi di una sfuggente personalità. E appena l'enigma sembra chiarirsi, spunta una crittografia che viene lasciata alla decifrazione del lettore: bocco horzleo cirrsfeo mifslti dfzerceo ol geseds bsuupos fcids nz moz zlomz nps mzo lil zbfz hzus.

Giovanni Papini, Non voglio più essere ciò che sono, 1906. La Metamorfosi di Kafka, ma al rovescio. Il supplizio supremo è che "mi sono accorto che non posso non essere me stesso. Mi sono accorto che non potrò mai -- mai, capite? -- che non potrò mai cessare di essere me stesso. . . Chi potrà far sì ch'io non sia più io, e che mi tramuti in un altro, sì da non ricordarmi neppure di quello che son ora?".

A dissotterrare questi gioielli dimenticati è stato Giuseppe Ceddia (cur.), L'epifania dell'orrore. Novelle gotiche italiane, Stilo editrice, Bari 2017, pagg. 196, euro 14.