lunedì 31 luglio 2017

Janni è della stessa pasta del Capitano


Alan Moore e Kevin O'Neill rendono onore a Lovecraft con Nemo - Cuore di ghiaccio (Nemo: Heart of Ice), del 2013, pubblicato in Italia da BAO. Spiace spoilerare, ma il riutilizzo dei materiali lovecraftiani è troppo ghiotto. Nemo è un fumetto cyberpunk; la protagonista, Janni Dakkar, principessa indiana (dell'India, non d'America), è la figlia del celebre Capitano di Jules Verne, piratessa al comando di un Nautilus ipertecnologico e barocco. Le storie sono ambientate negli anni Venti-Trenta del Novecento. Tra le varie avventure, con Nemo e dopo, il Nautilus ha combattuto contro i tripodi marziani di H. G. Wells e rubato lo scheletro di King Kong. Cuore di ghiaccio si svolge nel 1925 — il che significa che Janni Dakkar arriva alla città aliena nascosta in Antartide cinque anni prima dei protagonisti delle Montagne della follia.

Perché ci va? Per un viaggio alla riscoperta delle proprie radici e di se stessa: proprio al Polo Sud, infatti, suo padre era andato a isolarsi per sfogare l'amarezza di avere avuto una figlia, non un maschio; e lì impazzì in circostanze poco chiare. La Capitana si ritrova così a percorrere le vie apparentemente deserte dell'immensa città costruita in epoca pre-umana dagli esseri venuti dal pianeta Yuggoth. Nel viaggio perderà molti dei suoi compagni, un po' a causa dei cinici inseguitori umani alle sue calcagna, un po' a causa di uno shoggoth a piede libero, che prende anche la forma di un grande pinguino albino, anzi no, della figura misteriosa avvolta in un sudario che appare al termine del Gordon Pym di Poe. Eppure sarà proprio lo shoggoth a. . . non spoileriamo troppo.

L'unico neo della storia è di essere fin troppo densa: qualche vignetta in più e/o in formato più grande avrebbe reso più immediata l'interpretazione degli eventi.

giovedì 27 luglio 2017

(As)saggi(ni): Giù botte da "veggenti"!

pattern digitale di Selkis (sito)

Picchia giù duro contro la religione, Schopenhauer, tanto per sfatare il pregiudizio ideologico che lo vede come un misticoide reazionario. La carica rivoluzionaria della sua filosofia l'aveva invece giustamente difesa Nietzsche. Su un tema così delicato è difficile dire se "si consiglia la lettura" di questo libro o no. Certo vale la pena leggerlo per apprezzare l'intelligenza dell'autore che già un secolo e mezzo fa, nel valutare i pro e i contro dell'esistenza delle religioni, in particolare il cristianesimo, mette sul tavolo una serie di problemi che fanno discutere ancora oggi. Ad esempio:

- Le religioni contribuiscono al bene della società o la danneggiano?
- Fondano l'etica o la affondano?
- Promuovono o inibiscono la conoscenza?
- Fede e potere: un'alleanza sacra, di convenienza...?
- I monoteismi sono intrinsecamente violenti?
- C'è un'analogia tra il messaggio di Cristo e le religioni orientali, induismo, buddismo?
- Creazione, o l'uomo discende dalla scimmia?
- La religione ha i giorni contati?
- Il cristianesimo è colpevole della strage di specie animali?
- Qual è stato il messaggio di Lutero? (Nel 2017 si celebra il cinquecentenario della Riforma)
- La teologia aggiornata (noi diremmo: il Concilio Vaticano II) sta "annacquando" e "svendendo" il Vangelo?


Arthur Schopenhauer, Sulla religione [estratti dai Parerga e Paralipòmena, cioè "opere collaterali"], trad. Alessandro Miliotti, Piano B edizioni, Prato 2009, pagg. 102, euro12

mercoledì 26 luglio 2017

Quando un mito ne intervista un altro


"Quando avverrà la rivoluzione in Inghilterra?" chiese Lenin a Herbert George Wells. No, non è un romanzo di fantapolitica, è un momento dell'intervista che l'autore della Guerra dei mondi fece nel 1920 al leader sovietico. Intitolata Russia nell'ombra (Russia in the Shadows), è da poco stata ripubblicata da Nuova Editrice Berti nella magnifica traduzione di Cristina Colla. Un reportage crudo e avvincente su una Russia allo sfascio, appena uscita da sei lunghi anni di guerra, tre mondiale e tre civile. Eppure Lenin, a capo di un partito a cui aderisce meno del 5% dei russi, è convinto che il suo Paese ce la può fare, e si sbilancia con promesse allucinanti: elettricità ovunque, treni inclusi! Nel duetto tra lui e Wells, i due fanno a gara a chi pronuncia più profezie. Di quelle positive, se ne sono realizzate poche. Quelle negative, tutte -- e non c'è bisogno di riassumerle, noi lettori del 2017 ci viviamo direttamente dentro.

sabato 22 luglio 2017

Sulle ali della nostalgia


Della serie Recuperi estivi, un film che mi incuriosiva addirittura trent'anni fa e più, ai tempi del liceo se non prima, soprattutto per l'impatto della locandina, e però mai visto: Nosferatu, la versione di Herzog del 1979, non l'originale di Murnau del '22.

Sicuramente un prodotto non commerciale. A colori e sonoro, ma con i ritmi lenti e la recitazione teatrale del film muti in b/n. Interessanti innovazioni rispetto al romanzo di Stoker. In particolare il protagonista, l'agente immobiliare, per raggiungere la Transilvania non parte dall'Inghilterra ma via terra da una città tedesca canalizzata che sembra Amsterdam. Cosicché il viaggio a ritroso di Dracula verso la sua Bella, passando "via mare" per il Mar Nero, è suggestiva ma poco credibile. Colpiscono molto le atmosfere funeree, al castello e anche dopo. C'è poi, verso la fine, la scena bruegheliana della festa in piazza durante la presunta epidemia (scena non presente nel romanzo) che è forse il momento più potente del film, vale da sola "il prezzo del biglietto".

E tuttavia, sull'insieme si rimane un po' delusi. La trama si barcamena tra fedeltà a Stoker e innovazioni, ma senza decidere con chiarezza, per cui tanti punti restano in sospeso. Un'altra idea forte è fare di Mina -- qui chiamata Lucy -- non la vittima passiva ma una coraggiosa eroina, molto più di Van Helsing. Ma anche questa novità è smaltita in maniera un po' frettolosa. Il "finale a sorpresa" è robetta di serie B. Forse la cosa migliore era che Herzog lavorasse completamente di testa sua e ricreasse l'opera da zero, come Sokurov per il Faust del 2011. Ma magari aveva troppi vincoli di produzione.

mercoledì 19 luglio 2017

Autobiografia per solo, orchestra e artigli

by Selkis + ilTM

Per scrivere la propria autobiografia, E. T. A. Hoffmann ha pensato bene di scriverla due volte, entrambe le volte in maniera sfalsata. "Le" autobiografie si trovano nel suo ultimo romanzo, lasciato incompiuto, Il gatto Murr, ma per esteso: Opinioni e vita del gatto Murr, comprensive della biografia frammentaria del maestro di cappella Johannes Kreisler in forma di casuali scartafacci, del 1819-21 (L'Orma, Roma 2016, pagg. LVIII + 414, euro 28).

Il funzionario pubblico e musicista Johannes Kreisler era un alter ego di Hoffmann, e il gatto Murr era il suo micio domestico. Il libro riporta l'autobiografia gonfiata e tendenziosa di Murr, animale intelligente disceso dal Gatto con gli stivali; solo che il testo è stato scritto sul retro di pagine già stampate con la biografia di Kreisler, opera di ignoto, cosicché il volume finale continua a saltabeccare da una storia all'altra, con interferenze "casuali" di ogni tipo. Come se non bastasse, alcuni episodi della vita di Kreisler coincidono con quelli di Hoffmann, altri no.

Da due mezze verità sembra però emergere una verità intera. Murr potrebbe essere definito il lato "animale" di Hoffmann, magari un po' egoista ma perché esuberante di energie, di istinti, armato di occhi che vedono al buio e di artigli, e comunque divertente. Kreisler invece è il lato malinconico dell'autore, pieno di conflitti interiori e di delusioni, incantato di fronte alle meraviglie del mondo ma esasperato di fronte alle piccinerie della società. In questo che è il suo capolavoro, Hoffmann raggiunge la perfetta integrazione tra "naturale" e "soprannaturale", che poi è una suddivisione forzata perché esiste un solo universo all-inclusive, bizzarro, oscuro, inquietante. I peggiori mostri si rivelano le ingiustizie, i soprusi, il disagio psico/relazionale. Un tribunale è più pericoloso di un vampiro. Lo stile grottesco non deve far dimenticare che Hoffmann, con i suoi scritti e soprattutto con la sua attività giudiziaria, lottava per arginare gli abusi dello Stato di polizia (prussiano), finendo sotto processo per questo (a salvarlo fu solo la morte precoce per malattia). Un raro esempio di scrittore realmente pericoloso.

P.S. Nella versione italiana del libro compare perfino un Doppelgänger tipicamente hoffmanniano: introduzione, traduzione e note del Gatto Murr sono infatti di Matteo Galli; negli Elisir del diavolo, si trattava di Luca Crescenzi, però guardacaso i due curatori scrivono nello stesso identico modo. E purtroppo (o per fortuna, direbbe Hoffmann) sono anche scappati un certo numero di errori.

sabato 15 luglio 2017

(As)saggi(ni): Generazione di fenomeni

sfondo digitale di Selkis

Gli editori non ce l'hanno fatta ad aspettare altri vent'anni fino al 2037 per celebrare Lovecraft in grande stile nel centenario della morte, quindi questo 80° anniversario è già tutto un pullulare di iniziative a lui dedicate. (Per altre recensioni: vedi). Tra i libri più belli e interessanti emerge la versione a fumetti del racconto The Temple del 1920, in grande formato a colori. Racconto giovanile e a prima vista secondario, ma sono Rotomago e Calvez a restituirgli il peso che merita: anzitutto attraverso inquadrature "cinematografiche" che rendono epica questa vicenda di horror psicologico/claustrofobico quasi interamente ambientata dentro un sottomarino. E poi, grazie al saggio conclusivo che colloca The Temple nel più ampio contesto dell'opera di Lovecraft e delle sue fonti, da Jules Verne a Herbert George Wells a Bram Stoker. Caso singolare in Lovecraft, ma normale nella cultura statunitense dell'epoca, i cattivoni sono tedeschi; e la cosa fa ancora più impressione a leggerla oggi, dopo la Seconda guerra mondiale.

Lo scrittore di Providence ha esaminato con attenzione e intelligenza la storia dei propri "predecessori" nel saggio Supernatural Horror in Literature del 1927 -- esattamente novant'anni fa, e poco dopo aver posto nella storia della letteratura la propria pietra miliare, The Call of Cthulhu (1926); ma, da vero gentleman, non cita mai se stesso. Nel saggio compaiono tutti i testi obbligati, da Apuleio a Beowulf a Dante a Horace Walpole e la scia venuta dopo di lui. Ovviamente ricevono speciale menzione gli scrittori che lui ama di più, come Lord Dunsany e Arthur Machen. Brilla invece per la sua assenza, chissà perché, E. T. A. Hoffmann. Notevole la presenza di valide e apprezzate autrici femminili (tanto per smentire la fama di misogino): Anna Laetitia Barbauld, Anne Radcliffe, Mary Shelley, ecc., fino a Emily Brontë.

* Rotomago (testi) - Florent Calvez (disegni), Il Tempio, NPE, Eboli 2017, pagg. 58, euro 14,90
* HPL, I bambini avranno sempre paura del buio [estratti da Supernatural Horror in Literature e altri scritti], a cura di Silvia Lumaca, Nuova Editrice Berti, Parma 2015, pagg. 106, euro 10

mercoledì 12 luglio 2017

Il fratello dandy di Hulk


Tra i lati sorprendenti di Oscar Wilde, c'era. . . suo nipote, Fabian Avenarius Lloyd detto Arthur Cravan. Due metri di paradossi. La sua storia è così unica che, per fare colpo, basta raccontarla semplicemente e per ordine. Nel fumetto edito da NPE, il testo di Gabriele Tinti fa parlare in prima persona il protagonista e chi lo ha incontrato, inclusi personaggi come Man Ray e Trotsky, a volte inserendo materiali d'archivio. I disegni a mezzatinta di Mauro Cicarè rendono visibile la vita e soprattutto "l'anima" di Cravan facendo affidamento su fisici scultorei (il suo, ma anche quello delle prostitute di cui era assiduo), espressioni facciali, "fotografie" degli ambienti circostanti, che si tratti di una città, un transatlantico, un ring o il fronte di guerra (la Prima mondiale). E improvvisamente perfino un personaggio cult come Rocky Balboa appare banale.

Ancora una volta, per la scoperta di questi gioielli pubblicati da geniali editori coraggiosi, un grosso grazie a Carlo e Francesca della libreria "Mannaggia" di Perugia (vedi). Tanti altri titoli in arrivo, tutti da divorare e recensire. Carlo Sperduti è a sua volta autore di racconti in cui il gusto per i giochi di parole e i paradossi surreali si abbina a una visione malinconica del mondo reale, segnata da fragilità e violenza.

lunedì 10 luglio 2017

(As)saggi(ni): Con l'acqua alla gola


Sono state le compagnie di crociera a trasformare radicalmente l'idea del mare nell'immaginario collettivo occidentale: un posto bellissimo e prestigioso, dove dedicarsi ad attività rilassanti in mezzo a fotomodelle in bikini. Ma fino ai recenti sviluppi tecnologici (radar) e al boom economico (vacanze), il mare era un posto pericolosissimo, in cui si mandavano a morire poveracci e delinquenti per un tozzo di pane.

Nella letteratura di Ottocento e inizio Novecento il mare è sì l'elemento in cui il Capitano Nemo compie le sue eroiche imprese (Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari), finendo comunque male, ma è soprattutto il "lato oscuro" della Terra (Herman Melville, Moby Dick), un mostro contro cui lottare fino all'ultimo respiro (Victor Hugo, I lavoratori del mare), un ambiente indifferente che schernisce le fatiche del povero pescatore (Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare), uno scenario di cannibalismo e apparizioni spettrali (Edgar A. Poe, Gordon Pym), il territorio del terribile "pesce-cane" (non una balena; Collodi, Pinocchio) e dell'Olandese Volante, il paravento degli esperimenti del Dottor Moreau (Herbert George Wells), l'incubatrice di una minaccia alla sanità mentale e all'esistenza stessa dell'umanità (Howard P. Lovecraft, passim). . .

L'editore romano Nutrimenti ha appena pubblicato Gli Allegri Compari di Robert Louis Stevenson nell'ottima traduzione di Fabrizio Pasanisi; racconto scritto nel 1882 e ambientato nel Settecento. Gli "Allegri Compari" sono gli spruzzi di schiuma che si formano tra gli scogli dell'immaginario isolotto scozzese di Aros: danzano, urlano, fanno bisboccia quando c'è tempesta, meglio ancora se una nave affonda. Il vecchio Gordon Darnaway -- un cognome che è un programma -- vive da solo con la figlia Mary e il servitore Rorie. Nella vita il vecchio ne ha passate tante e si è inacidito. Sta su un'isola ma non sa neppure nuotare, talmente odia il mare. Appare devoto, perfino bigotto, però teme i demoni delle acque; peccato che quelle immense colonne liquide abbiano il potere magico di risvegliare i suoi istinti peggiori. Racconto scritto con eleganza tutta inglese, dove l'orrore sta nelle cose. Quasi la versione marina di Shining.

giovedì 6 luglio 2017

Fotorecensioni: Sergio Toppi

texture digitale di Selkis

Ci voleva Sergio Toppi per raccontare storie ambientate nel profondo Sud degli Stati Uniti come se fossero fiabe delle Mille e una notte (nella versione spuria, quella arrivata in Occidente con Galland). Le atmosfere sono sospese, cariche di inquietudine e presagi. L'eroe, anzi antieroe si muove solitario. Molti personaggi agiscono con violenza, ma in maniera inattesa, bizzarra. Il cortile di uno sfasciacarrozze o una catapecchia hanno le modanature surreali dei palazzi del misterioso Oriente. Nell'ombra strisciano presenze sovrumane, stavolta non jinn ma nientemeno che Baron Samedi. Gli animali partecipano alle avventure umane con saggi -- e inutili -- ammonimenti, oppure diventano l'incarnazione di una maledizione. Le donne sono energiche combattenti oppure vittime del desiderio sessuale. E a evocare tutto questo, come nelle Mille e una notte (la versione originale del XIII secolo), è la musica.

Sergio Toppi, Blues, NPE, Eboli 2017, di 62 pagine in formato 21x30 più due tavole a colori, euro 14,90. Unico rilievo critico, da nessuna parte è indicato l'anno in cui Toppi realizzò le due storie. Il fatto che si usi il termine "negro" non solo in bocca ai razzisti ma anche nelle didascalie fa risalire a qualche decennio fa; si poteva forse rimediare con una correzione elettronica, però tutto sommato l'ambientazione sociale del fumetto rende coerente la scorrettezza politica. Da allora, qualunque sia l'"allora" in cui avvengono queste storie, la situazione negli Usa non è migliorata granché.

mercoledì 5 luglio 2017

Recensione di. . . un catalogo


Sono specializzate in fumetti le edizioni NPE, acronimo del salernitano Nicola Pesce: fumetti d'autore, o sperimentali, o giovanili, o famosi, o letterari, o combinazioni assortite di tutto questo. Ma perfino i cataloghi sono da collezione! Nella foto, quello di aprile-settembre 2017. Di grande formato, cartonato, con copertina elegantissima e pagine interne belle anche da guardare, oltre a ricavare informazioni sui titoli disponibili. A presto con qualche recensione di volumi sbucati da dentro il catalogo.

lunedì 3 luglio 2017

(As)saggi(ni): Scrivere fiabe con il martello

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Di "sana cattiveria" ce n'è quanta basta nelle fiabe tradizionali, dalle Mille e una notte (nel testo originale del XIII secolo) in là. Decenni di buonismo di mercato, tra libri politicamente corretti e film di animazione sdolcinati, hanno un po' narcotizzato il settore, facendo dimenticare che perfino Pinocchio e Gianni Rodari erano tutt'altro che innocui. A ri-nobilitare il genere con iniezioni di verità ci provano, tra gli altri, Ambrose Bierce e vari cartoni animati in tv.

Ed ecco che Silvia Vecchini, pur attiva nell'editoria cattolica, reinterpreta una serie di classici da Hansel e Gretel a Riccidoro e i tre orsi al Brutto anatroccolo con una certa dose di aggressività, in chiave femminista e qualche stilettata a tradimento. Filastrocche semplici, godibili, che si soffermano su un aspetto o un momento particolare della fiaba: "Ti facevo più sveglio, più serio" dice ad esempio la Sirenetta, "Sono bella, mica scema" precisa Biancaneve. E la morale della favola? Beh, troviamo insegnamenti del tipo: "Se tuo padre è un orco / non ti basterà / dormire indossando una corona", "Brace accesa il mio valore / solo adesso so chi sono / sorellastre, non perdono", "Essere pronti se serve / a rendere / male per male", "È dura, / non sono sicura / di potercela fare / non so se di me / mi posso fidare".

Allo stesso tempo immediate, raffinate e di grande impatto le illustrazioni. Silvia Vecchini (testi) - Arianna Vairo (disegni), In mezzo alla fiaba, Topipittori, Milano 2015, pagg. 46, euro 16.

sabato 1 luglio 2017

(As)saggi(ni): Dracula va alla guerra


La Dama del Sudario (The Lady of the Shroud) è il romanzo di Bram Stoker del 1906, ossia del periodo post-Dracula, appena ripubblicato dalla casa editrice Elliot. Il libro, che mischia generi diversi, rimane bellissimo fin verso metà. Si comincia con un ritratto feroce della società inglese di inizio Novecento, a partire da un'immensa eredità toccata a Rupert, un tizio scapestrato cioè pieno di talenti, libero e anticonformista, e quindi disprezzato dai parenti piccolo-borghesi. Si viene poi catapultati in una situazione horror surreale, un po' alla Hoffmann, con una misteriosa figura femminile che "è e non è" una vampira. In entrambe queste sezioni lo stile dello scrittore irlandese dà il meglio di sé, con un susseguirsi di documenti (è un romanzo epistolare) che tengono inchiodato il lettore. Dopodiché, purtroppo, la storia degenera in un feuilleton avventuroso che tradisce completamente le atmosfere precedenti, con vari capitoli mal scritti e mal collegati, pieno di colpi di scena tirati per i capelli, per terminare con l'esaltazione del capitalismo selvaggio e del militarismo.

A rendere interessante la parte finale è il contesto storico, con il declino dell'Impero ottomano e l'aggressività degli Imperi centrali. Già si intravede all'orizzonte la Prima guerra mondiale. Stoker propone addirittura una soluzione per sventare il conflitto: la creazione di una Confederazione balcanica, con l'adesione nientemeno che della Turchia. Ma questo guizzo di fantapolitica non basta a compensare il fatto che Rupert, l'ex-scavezzacollo con ex-interessi per il soprannaturale, si è integrato fin troppo bene nel jet set; mentre l'inquietante Dama del Sudario diventa una moglie sottomessa, prodiga di consigli per l'aumento del fatturato. I veri orrori sono questi... Stoker lo ha fatto apposta a scopo ironico? Non si capisce.

P.S. Gli stessi difetti, ancora più accentuati, si ritrovano nel suo ultimo romanzo, La tana del Serpente bianco (The Lair of the White Worm) del 1911, che però offre anche una serie di scene assolutamente straordinarie.