mercoledì 31 maggio 2017

Fotorecensioni: La valle dei ragni


La valle dei ragni è un racconto scritto da H. G. Wells nel 1903, dopo i romanzi che lo hanno reso immortale. Breve ma denso, visto che in una ventina di paginette riesce a mettere insieme una storia di denuncia sociale, il genere storico (apparentemente ambientato nel Seicento), il western, l'horror e la fantascienza, anzi fantabiologia alla Dougal Dixon. Come spesso in Wells, il vero mostro siamo noi; qui, un "vero uomo del West" insegue una ragazza meticcia per il puro gusto di abusare di lei, anche se potrebbe avere tutte le donne che vuole, come Don Rodrigo con Lucia. Senza svelare il seguito, e forzando forse un po' le idee dello scrittore, potremmo dire che i ragni sono la vendetta "sciamanica" della ragazza.

Nei suoi momenti di ottimismo, Wells riteneva che proprio il superamento delle peggiori pulsioni umane costituisse lo scopo dell'evoluzione sociale. Due Guerre mondiali gli istillarono il dubbio che l'impresa fosse disperata. La valle dei ragni è stato pubblicato nel 2012 da Adelphi insieme a un altro testo, L'impero delle formiche, in parte sullo stesso tenore ma più surreale, stranamente simile a qualche racconto di Dino Buzzati.

sabato 27 maggio 2017

(As)saggi(ni): Marte è una severa maestra

E. R. B., La Principessa di Marte
adatt. Roger Langridge, dis. Filipe Andrade, 2012

Ma è proprio necessario scegliere tra fantasy e fantascienza? In questi ultimi anni i vari Tolkien, Harry Potter, Eragon ecc. hanno conquistato gli scaffali delle librerie e le sale cinematografiche affossando, perlomeno in Italia, il mercato della sci-fi (con l'eccezione dei film Marvel). Con grande rabbia dei discepoli "puri e duri" della scuola di Arthur Clarke e Isaac Asimov.

E però, "l'uomo non divida ciò che Dio ha unito". Già nel fantasy rinascimentale aleggiava un pizzico di fantascienza tra veicoli volanti, armature con i superpoteri, ibridazioni genetiche. E addirittura nel Medioevo Dante aveva teorizzato la Mente ad alveare. Quarant'anni prima che in Italia venisse coniata la parola "fantascienza", Edgar Rice Burroughs aveva creato John Carter, dove la distinzione tra i due generi letterari è impossibile.

Come sottolineò Ron Hubbard quando ancora era una persona seria, cioè uno scrittore di intrattenimento: la hard sci-fi, tutta concentrata sulle descrizioni di macchinari e con protagonisti privi di personalità, non poteva durare a lungo. Il terrestre John Carter, che per motivi "scientifici" si trasforma in un supereroe su Marte, ha l'atleticità di Tarzan e, come lui, incontra sulla sua strada mostri, strani indigeni e pin-up ma, diversamente da Tarzan, deve fare i conti con un pianeta in cui l'aria è razionata (cfr. Total Recall di Verhoeven). A proposito, dopo il G7 di Taormina. . .  Mr. President, what about la nostra aria?

giovedì 25 maggio 2017

(As)saggi(ni): La fanta-fantascienza di Poe


Edgar Allan Poe era così immenso che, se fosse stato italiano, oggi lo esalteremmo come un genio universale a livello di Leonardo da Vinci. Invece era americano "e quindi" era solo un alcolizzato che scriveva storielle macabre. Narrativa, poesia, saggistica, avventura, giallistica, scienza, fantascienza, fantasy, satira sociale, critica letteraria, psicologia, humour, e anche horror: con qualunque genere letterario si cimentava, riusciva a farlo come nessun altro, precorrendo tutto il precorribile.

Una delle sue opere più sbalorditive resta probabilmente il poemetto Al Aaraaf, scritto quando aveva 20 anni, o addirittura 15. Il titolo, evocativo e un po' fuorviante, deriva da un termine arabo che nel Corano indica una specie di purgatorio situato in una stella. Affascinato dall'astronomia (vedi il suo canto del cigno: Eureka), Poe qui mette insieme vari temi che poi affronterà in separata sede nel Dialogo tra Monos e Una e in quello tra Eros e Charmion. In Al Aaraaf a dialogare sono un lui e una lei, innamoratissimi. Man mano che si procede nella lettura, si scopre che lei, Ianthe, non è terrestre, è un'entità aliena. E prima di incontrare lui, Angelo, lei faceva parte di una mente collettiva dentro un asteroide che. . .  è andato a sbattere contro la Terra, distruggendola. Galeotto fu l'impatto.

sabato 20 maggio 2017

(As)saggi(ni): Il corsaro del nero spazio


I mali del capitalismo: potrebbero essere sintetizzati così i racconti di fantascienza di Emilio Salgari, ora raccolti nel libro Alla conquista della Luna edito da Cliquot: 
Negli abissi dell'oceano [attacco missilistico contro la piovra]
La "Stella filante" [il primo collegamento aereo di linea transoceanico]
Alla conquista della Luna
E di genere un po' diverso: 
Inghiottiti dal Maelström! [una specie di Titanic a cui accadono due disgrazie]
Lo scheletro della foresta [un giallo/horror/parodia]
L'isola delle Sette Città [il mito rinascimentale delle Isole Fortunate]

Come i suoi colleghi Poe, Verne e Wells, il creatore di Sandokan e del Corsaro Nero si dimostra spesso profetico: il turismo spaziale, i motori a idrogeno e a energia solare, gli abusi territoriali delle multinazionali, l'emergere di nuovi Paesi sulla scena (BRIC, ecc.). . .  A caratterizzarlo rispetto agli altri è anzitutto un tono spiccio, tutto azione e quasi niente teoria; il che, siccome le teorie invecchiano in fretta, conserva freschi i suoi racconti a distanza di un secolo. Ma soprattutto, a colpire nelle sue storie di fantascienza sono le atmosfere tragiche, segnate dal destino. Salgari non crede nel soprannaturale, però per lui è la cosa più naturale del mondo che le cose vadano storte. Una società in preda alla frenesia di conquista, economica e militare, si prepara da sola le proprie catastrofi. La causa e la conseguenza è la follia, sia individuale/clinica che di massa.

Quando lo scienziato superstite dell'esperimento lunare viene ritrovato alla deriva, senza "indosso alcun indumento. . .  coperto di cicatrici che parevano prodotte da profonde bruciature e che dovevano renderlo irriconoscibile, anche ai suoi stessi amici", sembra un'allusione al girone dell'inferno dantesco in cui vengono puniti i "violenti contro Dio e la Natura". Volumi preziosi come questo si trovano nella nuova libreria "Mannaggia" di Perugia (sito), specializzata in editori indipendenti di tutti i settori: narrativa, saggistica, illustrazione, fumetto.

giovedì 18 maggio 2017

(As)saggi(ni): Il Collezionista di orrori


L'Argentina non è solo terra di Papi ma anche di grandi fumettisti. Pubblicato da MagicPress, è appena arrivato in Italia il libro Gli incubi di Lovecraft di Horacio Lalia. Come singolo volume, probabilmente la più ampia raccolta di storie a fumetti tratte dalle opere del Maestro di Providence, ben 18. Manca qualche classico (tra cui Innsmouth, La cosa sulla soglia, Colui che sussurrava nelle tenebre), in compenso compaiono numerosi racconti giovanili o "secondari" (L'alchimista, La palude della luna, Innominabile, ecc.) e anche uno spurio (La Conca delle streghe, di August Derleth su appunti di HPL).

La trama segue da vicino il testo dei racconti originali, senza le gustose varianti introdotte da un I.N.J. Culbard o un Erik Kriek. Il punto debole di questi Incubi sono proprio le citazioni da Lovecraft: confusionarie, a volte ridondanti rispetto alle immagini, a volte invece mancano elementi importanti del racconto. Così Lalia fa, paradossalmente, un torto a se stesso come disegnatore. Il suo stile è quello narrativo tradizionale, arte in cui eccellono i fumettisti argentini. Anche gli effetti speciali sono standard: collage o fotografie sgranate e/o polarizzate e/o in negativo. Sull'insieme, da questo punto di vista, un'opera meno sperimentale e spettacolare di quella del suo maestro Alberto Breccia.

Ma Horacio Lalia, che è un veterano, sa dare un tocco intenso, tutto suo, alle storie di horror cosmico di HPL. Personaggi catturati nella loro espressività, tra il realistico e il grottesco. Vicende di emarginati segnati dal destino. Uomini solitari persi in ambienti silenziosi, inquietanti -- che siano paesaggi selvaggi o le strade di New York (Egli) -- alla ricerca di oggetti strani, un po' come nel Collezionista del nostro Sergio Toppi. Conviene percorrere questi Incubi di Lovecraft come se fossero un film muto: solo con gli occhi, lasciandosi attirare dalla magia del loro bianco&nero.

mercoledì 17 maggio 2017

(As)saggi(ni): Cogito ergo nescio quia cogito


Una breve e densa "dissertazione filosofica" sull'attività del pensare, con le sue potenzialità, le sue maledizioni e i suoi paradossi, si trova in un'ottava di Giovan Battista Marino, dal suo immenso poema Adone del 1623 (canto 12, st. 200). Il testo si riferisce a un caso specifico: il dolore della fata Falsirena per l'amore non corrisposto che nutre per il bello dei belli, ma si presta ad assumere una portata più universale.
Ma se questo è pensier, deh perché penso?
Crudo pensier, perché pensar mi fai?
Perché, s'al proprio mal penso e ripenso,
torno sempre a pensar ciò ch'io pensai?
Perché, mentre in pensar l'ore dispenso,     [gioco di parole]
non penso almen di non pensar più mai?
Penso, ma che poss'io? Se penso, invero,
la colpa non è mia ma del pensiero.

lunedì 15 maggio 2017

In anteprima il progetto per la nuova chiesa di Eggi

- cliccare per ingrandire -

Dovrebbe essere intitolata a san Giovanni Paolo II, nonostante le proteste dal mondo anglosassone per una maggiore appropriatezza di san Giorgio.

domenica 14 maggio 2017

Arte futurista, computer incluso


Era già dotata di laptop la disinvolta Madre ritratta con figlio da Carlo Carrà nella prima metà degli anni Trenta. L'opera è tra quelle, un centinaio, attualmente in esposizione a Perugia per la mostra "Da Giotto a Morandi" (sito), che raccoglie il meglio dell'arte in possesso delle Fondazioni bancarie di tutta Italia. Tra i pittori e scultori presenti: Beato Angelico, Guido Reni, Guercino, Palma il Giovane, Luca Giordano, Canaletto, Giovanni Fattori, Giovanni Boldini, Pelizza da Volpedo, Scipione, Adolfo Wildt, Medardo Rosso, il 'padrone di casa' Gerardo Dottori. . .  nonché vari interessanti autori 'minori' tra cui il seicentesco Giovanni Antonio Molineri di Savigliano. Indimenticabile per la sua potenza la Deposizione di Cristo nel sepolcro di Ferraù Fenzoni.

giovedì 11 maggio 2017

(As)saggi(ni): La religione del Libro

Il drago Fùcur [Fuchur], la strega Xayde [Xayíde]

Se la storia è infinita. . .  allora, per definizione, non si è mai troppo in ritardo per leggerla. Il capolavoro di Michael Ende ha fatto furore nei "favolosi" anni Ottanta, ma a distanza di decenni non è invecchiato, anzi il suo magazzino di brillanti idee continua a essere saccheggiato dai nuovi autori. La Storia Infinita possiede la ricchezza di contenuti del Signore degli Anelli seppure in una struttura un po' più sciolta -- qua e là si nota qualche buco narrativo. Ogni tanto, poi, dentro gli eventi fanno irruzione discorsi filosofici e religiosi, che comunque stimolano la fantasia pure loro perché meno facili da inquadrare rispetto al cristianesimo delle Cronache di Narnia di CS Lewis; Ende infatti pescava e rielaborava a modo suo dalla variopinta galassia New Age (per informazioni più precise, vedi il sito ufficiale).

Sa un po' di rivalsa il fatto che un tizio di nome Ende, in tedesco "fine", abbia scritto una storia unendliche, "senza fine". Non perché non abbia una conclusione ma perché è la storia di tutte le storie, quella che contiene tutte le altre, e se stessa, e noi. Il che crea delle stratificazioni molto interessanti, che influiscono sulla nozione di tempo e sul funzionamento della psiche. Soprattutto quando comincia la degenerazione del protagonista Bastiano nella seconda parte del romanzo, assente nel film del 1984, il lettore si trova in contemporanea su almeno tre livelli: a) quello che Bastiano fa e pensa nel regno di Fantàsia, b) quello che effettivamente gli sta succedendo, causato da lui stesso, dal suo incoscio freudiano, ma da lui non capito, c) i paralleli con la sua vita sulla Terra. Alla fine questi livelli dovranno collassare uno nell'altro, con un po' di fortuna.

mercoledì 10 maggio 2017

Inni micro: Fedele valoroso

Fedele valoroso! Valorosamente detto e fatto:
testimoni, giuria, giudice intendevano travolgerti
ma hanno soltanto sfogato la loro furia.
Loro passeranno, tu possiederai l'eternità.


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

martedì 9 maggio 2017

Diario di un correttore di bozze: 9 maggio 2017

Anche quest'anno milioni di giovani da 40 Paesi si sono ritrovati a Loppiano...
Erano qualche centinaio.

mercoledì 3 maggio 2017

Inni micro: "Su, Fedele"

Su, Fedele, sii forte, sta' accanto al tuo Dio!
Dei malvagi non temere malizie e manganelli,
annuncia con audacia, la verità ti affianca:
per lei muori, poi corri vittorioso alla Vita!


John Bunyan, The Pilgrim's Progress