giovedì 23 febbraio 2017

Padri nostri che siete in un altro cielo


I disegni magnifici di David Rubín, colorati da Garland, sono già un motivo sufficiente per acquistare l'albo The Fiction. La storia, di primo acchito, ricicla un po' troppi luoghi comuni: La Storia Infinita di Michael Ende, It di Stephen King, il lato luminoso e quello oscuro di una stessa persona perdipiù socialmente disagiata, i dibattiti filosofico/esistenziali su "cos'è la realtà", il finale aperto a diverse interpretazioni, ah già, e c'è anche la love story.
Però alcune vignette, forse in maniera troppo rapida, suggeriscono una chiave di lettura più stratificata e interessante, cioè che [SPOILER - spostato a fondo post]
Un tratto frequente dei fumetti americani è che non si 'vergognano' di usare la simbologia religiosa. Qui il personaggio di Tsang svolge allo stesso tempo il ruolo di Serpente dell'Eden e di Redentore, come suggerisce la sua stessa postura la prima volta che appare ai tre amici nel mondo onirico. A incuriosire il lettore italiano, tra i mille dettagli che costellano il racconto, è un riferimento enigmatico a "una veduta in un romanzo di Calvino". Per non parlare della comparsa-cammeo di Pinocchio.

Curt Pires (testi) - David Rubín (disegni) - Michael Garland (colori), The Fiction, Tunué, Latina 2016, cartonato, pagg. 96, euro 16,90; edizione originale Usa, 2015


[SPOILER] tutto derivi da un "incontro ravvicinato del quarto tipo" capitato a due amici, il padre di Max e il padre di Tsang, quando erano giovani. Il lato positivo del padre alcolizzato di Max finirà per identificarsi con il guerriero alieno, l'Entità Dorata, dorata come la birra e come il rum. Il padre di Tsang invece, dopo un romantico ma inspiegato rapporto sessuale con la fidanzata o moglie (cap. 3) nell'universo parallelo, finirà vittima di una potenza maligna fino a identificarsi con il demone Corruzione. Tutto questo avrà pesanti ripercussioni sul destino dei loro figli. Ma non è detto che quest'ipotesi chiarisca tutto.

mercoledì 22 febbraio 2017

Inni micro: "Alto il pendio"

"Alto il pendio, ma scàlpito per scalarlo,
e non sarà la difficoltà a spaventarmi
perché là, lo sento, è il sentiero di vita.
Forza e coraggio, non cedere, non temere:
meglio la retta via, per quanto ardua,
di quella sbagliata, soft, che poi ti danna."


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

giovedì 16 febbraio 2017

(As)saggi(ni): Il Buono, il Brutto e i Cattivi

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Fin dai primi ingredienti, Vecchio Logan di Mark Millar - Steve McNiven si presenta come un cocktail appetitoso: i grandi personaggi Marvel si ritrovano catapultati in una specie di Mad Max girato da Sergio Leone con Clint Eastwood, o da Clint Eastwood con se stesso come protagonista, aggiungendo qualche spruzzatina di Jurassic Park. Dei grandi personaggi Marvel, tanti sono morti; i sopravvissuti sono quasi tutti incattiviti, e tutti invecchiati male. Arrivano le nuove generazioni: i discendenti cannibali di Hulk, la nipote (figlia della figlia) sexy e stronza di Peter Parker, i figli adolescenti normali di Wolverine. . .  pardòn, Logan.

Il Teschio Rosso ce l'ha fatta, ha finalmente conquistato l'America. Come? Con un banalissimo piano della serie "come ho fatto a non pensarci prima!", che in effetti ha funzionato. Dopodiché i nuovi boss, che si sono spartiti i territori Usa coast to coast, hanno cominciato a scannarsi tra loro. In questo allegro ambiente sociale, dove le famiglie vengono massacrate se ritardano a pagare l'affitto ai clan, Logan ha provato a cominciare una nuova vita senza artigli. Ne ha passate troppe. Ma il lettore comprende fin dalla prima pagina che il suo sogno di quiete campagnola non è destinato ad avverarsi. Per fortuna, il rinato eroe Wolverine potrà contare su un giovane ma promettente allievo. E si allontana a cavallo verso l'orizzonte come in uno spaghetti western.

Vecchio Logan, uscito a episodi nel 2008-2009, è arrivato da poco in Italia in volume unico cartonato. Scritto in tempi politicamente non sospetti, a leggerlo adesso può offrire un interessante spaccato sull'America di Donald Trump. Durerà? Neppure Magneto è durato troppo a lungo al potere. . .

mercoledì 15 febbraio 2017

Inni micro: "Finora camminavo"

"Finora camminavo schiacciato dalla colpa,
e niente ad alleggerire il dolore dentro,
ma poi eccomi qui: che posto stupendo!
Prenderà avvio proprio qui la beatitudine?
Proprio qui cadrà il peso dalle spalle?
Qui si strapperanno i lacci che stringevano?
Benedetta la croce! e il sepolcro! e soprattutto
l'Uomo che là per me subì l'obbrobrio!"


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

mercoledì 8 febbraio 2017

Diario di un correttore di bozze: 7 febbraio 2017

In una certa diocesi italiana, per darsi un tono culturale, hanno invitato a tenere una conferenza nientepopodimenoché l'arcivescovo di Vienna, card. (come da locandina) Cristoph Schömborn. Peccato che non si scrivano così il nome il cognome.

Inni micro: "Ho visto qui cose"

"Ho visto qui cose delle più rare e proficue:
cose belle e terribili, cose che mi stabilizzano
nell'impresa che intanto ho intrapreso.
Su, fatemici un po' riflettere, e comprenderò
perché mi son state mostrate -- e permettimi,
buon Interprete, di cuore, di esserti grato."


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

lunedì 6 febbraio 2017

Diario di un correttore di bozze: 6 febbraio 2017

la giuda turistica
Ahi ahi ahi, no Alpitour?!

Fotorecensioni: Max Ernst


Artista che in qualche modo coniuga il rigore nordico di Magritte con l'esuberanza di Dalí, Max Ernst (1891-1976) è autore di quello che probabilmente resta il capolavoro letterario del Surrealismo. Operazione doppiamente paradossale, perché 1) il Surrealismo, nato come movimento letterario e anti-pittorico, è poi passato alla storia come corrente artistica, e 2) nei "romanzi" di Ernst di parole ce n'è poche o quasi nulla. Di fatto, sono graphic novel realizzate a collage, e tutto a mano, mica con Photoshop. Le fonti a cui attinge per le sue composizioni sono, in ordine di importanza quantitativa: illustrazioni del romanzo popolare, illustrazioni scientifiche e illustrazioni letterarie, soprattutto il Paradiso perduto di Milton nelle incisioni di Gustave Doré.

Tre i titoli. La donna 100-teste, del 1929, è una raccolta di immagini accompagnate da aforismi, il primo dei quali recita "Delitto o miracolo: un uomo completo". Sogno di una ragazzina che volle entrare al Carmelo, del 1930, esamina le fantasie oniriche non innocentissime di una 16enne che sente la vocazione a farsi suora. Una settimana di bontà, del 1934, senza parole a parte qualche spiegazione iniziale, presenta sette serie di temi grafici abbinati ai giorni da domenica a sabato: il fango + il leone, l'acqua, il fuoco + il drago (e il pipistrello), il sangue + Edipo (e la sanguisuga), il gallo + i Moai dell'Isola di Pasqua, la vista, l'ignoto. In ogni caso, scene erotiche e di violenza a volontà. La cosa più incredibile è che, passato il primo istante di straniamento di fronte ai collage di Ernst, li si comincia a trovare spaventosamente, e ironicamente, realistici.

P.S. Come antesignano delle graphic novel di Max Ernst si può segnalare il poema seicentesco Adone di Giovan Battista Marino (vedi): anche in quel caso un collage, seppure realizzato con le parole, di tutti i temi possibili, stravolgendo la percezione che se ne aveva. Con conseguente scandalo dei benpensanti.

sabato 4 febbraio 2017

Disse il corvo (non quello di Poe)

Giulietta, di ilTM + Selkis

Gli amanti di Valdaro

Stimmi di zafferano
color sangue di bue
rosso oro dall'odor di miele
che solo delicate esperte mani
all'alba sanno raccogliere
e finemente lavorare. . .

Così di rubino le imenee strie
miste a rugiada di sudore
tra i corpi albini
parevano brillare
e sugli acerbi organi sessuali.
Lei dolce gli sorrise
ai primi raggi di luce,
la nuca carezzandogli.

Così mi piace immaginarli
e nel museo di Mantova
i loro scheletri politi
ancora poter ammirare:
da seimila anni giacciono
teneramente aggomitolati.

La zolla che li accoglie
al contempo è alcova
e neolitica tomba.
Sepolti nella necropoli
uno di fronte all'altra

le gambe intrecciate e raccolte
in posizione fetale; le mani
di lei sulle di lui spalle,
quelle di lui sul collo di lei
in un abbraccio eterno e mortale.

Mistero su cosa li abbia uccisi
se freddo, fame, malattia
o una morte volontaria
per astio, atto sacrificale
dissidi tra clan rivali, parole
sprezzanti come punte di silice.

Primevi Romeo e Giulietta
in un'epoca negletta,
avida di simboli d'amore
per noi vigliacchi e sensibili
ora riportati alla luce.


Sergio Gallo, Corvi con la museruola, LietoColle, Faloppio (CO) 2017, pagg. 134, euro 15

mercoledì 1 febbraio 2017

Inni micro: "Permesso, posso?"

Cristiano affronta Apollyon
ill. di ilTM + Selkis
Sarà John Bunyan ad accompagnarci, da questa settimana, con alcuni dei poemetti che inframmezza al racconto nel Pilgrim's Progress (nelle versioni italiane Il viaggio del pellegrino o Il pellegrinaggio del cristiano). Scritto nella seconda metà del Seicento, tra i massimi capolavori della letteratura inglese, è ancora oggi il libro più venduto nei Paesi anglosassoni dopo la Bibbia. Ha influenzato a fondo l'immaginario degli scrittori d'Oltremanica e Oltreoceano; p.es., tante avventure e atmosfere di Tolkien derivano proprio di qui. Perfino Lovecraft trova una copia del Pilgrim's Progress dentro la casa con la famigerata illustrazione. Bunyan è portavoce di un cristianesimo controcorrente, creativo, duro e vivacissimo -- da John Milton a William Blake, per dire -- che in Italia ci possiamo scordare, per i noti motivi geopolitici. Il mite, solare Bunyan ha pagato con anni di carcere la sua attività di predicatore "non autorizzato".

"Permesso, posso? Lui che sta di dentro
aprirà a 'sto poveraccio, seppure è stato
ribelle immeritevole? Se sì, sicuramente
gli canterò lodi ininterrotte in cielo!"