venerdì 20 ottobre 2017

e-festo

È arrivato lʼarrotino
e ombrellaio matto
affila i coltelli
da prosciutto, ripara
le cucine e chiede
in cantilena circense
alto-parlando dallʼauto
«donne avete perdite
di gas?» ghe pensi mì

mercoledì 18 ottobre 2017

SINDROMI /// 08


Anzianità  L'errore di utilizzare diluite le energie di scorta.

Pace  Causa della guerra, in quanto favorisce l'insorgere della noia.

Televisione  Rende lontano il mondo.

Farmacia  Chiesa tradizionalista, in cui si accede in fila in silenzio all'altare per ricevere la sacra particola.

Ottimismo  Il pessimismo all'ultimo stadio.

lunedì 16 ottobre 2017

Il mondo non è stato mai rotondo


personale omaggio a Philip Dick (90 secondi)

In un mondo spaccato in due, superficie vs. sottosuolo, come nella Macchina del tempo di Wells. Sotto un Governo il cui ufficio stampa si ispira a Orwell. Dove i robot si trovano a dover risolvere conflitti di coscienza come in Asimov, ma più pericolosi. All'improvviso il meccanismo salta perché un uomo infrange la legge arrampicandosi dal "formicaio" alla terraferma, dove in teoria è in corso una guerra nucleare, a sentire i TG.

Peccato che il conflitto sia terminato più di dieci anni fa, e oggi in superficie un pugno di potenti si spartiscono tutto, in modo bipartisan tra americani e russi: entrambi hanno imparato da Hitler. Gli alti papaveri si fanno sì la guerra reciproca, ma subdolamente, nell'ombra. E il coraggioso/disperato visitatore scoprirà che in superficie c'è di tutto: un Terminator che si suicida trasformandosi in un televisore, partigiani tristi, riccastri sterili senza figli, industrie avanzatissime ma con qualche lacuna, un poliziotto dai poteri paranormali, un viaggiatore del tempo, alieni finti perfettamente imitati, un tizio con tutti gli organi del corpo artificiali tranne il cervello (rincoglionito), un palazzinaro eversivo -- o solo cinico?

"Che ci faccio in 'sta gabbia di matti?" potrebbe chiedersi il nostro eroe. Ma non se lo chiede, perché ha una missione ben precisa da compiere: trovare a tutti i costi un pancreas artificiale per un povero meccanico settantenne. La penultima verità, 1964, è un capolavoro sottovalutato di Philip Dick. Una sintesi dei suoi temi principali, dove a giocare il ruolo principale non sono le invenzioni bizzarre (come potrebbe sembrare dal riassuntino...) bensì la complessità sfuggente degli eventi e le micidiali trappole del ragionamento. Un Minority Report in versione maxxxi.

mercoledì 11 ottobre 2017

SINDROMI /// 07


Uccelli  Dinosauri molto apprezzati da coloro che credono estinti i dinosauri.

Morale  Ha sempre ragione, a patto di sostituire i «nonostante» con «proprio perché».

Famiglia (italiana)  Ammortizzatore sociale dei guai causati da essa stessa.

Problemi  Pur di non risolverne uno vero si è disposti a risolverne dieci finti.

Condominio  Gruppo di individui isolati, più facile da bersagliare di fila.

lunedì 9 ottobre 2017

pranzo

Piove pioviggina in
città dopo la siccità
nellʼantica trattoria
(nuova) underground
avventori anglosassoni
Dai maltagliati a mano
(tagliati isso-fatto
bene) con baccalà
e ceci curiosamente
spunta (svista oppure
segreto dello chef)
poligono di plastica

mercoledì 4 ottobre 2017

Il salotto di Philip Dick


Esce in questi giorni al cinema il sequel di Blade Runner, ma il prequel era... Philip Dick in persona. Già, perché tutte le cose più strane che si trovano nei suoi racconti e romanzi avevano, in qualche modo, origini autobiografiche. A raccontarci la vita quotidiana di un genio in una folle America anni '70 è la sua ultima moglie, Tessa, madre di quel Christopher la cui "guarigione miracolosa" nel 1974 scatenò la crisi filosofica/mistica dello scrittore. Ed è uno dei due fatti che più hanno condizionato la percezione del mondo di Philip Dick, insieme alla inspiegata perquisizione del suo alloggio (chi lo fece? cosa cercava?) nel 1971.  

Conversations with Philip K. Dick è un libro scritto in punta di penna, con una essenzialità, un minimalismo che veicola con raffinatezza il massimalismo dell'esistenza di PKD, un'esistenza sempre sopra le righe... anche se quasi interamente trascorsa dentro casa a causa di agorafobia e altre fobie. Le sue visioni sembrano una versione post-moderna di quelle di William Blake. Si scopre che i libri di cui l'autore parlava più spesso non erano tanto Blade Runner quanto il ciclo di Valis e La svastica sul sole, di cui doveva uscire un sequel, ma poi Philip Dick rimase troppo spaventato dai nazisti che stava inventando. Anche perché, secondo lui, non stava inventando.

Il sottoscritto avrà il piacere di tradurre il libro per il marchio indipendente Electric Sheep Comics (sito). Intanto il testo in inglese è acquistabile qui.

SINDROMI /// 06


Discernimento  Per acquisirlo occorre discernimento.

Liberal  Persona che ritiene le altre persone libere di fare quello che fa comodo a lui/lei.

Storia  La scrivono i vincitori, che però non leggono cosa scrivono. 

Cinismo  Da «Cina».

Dinosauri  La loro scomparsa ha favorito l'evoluzione di creature che adesso lamentano la loro scomparsa. E magari li fanno riapparire.

martedì 3 ottobre 2017

lunedì 2 ottobre 2017

La filosofia di Lindbergh

Mack Hassler
Volare alla cieca

     “Vivo nel passato, nel presente
     e nel futuro... tutto insieme”
               The Spirit of St. Louis (1953)

Salva lʼassetto delle ali, avanti orizzontale.
Ma passata la tempesta, lʼorizzonte lo percepisci
sbieco. Percezioni, sciò! Ricorda gli strumenti,
imponi alla testa di gestire. Il passato a volte
resta lì presente. Lʼinvenzione assetta lʼarte,
le memorie di Lindbergh radono sotto le nubi
e sbucando improvvise, agguantano il premio
nonostante il volo fosse solitario e testardo.


Flying Blind

     “I live in the past, the present, and
     the future…all at once.”
               The Spirit of St. Louis (1953)

One needs to keep the trim and level of the wings.
But after turbulence even level feels
Askew. So stow the feeling. Learn your instruments
And force the mind to juggle tense. Sometimes the past
Is always present. Invention stabilizes art,
And Lindbergh’s memoir flys below the ceiling clouds
Emerging suddenly to win the prize despite
His stubborn isolated idiosyncratic flight.

sabato 30 settembre 2017

Tra una settimana:


Insieme al maestro horror di Providence, ci addentreremo in alcune esperienze estreme: scampagnate nei boschi, passeggiate sulla spiaggia...

giovedì 28 settembre 2017

(As)saggi(ni): Il Corsaro dei Balcani


"Da tutte le parti piovono notizie sui preparativi guerreschi che si continuano a fare alle frontiere della Polonia. Siamo forse alla vigilia di una guerra?". No, di due, e mondiali. A scrivere è Emilio Salgari sotto lo pseudonimo "L'Ammiragliador", nel periodo tra il settembre 1883 e il febbraio 1885 su La Nuova Arena. I suoi articoli probabilmente non contengono più informazioni di quelle che già circolavano sui giornali, in quella caotica ed esplosiva situazione eurasiatica: Germania, Austria-Ungheria, Russia, Turchia, Francia, Inghilterra... con l'Italia fanalino di coda. Mancavano trent'anni alla Grande guerra, ma i presupposti c'erano tutti (cfr. le idee geopolitiche di Bram Stoker). Di suo, Salgari si fa notare per il disincanto con cui accoglie le dichiarazioni di pace delle varie superpotenze, e per il suo schieramento a fianco delle popolazioni che subiscono soprusi politici e culturali. Come farà Sandokan.

Gli articoli dell'Ammiragliador sono riportati nel volume Un'avventura in Siberia pubblicato da Voland nel 2014, che raccoglie racconti ambientati in Est Europa e pezzi giornalistici di attualità politica. I racconti onestamente non sono granché, scritti alla veloce per fare cassa e pieni di luoghi comuni sulle "virtù" della caccia, cioè un massacro delirante. Solo qua e là emerge la pennellata del maestro: un'allusione a Dante ("Era un lupo di statura enorme. . . d'una magrezza però straordinaria"), un paesaggio evocativo ("Vi erano banchi immensi [di ghiaccio] che misuravano parecchie miglia d'estensione, rotti da larghi crepacci, che lasciavano vedere la azzurra tinta del mare, e montagne di forme strane. . ."), un alone di mestizia ("Ma quella corsa indiavolata era stata affatto inutile. Quando giungemmo al villaggio, la figlia del vecchio ostiako aveva appena cessato di vivere, senza aver avuto la consolazione suprema di rivedere suo padre"). La storia più significativa è Sulla frontiera albanese, dove un soldato rinuncia all'amore e anche alla vita pur di non tradire. Quel soldato è musulmano, come Sandokan.

mercoledì 27 settembre 2017

SINDROMI /// 05


Giacomo Leopardi  L'ateo più citato dai preti (a sproposito).

Supereroe  Personaggio disprezzato da benpensanti, insegnanti, ecc., dopo che ha rischiato la vita per difenderli da "cattivi" più interessanti di loro.

Gas, elettricità  Pericoli che però colpivano di rado. Adesso raggiungono tutti, e a pagamento.

Benessere  Una piccola minoranza sfrutta le risorse dell'intero pianeta per garantirsi l'infelicità.

San Francesco  Testimonial a favore di passeggiate e degustazioni di salumi.

lunedì 25 settembre 2017

città

Torino pinacoteca
sabauda equi-stupenda
a Uffizi Firenze
Torino presso un ponte
arco cubico proietta
soldataglia in 3D
e Medusa medita
Praga parossistici
mossi monumenti a
eroi alternativi e
demoni a due tre teste
palazzi pistacchio

sabato 23 settembre 2017

Là dove il nostro mondo incrocia il mondo di Tolkien

cliccare per ingrandire

"Io sono leggenda" potrebbe dire di sé. È uno Gnomo delle fiabe: con la barbetta bianca, minuto di statura ma tarchiato, molto combattivo all'occorrenza, e con occhi vispi che rendono impossibile indovinare la sua età. E soprattutto, crea opere d'arte uniche -- bastoni decorati, sculture -- con radici e frammenti di legno che trova nei boschi e lungo i fiumi. Opere che adesso fanno bella mostra di sé in mezzo mondo, dall'Olanda al Messico. Di facciata, per mimetizzarsi in mezzo agli Umani, fa il barbiere. A Perugia tutti lo conoscono come Franco.

giovedì 21 settembre 2017

via C.

Al festival di fine
stagione estiva in via
ex-equivoca
un tale al tavolo
si sgola e sgrana
rosari di richiami
mosso a smerciare il
libro suo ultimo sulla
Turchia «che tira!?
Macché! Per miracolo
due copie» chissadove
e ride e per intermezzo
costringe la chitarra a
strofe smozzicate

mercoledì 20 settembre 2017

SINDROMI /// 04


Libertà  Schiavitù di tipo nuovo.

Potere  Impossibilità di prendere decisioni.

Papa  Il rappresentante di Dio in terra esorta a essere umili.

William Blake  Integralista cristiano passato alla Storia come New Age.

Eva  Unica donna dell'unico uomo. Passata alla Storia come puttana.

sabato 16 settembre 2017

Il primo video del Magico Trio su YouTube megliotardichemai


m***

Anthropos, anche troppo
sei signore del cosmo
custode del creato
demiurgo hindu-
striale scienziato
post-barocco brocco
socio dello stormo
di Gionata Gabbiano
ingozzi zuccheri utili
a volare e non voli
adunator della merda
chinandoti, del cane

giovedì 14 settembre 2017

Diario di un correttore di bozze: 14 settembre 2017

It was the lark, the herald of the mom. . .
"Era l'allodola, annunciatrice della mamma" sussurra teneramente Romeo a Giulietta. Ma era ovviamente of the morn, "del mattino".

mercoledì 13 settembre 2017

SINDROMI /// 03


E. T. A. Hoffmann  Giudice onesto e garantista, passato alla Storia (forse per questo) come esponente del «bizzarro».

Medioevo  Volevano soldi, sesso e potere. Passati alla Storia come oscurantisti o come santerellini.

Nietzsche  Accusato di essere nazista perché gli piaceva il Rinascimento.

Lavinia  Ha più personalità in pochi versi di Dante che in tutta l'Eneide.

Paradiso  Dove sei tu senza i tuoi difetti. Quindi non sei tu.

lunedì 11 settembre 2017

Diario di un correttore di bozze: 11 settembre 2017

i santuari marinai
. . .  dove si fanno di quelle promesse!

via A. V.

Cute cacao ha la
profuga parafarmacista
la vedi a volte
al bar coi barbari
anziani autoctoni
fossili suprematisti
Ma troppe restano
giù saracinesche
marciapiedi morti
le cui scaglie somigliano
all'agonia di Glaurung
sviscerato velenoso

sabato 9 settembre 2017

Il lato oscuro della letteratura italiana


Diodata Saluzzo Roero, Il castello di Binasco. Novella dell'anno 1418, pubblicata nel 1819. Al di là del linguaggio medievaleggiante di maniera, l'autrice possiede una vera finezza quando scrive nel proprio stile. "Vissi all'abbandono: da gran tempo per me tutto è silenzio e dolore". Qua e là affiorano, seminascosti, precoci temi risorgimentali (siamo all'indomani del Congresso di Vienna): "L'Italia dà ora la prova che puossi avere invincibile la spada ed effeminato il petto dalla straniera dominazione".

Cesare Balbo, Margherita, 1829. Dove il vero orrore sono le convenzioni sociali, descritte con ferocia, humour, intelligenza. Le citazioni da Poe, alla fin fine, non aggiungono granché. Un manifesto a favore dei diritti delle donne.

Giambattista Bazzoni, Il sotterraneo di Porta Nuova, 1832. Ambientato in un 1510 pieno di anacronismi e di 'messaggi subliminali' risorgimentali. A parte queste curiosità, la storia è sciapotta e il finale è tirato giù in modo orribile -- non nel senso che fa paura.

Domenico Ciampoli, Il Duca zoppo, 1880. Ha la vivacità e il brio di una fiaba popolare, ma allo stesso tempo elaborata con raffinatezza. Con qualche frecciata anticlericale. Morale della favola: se devi essere cattivo, siilo!

Nicola Misai, Accanto al fuoco, 1882. Ancora più interessante della vicenda in sé è la ricostruzione dell'ambiente campagnolo da cui nascevano questo genere di racconti, e del corrispondente linguaggio parlato.

Giovanni Magherini Graziani, Il diavolo, 1886. Non solo il diavolo, ma tutto il soprannaturale della tradizione contadina. Sembra un'intervista in presa diretta, con il narratore che accompagna il visitatore nei luoghi maledetti e salta di palo in frasca a seconda di cosa gli viene in mente. Bellissimo.

Emma Perodi, L'ombra del Sire di Narbona, 1893. Qui il tema intrigante, trattato con mano deliziosa, è l'Imponderabile. Dopo la battaglia di Campaldino (1289), lo spettro di un cavaliere morto sul campo chiede di essere sepolto. Già, ma come riconoscere le sue ossa in mezzo ai mucchi delle altre? E una volta trovata miracolosamente la soluzione, verranno fuori altri guai a catena... Un Medioevo raccontato da un'anziana signora a figli e nipoti, spurio e appassionante.

C. Spagnolo-Turco, Al di là, 1897. Racconto di un non-morto in prima persona, quasi anticipando The Outsider di Lovecraft (1926). Qui però l'atmosfera è tra humour "scapigliato" e malinconia. Il misterioso scrittore, poi, era un mago delle descrizioni.

Egisto Roggero, Il vecchio orologio, 1901. Un antico, immenso orologio a pendolo, dotato di una vita misteriosa, anzi di una sfuggente personalità. E appena l'enigma sembra chiarirsi, spunta una crittografia che viene lasciata alla decifrazione del lettore: bocco horzleo cirrsfeo mifslti dfzerceo ol geseds bsuupos fcids nz moz zlomz nps mzo lil zbfz hzus.

Giovanni Papini, Non voglio più essere ciò che sono, 1906. La Metamorfosi di Kafka, ma al rovescio. Il supplizio supremo è che "mi sono accorto che non posso non essere me stesso. Mi sono accorto che non potrò mai -- mai, capite? -- che non potrò mai cessare di essere me stesso. . . Chi potrà far sì ch'io non sia più io, e che mi tramuti in un altro, sì da non ricordarmi neppure di quello che son ora?".

A dissotterrare questi gioielli dimenticati è stato Giuseppe Ceddia (cur.), L'epifania dell'orrore. Novelle gotiche italiane, Stilo editrice, Bari 2017, pagg. 196, euro 14.

giovedì 7 settembre 2017

cras, bro


Un calabrone enorme
di livrea violacea
appigliato con tre
paia di arti dietro
la tenda diàfana
avorio. Morto
capovolto a testa
bassa chissà quando
suicida emissario
di Ecate. Estate

mercoledì 6 settembre 2017

SINDROMI /// 02


Edgar A. Poe  Scienziato passato alla Storia come visionario.

Oro  Più noto come «dottrina di Cristoforo Colombo per cui la Terra era rotonda».

Aztechi  Non sempre fare previsioni esatte è un bene.

Piacere  La stessa sensazione della morte e, per di più, prolungata.

Islam  Religione fatalista accusata di essere troppo attiva.

lunedì 4 settembre 2017

Poesia dal margine del mondo

Un amico dall'America ha inviato una graziosa poesia, subliminalmente elegiaca, che volentieri traduciamo.

Mack Hassler
Free Fall Hunt: Dove ci si caccia
(omaggio a Hal Clement)

Ci ritroviamo sul margine
del mondo. Là dove la notte
arriva prima. Noi viaggiamo
tra amici verso casa, tre cervi
si piazzano variegati là
sul margine, modello Mesklin.
Troppo lontani - calcoliamo -
e via. Se il presente è teso,
il passato è lieto, il soggiorno
buono. Orbita di ritorno.

We find ourselves on the edge
Of the planet. A place where night
Comes sooner. As we drive
Home with friends, three deer
Arrange themselves motley,
At the edge, nearly Mesklin.
Too long a shot we know
And move on. Tense in the present
And happy in the past, we sojourn
Well. And orbit out to return.

sabato 2 settembre 2017

Gli insegnamenti dell'Ape e della Volpe


Com'erano belli i cartoni animati dell'Ape Magà! Quanto ci facevano piangere! Storie molto più tristi della "concorrente" Ape Maia, ma anche molto più adulte e con una grafica di altissimo livello. Se poi si aggiunge che lo stesso autore, Yoshitaka Amano, ha curato il design strafantastico di Tekkaman... Bene, tra le tante cose, il maestro ha illustrato una leggenda giapponese riscritta dalla star del fumetto Neil Gaiman, e il volume è arrivato fresco fresco in Italia. (In inglese era uscito nel 1999). Uno dei più bei libri illustrati che si possano sognare. Qui la protagonista è una volpe, una volpe sciamanica che si sa trasformare in una splendida donna e sedurre, ahi ahi, un giovane e saggio monaco buddhista. Ma sarà proprio l'amore a farla imbarcare in una Mission: Impossible per salvare la vita al monaco, il quale è finito nelle mire di un perfido santone che ha messo a punto un piano insospettabile per far morire il giovane al posto suo e godersi allegramente la vita. Alla fine, in un gioco a scatole cinesi, diventa una questione di "chi salva la vita a chi" e, soprattutto, come.

Una storia triste? Dipende. "Gli eventi hanno seguito il loro corso nel modo più appropriato. Non credo che il mio tempo sia andato sprecato" commenta alla fine il Re di Tutti i Sogni della Notte.

Neil Gaiman - Yoshitaka Amano, Sandman: Cacciatori di sogni [The Dream Hunters], nella bella traduzione di Daniele Brolli, RW edizioni / DANA, Novara 2017, pagg. 132, euro 15,90

Omaggio a Tekkaman (by ilTM + Selkis)

giovedì 31 agosto 2017

(As)saggi(ni): Pirata, gentiluomo, e kamikaze


Una vecchia edizione del romanzo di Salgari del 1901 è venuta fuori grazie all'offerta "Acquista un libro di un editore indipendente, scegline uno usato in regalo" lanciata dalla libreria Mannaggia. Non era purtroppo accreditato il nome dell'autore o autrice dell'immagine di copertina qui rielaborata (se qualcuno lo sa... batta un colpo!). Pattern digitali di Selkis. Per completezza di cronaca, il libro acquistato era la Metamorfosi di Kafka edita da Piano B, con la bella traduzione di Alessandro Miliotti e le illustrazioni visceralmente kafkiane di Nicola Console.

Sandokan è Epica allo stato puro, rafforzata nell'episodio Le Tigri di Mompracem dal fatto che "in teoria" si tratta della fine della carriera del pirata, in un mix convulso di amore (per Marianna) e battaglie apocalittiche (la distruzione di Mompracem). La fisicità muscolare del protagonista, la sua psicologia quasi animalesca si intrecciano a raffinati rimandi alla letteratura classica -- la forza trascinante del Destino -- e rinascimentale, con quei valori cavallereschi e quei dialoghi e monologhi in stile teatrale. Oggi, poi, fa impressione scoprire che questo combattente antioccidentale disposto ad azioni kamikaze era musulmano. Come ricorda Umberto Eco nella Misteriosa fiamma della regina Loana, i bambini italiani dell'epoca fascista crescevano con la propaganda suprematista da una parte, e le avventure di Sandokan dall'altra, dove i cattivi erano i bianchi e il campione era un indigeno di pelle scura, a cui gli europei avevano massacrato il popolo e usurpato il regno. I piccoli dittatori passano, la Tigre della Malesia resta. "Sandokan! Sandokan! Dammi forza, ogni giorno, ogni notte coraggio verrà!"

mercoledì 30 agosto 2017

SINDROMI /// 01


Thénardier  Ecco perché a farmi paura sono i "buoni", non i "cattivi".

Dante  Europeista passato alla Storia come padre della nazione italiana.

Torquato Tasso  Nevrotico, sperimentatore, gay, passato alla Storia come bigotto.

Giovan Battista Marino  Gli unici a capirlo sono stati i suoi nemici.

Informazione  Propaganda fatta meglio.

venerdì 11 agosto 2017

L'amore non ha Età


Dopo I figli di Húrin, qualcuno un giorno dovrà scrivere un'altra epica saga: Il figlio di Tolkien, ossia Christopher, che alla veneranda età di 93 anni ha completato un nuovo frammento dell'immensa opera postuma del padre. La storia di Beren e Lúthien resta tra i capolavori del creatore degli hobbit. In questo volume da poco edito in Italia è possibile seguire l'evoluzione, per oltre vent'anni, di una love story in cui si "mischia il Dna" di ben tre classi di viventi: "Dèi" (angeli), Elfi e Umani.

Nelle prime stesure, alla fine degli anni '10 del Novecento, JRR Tolkien usava ancora un tono da fiaba tradizionale, tra gatti parlanti, buffi riti magici e ampie manciate di humour. Interessante e gustoso, se vogliamo; poi però, nelle varie riscritture, la vicenda diventa sempre più complessa, andando a confluire nel vasto alveo del Silmarillion; più cupa; e anche più mirata, eliminando tutti gli elementi estranei alla genuina ispirazione dell'autore. In breve, dall'intrattenimento al grande poema. Sì, perché gran parte dei brani rimasti sono in versi (poesia allitterativa, in inglese), e il fatto di essere frammenti sparsi non toglie nulla alla loro potenza, anzi. La citazione:
"Signore," disse Beren, "ho un Silmaril in mano proprio adesso."
"Mostramelo, allora," disse il re, stupito.
"Non posso," disse Beren, "perché la mia mano non è qui"; e stese il braccio mutilato.

Al pregio del volume aggiungono il loro contributo le già classiche illustrazioni di Alan Lee e la buona traduzione italiana di Luca Manini e Simone Buttazzi.

mercoledì 9 agosto 2017

Diario di un correttore di bozze: 9 agosto 2017

atarattico... Abbadidi...
Sono alcune delle soluzioni saltate fuori dalle parole crociate negli ultimi due numeri di EnigmisticaPiù, la concorrente della Settimana lanciata da alcuni mesi da Cairo Editore. Si intendevano "atarassico" e "Abbasidi". Complimenti e avanti così.

sabato 5 agosto 2017

Diario di un correttore di bozze: 5 agosto 2017

UUUAAARRRGGGHHH!!!
No, in ferie no, pietà! In un racconto di Stevenson letto non sotto l'ombrellone ma comunque nel relax (non diremo per pudore quale racconto né l'editore, che è un grosso editore, né il traduttore), in una frase in cui compariva "your family... mine...", mine è stato tradotto con "la miniera"!

giovedì 3 agosto 2017

Ci si rivede con...

Pausa estiva. Salvo interventi sporadici qua e là nel periodo di ferie, ci si rivede a ritmo regolare a fine agosto con, tra l'altro, la nuova rubrica:

SINDROMI



lunedì 31 luglio 2017

Janni è della stessa pasta del Capitano


Alan Moore e Kevin O'Neill rendono onore a Lovecraft con Nemo - Cuore di ghiaccio (Nemo: Heart of Ice), del 2013, pubblicato in Italia da BAO. Spiace spoilerare, ma il riutilizzo dei materiali lovecraftiani è troppo ghiotto. Nemo è un fumetto cyberpunk; la protagonista, Janni Dakkar, principessa indiana (dell'India, non d'America), è la figlia del celebre Capitano di Jules Verne, piratessa al comando di un Nautilus ipertecnologico e barocco. Le storie sono ambientate negli anni Venti-Trenta del Novecento. Tra le varie avventure, con Nemo e dopo, il Nautilus ha combattuto contro i tripodi marziani di H. G. Wells e rubato lo scheletro di King Kong. Cuore di ghiaccio si svolge nel 1925 — il che significa che Janni Dakkar arriva alla città aliena nascosta in Antartide cinque anni prima dei protagonisti delle Montagne della follia.

Perché ci va? Per un viaggio alla riscoperta delle proprie radici e di se stessa: proprio al Polo Sud, infatti, suo padre era andato a isolarsi per sfogare l'amarezza di avere avuto una figlia, non un maschio; e lì impazzì in circostanze poco chiare. La Capitana si ritrova così a percorrere le vie apparentemente deserte dell'immensa città costruita in epoca pre-umana dagli esseri venuti dal pianeta Yuggoth. Nel viaggio perderà molti dei suoi compagni, un po' a causa dei cinici inseguitori umani alle sue calcagna, un po' a causa di uno shoggoth a piede libero, che prende anche la forma di un grande pinguino albino, anzi no, della figura misteriosa avvolta in un sudario che appare al termine del Gordon Pym di Poe. Eppure sarà proprio lo shoggoth a. . . non spoileriamo troppo.

L'unico neo della storia è di essere fin troppo densa: qualche vignetta in più e/o in formato più grande avrebbe reso più immediata l'interpretazione degli eventi.

giovedì 27 luglio 2017

(As)saggi(ni): Giù botte da "veggenti"!

pattern digitale di Selkis (sito)

Picchia giù duro contro la religione, Schopenhauer, tanto per sfatare il pregiudizio ideologico che lo vede come un misticoide reazionario. La carica rivoluzionaria della sua filosofia l'aveva invece giustamente difesa Nietzsche. Su un tema così delicato è difficile dire se "si consiglia la lettura" di questo libro o no. Certo vale la pena leggerlo per apprezzare l'intelligenza dell'autore che già un secolo e mezzo fa, nel valutare i pro e i contro dell'esistenza delle religioni, in particolare il cristianesimo, mette sul tavolo una serie di problemi che fanno discutere ancora oggi. Ad esempio:

- Le religioni contribuiscono al bene della società o la danneggiano?
- Fondano l'etica o la affondano?
- Promuovono o inibiscono la conoscenza?
- Fede e potere: un'alleanza sacra, di convenienza...?
- I monoteismi sono intrinsecamente violenti?
- C'è un'analogia tra il messaggio di Cristo e le religioni orientali, induismo, buddismo?
- Creazione, o l'uomo discende dalla scimmia?
- La religione ha i giorni contati?
- Il cristianesimo è colpevole della strage di specie animali?
- Qual è stato il messaggio di Lutero? (Nel 2017 si celebra il cinquecentenario della Riforma)
- La teologia aggiornata (noi diremmo: il Concilio Vaticano II) sta "annacquando" e "svendendo" il Vangelo?


Arthur Schopenhauer, Sulla religione [estratti dai Parerga e Paralipòmena, cioè "opere collaterali"], trad. Alessandro Miliotti, Piano B edizioni, Prato 2009, pagg. 102, euro12

mercoledì 26 luglio 2017

Quando un mito ne intervista un altro


"Quando avverrà la rivoluzione in Inghilterra?" chiese Lenin a Herbert George Wells. No, non è un romanzo di fantapolitica, è un momento dell'intervista che l'autore della Guerra dei mondi fece nel 1920 al leader sovietico. Intitolata Russia nell'ombra (Russia in the Shadows), è da poco stata ripubblicata da Nuova Editrice Berti nella magnifica traduzione di Cristina Colla. Un reportage crudo e avvincente su una Russia allo sfascio, appena uscita da sei lunghi anni di guerra, tre mondiale e tre civile. Eppure Lenin, a capo di un partito a cui aderisce meno del 5% dei russi, è convinto che il suo Paese ce la può fare, e si sbilancia con promesse allucinanti: elettricità ovunque, treni inclusi! Nel duetto tra lui e Wells, i due fanno a gara a chi pronuncia più profezie. Di quelle positive, se ne sono realizzate poche. Quelle negative, tutte -- e non c'è bisogno di riassumerle, noi lettori del 2017 ci viviamo direttamente dentro.

sabato 22 luglio 2017

Sulle ali della nostalgia


Della serie Recuperi estivi, un film che mi incuriosiva addirittura trent'anni fa e più, ai tempi del liceo se non prima, soprattutto per l'impatto della locandina, e però mai visto: Nosferatu, la versione di Herzog del 1979, non l'originale di Murnau del '22.

Sicuramente un prodotto non commerciale. A colori e sonoro, ma con i ritmi lenti e la recitazione teatrale del film muti in b/n. Interessanti innovazioni rispetto al romanzo di Stoker. In particolare il protagonista, l'agente immobiliare, per raggiungere la Transilvania non parte dall'Inghilterra ma via terra da una città tedesca canalizzata che sembra Amsterdam. Cosicché il viaggio a ritroso di Dracula verso la sua Bella, passando "via mare" per il Mar Nero, è suggestiva ma poco credibile. Colpiscono molto le atmosfere funeree, al castello e anche dopo. C'è poi, verso la fine, la scena bruegheliana della festa in piazza durante la presunta epidemia (scena non presente nel romanzo) che è forse il momento più potente del film, vale da sola "il prezzo del biglietto".

E tuttavia, sull'insieme si rimane un po' delusi. La trama si barcamena tra fedeltà a Stoker e innovazioni, ma senza decidere con chiarezza, per cui tanti punti restano in sospeso. Un'altra idea forte è fare di Mina -- qui chiamata Lucy -- non la vittima passiva ma una coraggiosa eroina, molto più di Van Helsing. Ma anche questa novità è smaltita in maniera un po' frettolosa. Il "finale a sorpresa" è robetta di serie B. Forse la cosa migliore era che Herzog lavorasse completamente di testa sua e ricreasse l'opera da zero, come Sokurov per il Faust del 2011. Ma magari aveva troppi vincoli di produzione.

mercoledì 19 luglio 2017

Autobiografia per solo, orchestra e artigli

by Selkis + ilTM

Per scrivere la propria autobiografia, E. T. A. Hoffmann ha pensato bene di scriverla due volte, entrambe le volte in maniera sfalsata. "Le" autobiografie si trovano nel suo ultimo romanzo, lasciato incompiuto, Il gatto Murr, ma per esteso: Opinioni e vita del gatto Murr, comprensive della biografia frammentaria del maestro di cappella Johannes Kreisler in forma di casuali scartafacci, del 1819-21 (L'Orma, Roma 2016, pagg. LVIII + 414, euro 28).

Il funzionario pubblico e musicista Johannes Kreisler era un alter ego di Hoffmann, e il gatto Murr era il suo micio domestico. Il libro riporta l'autobiografia gonfiata e tendenziosa di Murr, animale intelligente disceso dal Gatto con gli stivali; solo che il testo è stato scritto sul retro di pagine già stampate con la biografia di Kreisler, opera di ignoto, cosicché il volume finale continua a saltabeccare da una storia all'altra, con interferenze "casuali" di ogni tipo. Come se non bastasse, alcuni episodi della vita di Kreisler coincidono con quelli di Hoffmann, altri no.

Da due mezze verità sembra però emergere una verità intera. Murr potrebbe essere definito il lato "animale" di Hoffmann, magari un po' egoista ma perché esuberante di energie, di istinti, armato di occhi che vedono al buio e di artigli, e comunque divertente. Kreisler invece è il lato malinconico dell'autore, pieno di conflitti interiori e di delusioni, incantato di fronte alle meraviglie del mondo ma esasperato di fronte alle piccinerie della società. In questo che è il suo capolavoro, Hoffmann raggiunge la perfetta integrazione tra "naturale" e "soprannaturale", che poi è una suddivisione forzata perché esiste un solo universo all-inclusive, bizzarro, oscuro, inquietante. I peggiori mostri si rivelano le ingiustizie, i soprusi, il disagio psico/relazionale. Un tribunale è più pericoloso di un vampiro. Lo stile grottesco non deve far dimenticare che Hoffmann, con i suoi scritti e soprattutto con la sua attività giudiziaria, lottava per arginare gli abusi dello Stato di polizia (prussiano), finendo sotto processo per questo (a salvarlo fu solo la morte precoce per malattia). Un raro esempio di scrittore realmente pericoloso.

P.S. Nella versione italiana del libro compare perfino un Doppelgänger tipicamente hoffmanniano: introduzione, traduzione e note del Gatto Murr sono infatti di Matteo Galli; negli Elisir del diavolo, si trattava di Luca Crescenzi, però guardacaso i due curatori scrivono nello stesso identico modo. E purtroppo (o per fortuna, direbbe Hoffmann) sono anche scappati un certo numero di errori.

sabato 15 luglio 2017

(As)saggi(ni): Generazione di fenomeni

sfondo digitale di Selkis

Gli editori non ce l'hanno fatta ad aspettare altri vent'anni fino al 2037 per celebrare Lovecraft in grande stile nel centenario della morte, quindi questo 80° anniversario è già tutto un pullulare di iniziative a lui dedicate. (Per altre recensioni: vedi). Tra i libri più belli e interessanti emerge la versione a fumetti del racconto The Temple del 1920, in grande formato a colori. Racconto giovanile e a prima vista secondario, ma sono Rotomago e Calvez a restituirgli il peso che merita: anzitutto attraverso inquadrature "cinematografiche" che rendono epica questa vicenda di horror psicologico/claustrofobico quasi interamente ambientata dentro un sottomarino. E poi, grazie al saggio conclusivo che colloca The Temple nel più ampio contesto dell'opera di Lovecraft e delle sue fonti, da Jules Verne a Herbert George Wells a Bram Stoker. Caso singolare in Lovecraft, ma normale nella cultura statunitense dell'epoca, i cattivoni sono tedeschi; e la cosa fa ancora più impressione a leggerla oggi, dopo la Seconda guerra mondiale.

Lo scrittore di Providence ha esaminato con attenzione e intelligenza la storia dei propri "predecessori" nel saggio Supernatural Horror in Literature del 1927 -- esattamente novant'anni fa, e poco dopo aver posto nella storia della letteratura la propria pietra miliare, The Call of Cthulhu (1926); ma, da vero gentleman, non cita mai se stesso. Nel saggio compaiono tutti i testi obbligati, da Apuleio a Beowulf a Dante a Horace Walpole e la scia venuta dopo di lui. Ovviamente ricevono speciale menzione gli scrittori che lui ama di più, come Lord Dunsany e Arthur Machen. Brilla invece per la sua assenza, chissà perché, E. T. A. Hoffmann. Notevole la presenza di valide e apprezzate autrici femminili (tanto per smentire la fama di misogino): Anna Laetitia Barbauld, Anne Radcliffe, Mary Shelley, ecc., fino a Emily Brontë.

* Rotomago (testi) - Florent Calvez (disegni), Il Tempio, NPE, Eboli 2017, pagg. 58, euro 14,90
* HPL, I bambini avranno sempre paura del buio [estratti da Supernatural Horror in Literature e altri scritti], a cura di Silvia Lumaca, Nuova Editrice Berti, Parma 2015, pagg. 106, euro 10

mercoledì 12 luglio 2017

Il fratello dandy di Hulk


Tra i lati sorprendenti di Oscar Wilde, c'era. . . suo nipote, Fabian Avenarius Lloyd detto Arthur Cravan. Due metri di paradossi. La sua storia è così unica che, per fare colpo, basta raccontarla semplicemente e per ordine. Nel fumetto edito da NPE, il testo di Gabriele Tinti fa parlare in prima persona il protagonista e chi lo ha incontrato, inclusi personaggi come Man Ray e Trotsky, a volte inserendo materiali d'archivio. I disegni a mezzatinta di Mauro Cicarè rendono visibile la vita e soprattutto "l'anima" di Cravan facendo affidamento su fisici scultorei (il suo, ma anche quello delle prostitute di cui era assiduo), espressioni facciali, "fotografie" degli ambienti circostanti, che si tratti di una città, un transatlantico, un ring o il fronte di guerra (la Prima mondiale). E improvvisamente perfino un personaggio cult come Rocky Balboa appare banale.

Ancora una volta, per la scoperta di questi gioielli pubblicati da geniali editori coraggiosi, un grosso grazie a Carlo e Francesca della libreria "Mannaggia" di Perugia (vedi). Tanti altri titoli in arrivo, tutti da divorare e recensire. Carlo Sperduti è a sua volta autore di racconti in cui il gusto per i giochi di parole e i paradossi surreali si abbina a una visione malinconica del mondo reale, segnata da fragilità e violenza.

lunedì 10 luglio 2017

(As)saggi(ni): Con l'acqua alla gola


Sono state le compagnie di crociera a trasformare radicalmente l'idea del mare nell'immaginario collettivo occidentale: un posto bellissimo e prestigioso, dove dedicarsi ad attività rilassanti in mezzo a fotomodelle in bikini. Ma fino ai recenti sviluppi tecnologici (radar) e al boom economico (vacanze), il mare era un posto pericolosissimo, in cui si mandavano a morire poveracci e delinquenti per un tozzo di pane.

Nella letteratura di Ottocento e inizio Novecento il mare è sì l'elemento in cui il Capitano Nemo compie le sue eroiche imprese (Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari), finendo comunque male, ma è soprattutto il "lato oscuro" della Terra (Herman Melville, Moby Dick), un mostro contro cui lottare fino all'ultimo respiro (Victor Hugo, I lavoratori del mare), un ambiente indifferente che schernisce le fatiche del povero pescatore (Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare), uno scenario di cannibalismo e apparizioni spettrali (Edgar A. Poe, Gordon Pym), il territorio del terribile "pesce-cane" (non una balena; Collodi, Pinocchio) e dell'Olandese Volante, il paravento degli esperimenti del Dottor Moreau (Herbert George Wells), l'incubatrice di una minaccia alla sanità mentale e all'esistenza stessa dell'umanità (Howard P. Lovecraft, passim). . .

L'editore romano Nutrimenti ha appena pubblicato Gli Allegri Compari di Robert Louis Stevenson nell'ottima traduzione di Fabrizio Pasanisi; racconto scritto nel 1882 e ambientato nel Settecento. Gli "Allegri Compari" sono gli spruzzi di schiuma che si formano tra gli scogli dell'immaginario isolotto scozzese di Aros: danzano, urlano, fanno bisboccia quando c'è tempesta, meglio ancora se una nave affonda. Il vecchio Gordon Darnaway -- un cognome che è un programma -- vive da solo con la figlia Mary e il servitore Rorie. Nella vita il vecchio ne ha passate tante e si è inacidito. Sta su un'isola ma non sa neppure nuotare, talmente odia il mare. Appare devoto, perfino bigotto, però teme i demoni delle acque; peccato che quelle immense colonne liquide abbiano il potere magico di risvegliare i suoi istinti peggiori. Racconto scritto con eleganza tutta inglese, dove l'orrore sta nelle cose. Quasi la versione marina di Shining.

giovedì 6 luglio 2017

Fotorecensioni: Sergio Toppi

texture digitale di Selkis

Ci voleva Sergio Toppi per raccontare storie ambientate nel profondo Sud degli Stati Uniti come se fossero fiabe delle Mille e una notte (nella versione spuria, quella arrivata in Occidente con Galland). Le atmosfere sono sospese, cariche di inquietudine e presagi. L'eroe, anzi antieroe si muove solitario. Molti personaggi agiscono con violenza, ma in maniera inattesa, bizzarra. Il cortile di uno sfasciacarrozze o una catapecchia hanno le modanature surreali dei palazzi del misterioso Oriente. Nell'ombra strisciano presenze sovrumane, stavolta non jinn ma nientemeno che Baron Samedi. Gli animali partecipano alle avventure umane con saggi -- e inutili -- ammonimenti, oppure diventano l'incarnazione di una maledizione. Le donne sono energiche combattenti oppure vittime del desiderio sessuale. E a evocare tutto questo, come nelle Mille e una notte (la versione originale del XIII secolo), è la musica.

Sergio Toppi, Blues, NPE, Eboli 2017, di 62 pagine in formato 21x30 più due tavole a colori, euro 14,90. Unico rilievo critico, da nessuna parte è indicato l'anno in cui Toppi realizzò le due storie. Il fatto che si usi il termine "negro" non solo in bocca ai razzisti ma anche nelle didascalie fa risalire a qualche decennio fa; si poteva forse rimediare con una correzione elettronica, però tutto sommato l'ambientazione sociale del fumetto rende coerente la scorrettezza politica. Da allora, qualunque sia l'"allora" in cui avvengono queste storie, la situazione negli Usa non è migliorata granché.

mercoledì 5 luglio 2017

Recensione di. . . un catalogo


Sono specializzate in fumetti le edizioni NPE, acronimo del salernitano Nicola Pesce: fumetti d'autore, o sperimentali, o giovanili, o famosi, o letterari, o combinazioni assortite di tutto questo. Ma perfino i cataloghi sono da collezione! Nella foto, quello di aprile-settembre 2017. Di grande formato, cartonato, con copertina elegantissima e pagine interne belle anche da guardare, oltre a ricavare informazioni sui titoli disponibili. A presto con qualche recensione di volumi sbucati da dentro il catalogo.

lunedì 3 luglio 2017

(As)saggi(ni): Scrivere fiabe con il martello

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Di "sana cattiveria" ce n'è quanta basta nelle fiabe tradizionali, dalle Mille e una notte (nel testo originale del XIII secolo) in là. Decenni di buonismo di mercato, tra libri politicamente corretti e film di animazione sdolcinati, hanno un po' narcotizzato il settore, facendo dimenticare che perfino Pinocchio e Gianni Rodari erano tutt'altro che innocui. A ri-nobilitare il genere con iniezioni di verità ci provano, tra gli altri, Ambrose Bierce e vari cartoni animati in tv.

Ed ecco che Silvia Vecchini, pur attiva nell'editoria cattolica, reinterpreta una serie di classici da Hansel e Gretel a Riccidoro e i tre orsi al Brutto anatroccolo con una certa dose di aggressività, in chiave femminista e qualche stilettata a tradimento. Filastrocche semplici, godibili, che si soffermano su un aspetto o un momento particolare della fiaba: "Ti facevo più sveglio, più serio" dice ad esempio la Sirenetta, "Sono bella, mica scema" precisa Biancaneve. E la morale della favola? Beh, troviamo insegnamenti del tipo: "Se tuo padre è un orco / non ti basterà / dormire indossando una corona", "Brace accesa il mio valore / solo adesso so chi sono / sorellastre, non perdono", "Essere pronti se serve / a rendere / male per male", "È dura, / non sono sicura / di potercela fare / non so se di me / mi posso fidare".

Allo stesso tempo immediate, raffinate e di grande impatto le illustrazioni. Silvia Vecchini (testi) - Arianna Vairo (disegni), In mezzo alla fiaba, Topipittori, Milano 2015, pagg. 46, euro 16.

sabato 1 luglio 2017

(As)saggi(ni): Dracula va alla guerra


La Dama del Sudario (The Lady of the Shroud) è il romanzo di Bram Stoker del 1906, ossia del periodo post-Dracula, appena ripubblicato dalla casa editrice Elliot. Il libro, che mischia generi diversi, rimane bellissimo fin verso metà. Si comincia con un ritratto feroce della società inglese di inizio Novecento, a partire da un'immensa eredità toccata a Rupert, un tizio scapestrato cioè pieno di talenti, libero e anticonformista, e quindi disprezzato dai parenti piccolo-borghesi. Si viene poi catapultati in una situazione horror surreale, un po' alla Hoffmann, con una misteriosa figura femminile che "è e non è" una vampira. In entrambe queste sezioni lo stile dello scrittore irlandese dà il meglio di sé, con un susseguirsi di documenti (è un romanzo epistolare) che tengono inchiodato il lettore. Dopodiché, purtroppo, la storia degenera in un feuilleton avventuroso che tradisce completamente le atmosfere precedenti, con vari capitoli mal scritti e mal collegati, pieno di colpi di scena tirati per i capelli, per terminare con l'esaltazione del capitalismo selvaggio e del militarismo.

A rendere interessante la parte finale è il contesto storico, con il declino dell'Impero ottomano e l'aggressività degli Imperi centrali. Già si intravede all'orizzonte la Prima guerra mondiale. Stoker propone addirittura una soluzione per sventare il conflitto: la creazione di una Confederazione balcanica, con l'adesione nientemeno che della Turchia. Ma questo guizzo di fantapolitica non basta a compensare il fatto che Rupert, l'ex-scavezzacollo con ex-interessi per il soprannaturale, si è integrato fin troppo bene nel jet set; mentre l'inquietante Dama del Sudario diventa una moglie sottomessa, prodiga di consigli per l'aumento del fatturato. I veri orrori sono questi... Stoker lo ha fatto apposta a scopo ironico? Non si capisce.

P.S. Gli stessi difetti, ancora più accentuati, si ritrovano nel suo ultimo romanzo, La tana del Serpente bianco (The Lair of the White Worm) del 1911, che però offre anche una serie di scene assolutamente straordinarie.

giovedì 22 giugno 2017

Fotorecensioni: E. T. A. Hoffmann

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Gli elisir del diavolo di E. T. A. Hoffmann (1815-16) è un romanzo reversible come certi abiti di moda: a leggerlo la prima volta appare una cosa, a leggerlo la seconda un'altra. La prima volta domina il mistero, l'allucinazione. La seconda volta la storia diventa un giallo di cui si conosce già il finale, e il gusto consiste nel riannodare i fili. Paradossalmente, nonostante l'alone surreale che avvolge l'opera di Hoffmann, negli Elisir del diavolo quasi tutto alla fine si rivela spiegabile come una somma di equivoci, menzogne e combinazioni fortuite. La maggior parte dei fenomeni paranormali ricevono una spiegazione scientifica, perlomeno alla luce delle dottrine dell'epoca, spec. il mesmerismo; oppure si giustificano alla luce del folklore diffuso. Solo qua e là, per sbadataggine simulata, lo scrittore si diverte a seminare dettagli di cui non viene fornito nessun tipo di causa, neppure soprannaturale (p.es. la chiave con cui frate Medardo apre d'istinto la cassettina con l'elisir del diavolo, anche se lui stesso aveva nascosto altrove la "vera" chiave).

Un tema che viene evocato ma nascosto è quello del vampirismo, che balugina in alcune apparizioni o in espressioni come revenant, "bere il sangue", ferite sul collo... Ma soprattutto, sembra di trovarsi di fronte a una versione lisergica del Ritratto di Dorian Gray, tra dipinti e personaggi che sono uno il "ritratto vivente" dell'altro. Sì, perché il moltiplicarsi angosciante dei Doppelgänger ha una solida base biologica. Di più: sessuale. Di più: incestuosa, che in confronto Chinatown di Roman Polanski è robetta da ridere.

Il romanzo è disponibile in italiano nella bella edizione a cura di Luca Crescenzi, L'Orma editore, Roma 2013, pagine LXV + 310, con foto di materiale documentario e un utilissimo albero genealogico, euro 25.

mercoledì 21 giugno 2017

Parla la moglie di Lovecraft


Il grande merito della nuova biografia di Lovecraft scritta dal poliedrico cantautore e saggista Paul Roland è il sano pragmatismo anglosassone. Non sbrodolamenti sugli "orrori cosmici" ma facts and figures: dove abitava Lovecraft, che faceva tutto il giorno, a quanto ammontavano gli assegni che riceveva, cosa leggeva, cosa mangiava, dove andava a visitare cosa, chi frequentava, che ne pensava degli altri e che cosa gli altri pensavano di lui.

Merito nel merito, l'approfondimento della sua relazione con Sonia Haft Greene: come si sono conosciuti, come si sono innamorati e poi sposati, le battaglie che hanno combattuto insieme, le gioie, il romanticismo, le difficoltà, le incomprensioni, la sofferta decisione del divorzio... poi neppure ufficializzata visto che, al momento della morte di lui, i due risultavano ancora coniugati. Sonia ne esce come una donna fantastica, moderna, spigliata, dinamica, capace di enormi sacrifici per quell'uomo coltissimo, un po' strambo, gentleman seppure con crisi ricorrenti di razzismo (e però una donna ebrea l'aveva pur sposata), e capace di vero affetto verso la moglie, anche se passava troppo tempo con gli amici al club. Un autore gigantesco che si era roso il fegato per tutta la vita. Sì, lei aveva visto giusto. "Con il passare degli anni, sono certa che diventerà per le future generazioni di lettori una figura misteriosa e leggendaria".

Paul Roland, Il sogno e l'incubo. Vita e opere di H. P. Lovecraft, Tsunami edizioni, Milano 2017, pagg. 222, con foto e altro materiale illustrativo, euro 19

lunedì 19 giugno 2017

Ma un cuore umano ha (il diavolo, s'intende)

Mao Dante: fan art di ilTM + Selkis

Bella cosa l'infanzia, però a volte è fuorviante. Per la maggior parte degli italiani, Go Nagai rimane il creatore di Goldrake (che poi si chiamava Grendizer o Gurendaiza), Mazinga e Jeeg Robot... e per qualcuno, di Cutie Honey... ma la sua produzione standard è di un genere abbastanza diverso. Ultimo arrivato in Italia è Shin Mao Dante, remake del suo Mao Dante del lontano 1971: sono ora disponibili nelle nostre fumetterie i quattro albetti di cui è composta la storia, anche se in Giappone era uscita nel 2002.

Shin significa "nuovo", mao "re demone", Dante è proprio un omaggio al poeta. In Shin Mao Dante si sente ancora qualche eco delle "classiche" storie di robottoni da guerra, ma all'interno di un quadro più complesso. Come in molte opere recenti di Nagai, abbiamo un mix esplosivo di mitologia greca, immaginario religioso cristiano (in particolare la Divina Commedia illustrata da Doré), parapsicologia e fantascienza. E stavolta i robot sono addirittura "in missione per conto di Dio" come i Blues Brothers, solo che qui Dio è l'invasore alieno, e i demoni -- capitanati da Dante -- difendono la loro Terra contro di lui.

Particolarmente intensi i due albi di mezzo. Nel secondo, forse il più bello, a un uso misurato degli effetti speciali si accompagna uno squarcio su una società crudamente realistica tra ossessione per la sicurezza, gruppi paramilitari violenti, abusi sessuali, disagio generazionale, padri assenti, sette religiose, poteri politici occulti. Una piccola perla è la citazione dalla processione dei monaci in Fantasia di Walt Disney. Nel volume 3 si assiste invece a una scissione psicofisica come nella Metamorfosi di Kafka, solo che qui il "corpo estraneo" è grande come King Kong o Godzilla, con tutte le conseguenze.

mercoledì 14 giugno 2017

Il santo patrono dei correttori di bozze


Sfata parecchi luoghi comuni su Lovecraft, questo raro e prezioso volume pubblicato da Fanucci nel 1976 (Sfida dall'Infinito, a cura di Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco, che espande l'originale del 1970, The Horror in the Museum and Other "Revisions", a cura di August Derleth. Ottima la traduzione di Roberta Rambelli). Nei saggi scritti da varie persone che lo avevano conosciuto di persona, il "solitario di Providence" appare abbastanza diverso da come lo dipinge la leggenda. Tanto per cominciare, non era granché solitario. Era socievole, generoso e spiritoso, frequentava circoli culturali e addirittura donne, aveva come tutti alcune cose che non prediligeva -- p.es. il pesce -- ma senza farne una fobia, ed era meno razzista del "previsto", anzi vari suoi corrispondenti e sua moglie stessa erano ebrei. Si autodefiniva un uomo del passato, ma poi si teneva aggiornato su tutte le discipline scientifiche all'avanguardia, dalla psicanalisi di Adler alla teoria della relatività di Einstein al pensiero di Bertrand Russell. I racconti inclusi nel volume sono quelli che HPL riscriveva, o magari scriveva da cima a fondo, per conto di altri per guadagnarsi da vivere. Si tratta di gioielli di horror e fantascienza, con situazioni di partenza spesso standard ma poi sviluppate con raffinatezza, e ancora adesso di grande impatto. Di rilievo, come sempre nel Lovecraft maturo, lo sfondo sociologico delle vicende, con diffuse situazioni di emarginazione e soprusi in un mondo che ormai è il nostro di oggi.

Noi editor e correttori di bozze dovremmo andare fieri di un simile Patrono.

venerdì 9 giugno 2017

Remainders con il pedigree


A fare normalmente il fascino delle librerie remainders è la possibilità di dissotterrare elettrizzanti tesori in mezzo a montagne di ciarpame. Ma un fascino "altro" e "alto" ce l'ha la libreria Barlumi di Savigliano (pagina FB) dove, caso raro, i volumi usati vengono scelti uno per uno. C'è di tutto: narrativa, libri illustrati, edizioni per ragazzi, saggistica (storia, filosofia, religioni, letteratura), arte, teatro, musica, testi rari, opere straniere in lingua originale... e tutto quello che c'è è interessante. Nel frattempo si ordinano anche libri & libri scolastici nuovi. La nuova bellissima sede, ampia e solare, ricavata dentro strutture architettoniche del Settecento, si presta a ospitare eventi culturali. Attendiamo fiduciosi ;-)

giovedì 8 giugno 2017

La poesia non è rose e fiori


L'espressione del poeta Sergio Gallo, ripreso ieri durante una performance in quel di Genòla (Piemonte), fa ben vedere che i temi delle composizioni liriche non si devono per forza limitare allo sbocciare dei fiorellini in primavera. Qui sotto il testo de Le urla del riccio, che ho avuto l'onore di recitare in pubblico. Se si fa pausa dove compare il segno "/" e si pronunciano attaccate le parole unite dal trattino, si noterà che il ritmo metrico è alla latina, volente o nolente. Tratto dalla raccolta Corvi con la museruola, LietoColle, 2017. Buona lettura.
Senti ancora nel / cuore della notte
le urla / strazianti-del riccio?
Quello / che inavvertitamente
nel giardino hai / arso vivo
dando fuoco alle / sterpaglie autunnali?
Rintanato sotto / il mucchio di / foglie secche
avviluppato nelle / onuste maglie / del letargo
ormai senza / via di scampo
gemeva lambito / dalle fiamme
e i suoi acuti / lamenti risuonavano
più lancinanti del / disperato pianto
d'un bimbo-più / inquietanti
del bramito / improvviso d'un cervo
nella tenebra / del faggeto
più sinistri / e lugubri
del canto / notturno degli strìgidi
mentre l'odore degli / sterpi combusti
già / si mesceva agli / effluvi dolciastri
della / carne bruciata. 
Così in ogni / corpo / privo di vita
dei piccoli / erinacei solitari
che inermi / giacciono ai / bordi-delle strade
travolti senza / pietà-dalle automobili,
in ogni / carcassa sbranata / dalle volpi
o straziata dai / becchi aguzzi
di corvidi / spazzini-in ogni
appallottolato / manto d'aculei
è il mio / cuore-inconsolabile
per questo / ed ogni tempo
di silenziose / stragi.
Senti ancora / nel mezzo della notte
le urla / agghiaccianti-
-del / riccio di terra?


mercoledì 31 maggio 2017

Fotorecensioni: La valle dei ragni


La valle dei ragni è un racconto scritto da H. G. Wells nel 1903, dopo i romanzi che lo hanno reso immortale. Breve ma denso, visto che in una ventina di paginette riesce a mettere insieme una storia di denuncia sociale, il genere storico (apparentemente ambientato nel Seicento), il western, l'horror e la fantascienza, anzi fantabiologia alla Dougal Dixon. Come spesso in Wells, il vero mostro siamo noi; qui, un "vero uomo del West" insegue una ragazza meticcia per il puro gusto di abusare di lei, anche se potrebbe avere tutte le donne che vuole, come Don Rodrigo con Lucia. Senza svelare il seguito, e forzando forse un po' le idee dello scrittore, potremmo dire che i ragni sono la vendetta "sciamanica" della ragazza.

Nei suoi momenti di ottimismo, Wells riteneva che proprio il superamento delle peggiori pulsioni umane costituisse lo scopo dell'evoluzione sociale. Due Guerre mondiali gli istillarono il dubbio che l'impresa fosse disperata. La valle dei ragni è stato pubblicato nel 2012 da Adelphi insieme a un altro testo, L'impero delle formiche, in parte sullo stesso tenore ma più surreale, stranamente simile a qualche racconto di Dino Buzzati.

sabato 27 maggio 2017

(As)saggi(ni): Marte è una severa maestra

E. R. B., La Principessa di Marte
adatt. Roger Langridge, dis. Filipe Andrade, 2012

Ma è proprio necessario scegliere tra fantasy e fantascienza? In questi ultimi anni i vari Tolkien, Harry Potter, Eragon ecc. hanno conquistato gli scaffali delle librerie e le sale cinematografiche affossando, perlomeno in Italia, il mercato della sci-fi (con l'eccezione dei film Marvel). Con grande rabbia dei discepoli "puri e duri" della scuola di Arthur Clarke e Isaac Asimov.

E però, "l'uomo non divida ciò che Dio ha unito". Già nel fantasy rinascimentale aleggiava un pizzico di fantascienza tra veicoli volanti, armature con i superpoteri, ibridazioni genetiche. E addirittura nel Medioevo Dante aveva teorizzato la Mente ad alveare. Quarant'anni prima che in Italia venisse coniata la parola "fantascienza", Edgar Rice Burroughs aveva creato John Carter, dove la distinzione tra i due generi letterari è impossibile.

Come sottolineò Ron Hubbard quando ancora era una persona seria, cioè uno scrittore di intrattenimento: la hard sci-fi, tutta concentrata sulle descrizioni di macchinari e con protagonisti privi di personalità, non poteva durare a lungo. Il terrestre John Carter, che per motivi "scientifici" si trasforma in un supereroe su Marte, ha l'atleticità di Tarzan e, come lui, incontra sulla sua strada mostri, strani indigeni e pin-up ma, diversamente da Tarzan, deve fare i conti con un pianeta in cui l'aria è razionata (cfr. Total Recall di Verhoeven). A proposito, dopo il G7 di Taormina. . .  Mr. President, what about la nostra aria?

giovedì 25 maggio 2017

(As)saggi(ni): La fanta-fantascienza di Poe


Edgar Allan Poe era così immenso che, se fosse stato italiano, oggi lo esalteremmo come un genio universale a livello di Leonardo da Vinci. Invece era americano "e quindi" era solo un alcolizzato che scriveva storielle macabre. Narrativa, poesia, saggistica, avventura, giallistica, scienza, fantascienza, fantasy, satira sociale, critica letteraria, psicologia, humour, e anche horror: con qualunque genere letterario si cimentava, riusciva a farlo come nessun altro, precorrendo tutto il precorribile.

Una delle sue opere più sbalorditive resta probabilmente il poemetto Al Aaraaf, scritto quando aveva 20 anni, o addirittura 15. Il titolo, evocativo e un po' fuorviante, deriva da un termine arabo che nel Corano indica una specie di purgatorio situato in una stella. Affascinato dall'astronomia (vedi il suo canto del cigno: Eureka), Poe qui mette insieme vari temi che poi affronterà in separata sede nel Dialogo tra Monos e Una e in quello tra Eros e Charmion. In Al Aaraaf a dialogare sono un lui e una lei, innamoratissimi. Man mano che si procede nella lettura, si scopre che lei, Ianthe, non è terrestre, è un'entità aliena. E prima di incontrare lui, Angelo, lei faceva parte di una mente collettiva dentro un asteroide che. . .  è andato a sbattere contro la Terra, distruggendola. Galeotto fu l'impatto.

sabato 20 maggio 2017

(As)saggi(ni): Il corsaro del nero spazio


I mali del capitalismo: potrebbero essere sintetizzati così i racconti di fantascienza di Emilio Salgari, ora raccolti nel libro Alla conquista della Luna edito da Cliquot: 
Negli abissi dell'oceano [attacco missilistico contro la piovra]
La "Stella filante" [il primo collegamento aereo di linea transoceanico]
Alla conquista della Luna
E di genere un po' diverso: 
Inghiottiti dal Maelström! [una specie di Titanic a cui accadono due disgrazie]
Lo scheletro della foresta [un giallo/horror/parodia]
L'isola delle Sette Città [il mito rinascimentale delle Isole Fortunate]

Come i suoi colleghi Poe, Verne e Wells, il creatore di Sandokan e del Corsaro Nero si dimostra spesso profetico: il turismo spaziale, i motori a idrogeno e a energia solare, gli abusi territoriali delle multinazionali, l'emergere di nuovi Paesi sulla scena (BRIC, ecc.). . .  A caratterizzarlo rispetto agli altri è anzitutto un tono spiccio, tutto azione e quasi niente teoria; il che, siccome le teorie invecchiano in fretta, conserva freschi i suoi racconti a distanza di un secolo. Ma soprattutto, a colpire nelle sue storie di fantascienza sono le atmosfere tragiche, segnate dal destino. Salgari non crede nel soprannaturale, però per lui è la cosa più naturale del mondo che le cose vadano storte. Una società in preda alla frenesia di conquista, economica e militare, si prepara da sola le proprie catastrofi. La causa e la conseguenza è la follia, sia individuale/clinica che di massa.

Quando lo scienziato superstite dell'esperimento lunare viene ritrovato alla deriva, senza "indosso alcun indumento. . .  coperto di cicatrici che parevano prodotte da profonde bruciature e che dovevano renderlo irriconoscibile, anche ai suoi stessi amici", sembra un'allusione al girone dell'inferno dantesco in cui vengono puniti i "violenti contro Dio e la Natura". Volumi preziosi come questo si trovano nella nuova libreria "Mannaggia" di Perugia (sito), specializzata in editori indipendenti di tutti i settori: narrativa, saggistica, illustrazione, fumetto.

giovedì 18 maggio 2017

(As)saggi(ni): Il Collezionista di orrori


L'Argentina non è solo terra di Papi ma anche di grandi fumettisti. Pubblicato da MagicPress, è appena arrivato in Italia il libro Gli incubi di Lovecraft di Horacio Lalia. Come singolo volume, probabilmente la più ampia raccolta di storie a fumetti tratte dalle opere del Maestro di Providence, ben 18. Manca qualche classico (tra cui Innsmouth, La cosa sulla soglia, Colui che sussurrava nelle tenebre), in compenso compaiono numerosi racconti giovanili o "secondari" (L'alchimista, La palude della luna, Innominabile, ecc.) e anche uno spurio (La Conca delle streghe, di August Derleth su appunti di HPL).

La trama segue da vicino il testo dei racconti originali, senza le gustose varianti introdotte da un I.N.J. Culbard o un Erik Kriek. Il punto debole di questi Incubi sono proprio le citazioni da Lovecraft: confusionarie, a volte ridondanti rispetto alle immagini, a volte invece mancano elementi importanti del racconto. Così Lalia fa, paradossalmente, un torto a se stesso come disegnatore. Il suo stile è quello narrativo tradizionale, arte in cui eccellono i fumettisti argentini. Anche gli effetti speciali sono standard: collage o fotografie sgranate e/o polarizzate e/o in negativo. Sull'insieme, da questo punto di vista, un'opera meno sperimentale e spettacolare di quella del suo maestro Alberto Breccia.

Ma Horacio Lalia, che è un veterano, sa dare un tocco intenso, tutto suo, alle storie di horror cosmico di HPL. Personaggi catturati nella loro espressività, tra il realistico e il grottesco. Vicende di emarginati segnati dal destino. Uomini solitari persi in ambienti silenziosi, inquietanti -- che siano paesaggi selvaggi o le strade di New York (Egli) -- alla ricerca di oggetti strani, un po' come nel Collezionista del nostro Sergio Toppi. Conviene percorrere questi Incubi di Lovecraft come se fossero un film muto: solo con gli occhi, lasciandosi attirare dalla magia del loro bianco&nero.

mercoledì 17 maggio 2017

(As)saggi(ni): Cogito ergo nescio quia cogito


Una breve e densa "dissertazione filosofica" sull'attività del pensare, con le sue potenzialità, le sue maledizioni e i suoi paradossi, si trova in un'ottava di Giovan Battista Marino, dal suo immenso poema Adone del 1623 (canto 12, st. 200). Il testo si riferisce a un caso specifico: il dolore della fata Falsirena per l'amore non corrisposto che nutre per il bello dei belli, ma si presta ad assumere una portata più universale.
Ma se questo è pensier, deh perché penso?
Crudo pensier, perché pensar mi fai?
Perché, s'al proprio mal penso e ripenso,
torno sempre a pensar ciò ch'io pensai?
Perché, mentre in pensar l'ore dispenso,     [gioco di parole]
non penso almen di non pensar più mai?
Penso, ma che poss'io? Se penso, invero,
la colpa non è mia ma del pensiero.

lunedì 15 maggio 2017

In anteprima il progetto per la nuova chiesa di Eggi

- cliccare per ingrandire -

Dovrebbe essere intitolata a san Giovanni Paolo II, nonostante le proteste dal mondo anglosassone per una maggiore appropriatezza di san Giorgio.

domenica 14 maggio 2017

Arte futurista, computer incluso


Era già dotata di laptop la disinvolta Madre ritratta con figlio da Carlo Carrà nella prima metà degli anni Trenta. L'opera è tra quelle, un centinaio, attualmente in esposizione a Perugia per la mostra "Da Giotto a Morandi" (sito), che raccoglie il meglio dell'arte in possesso delle Fondazioni bancarie di tutta Italia. Tra i pittori e scultori presenti: Beato Angelico, Guido Reni, Guercino, Palma il Giovane, Luca Giordano, Canaletto, Giovanni Fattori, Giovanni Boldini, Pelizza da Volpedo, Scipione, Adolfo Wildt, Medardo Rosso, il 'padrone di casa' Gerardo Dottori. . .  nonché vari interessanti autori 'minori' tra cui il seicentesco Giovanni Antonio Molineri di Savigliano. Indimenticabile per la sua potenza la Deposizione di Cristo nel sepolcro di Ferraù Fenzoni.

giovedì 11 maggio 2017

(As)saggi(ni): La religione del Libro

Il drago Fùcur [Fuchur], la strega Xayde [Xayíde]

Se la storia è infinita. . .  allora, per definizione, non si è mai troppo in ritardo per leggerla. Il capolavoro di Michael Ende ha fatto furore nei "favolosi" anni Ottanta, ma a distanza di decenni non è invecchiato, anzi il suo magazzino di brillanti idee continua a essere saccheggiato dai nuovi autori. La Storia Infinita possiede la ricchezza di contenuti del Signore degli Anelli seppure in una struttura un po' più sciolta -- qua e là si nota qualche buco narrativo. Ogni tanto, poi, dentro gli eventi fanno irruzione discorsi filosofici e religiosi, che comunque stimolano la fantasia pure loro perché meno facili da inquadrare rispetto al cristianesimo delle Cronache di Narnia di CS Lewis; Ende infatti pescava e rielaborava a modo suo dalla variopinta galassia New Age (per informazioni più precise, vedi il sito ufficiale).

Sa un po' di rivalsa il fatto che un tizio di nome Ende, in tedesco "fine", abbia scritto una storia unendliche, "senza fine". Non perché non abbia una conclusione ma perché è la storia di tutte le storie, quella che contiene tutte le altre, e se stessa, e noi. Il che crea delle stratificazioni molto interessanti, che influiscono sulla nozione di tempo e sul funzionamento della psiche. Soprattutto quando comincia la degenerazione del protagonista Bastiano nella seconda parte del romanzo, assente nel film del 1984, il lettore si trova in contemporanea su almeno tre livelli: a) quello che Bastiano fa e pensa nel regno di Fantàsia, b) quello che effettivamente gli sta succedendo, causato da lui stesso, dal suo incoscio freudiano, ma da lui non capito, c) i paralleli con la sua vita sulla Terra. Alla fine questi livelli dovranno collassare uno nell'altro, con un po' di fortuna.