venerdì 11 agosto 2017

L'amore non ha Età


Dopo I figli di Húrin, qualcuno un giorno dovrà scrivere un'altra epica saga: Il figlio di Tolkien, ossia Christopher, che alla veneranda età di 93 anni ha completato un nuovo frammento dell'immensa opera postuma del padre. La storia di Beren e Lúthien resta tra i capolavori del creatore degli hobbit. In questo volume da poco edito in Italia è possibile seguire l'evoluzione, per oltre vent'anni, di una love story in cui si "mischia il Dna" di ben tre classi di viventi: "Dèi" (angeli), Elfi e Umani.

Nelle prime stesure, alla fine degli anni '10 del Novecento, JRR Tolkien usava ancora un tono da fiaba tradizionale, tra gatti parlanti, buffi riti magici e ampie manciate di humour. Interessante e gustoso, se vogliamo; poi però, nelle varie riscritture, la vicenda diventa sempre più complessa, andando a confluire nel vasto alveo del Silmarillion; più cupa; e anche più mirata, eliminando tutti gli elementi estranei alla genuina ispirazione dell'autore. In breve, dall'intrattenimento al grande poema. Sì, perché gran parte dei brani rimasti sono in versi (poesia allitterativa, in inglese), e il fatto di essere frammenti sparsi non toglie nulla alla loro potenza, anzi. La citazione:
"Signore," disse Beren, "ho un Silmaril in mano proprio adesso."
"Mostramelo, allora," disse il re, stupito.
"Non posso," disse Beren, "perché la mia mano non è qui"; e stese il braccio mutilato.

Al pregio del volume aggiungono il loro contributo le già classiche illustrazioni di Alan Lee e la buona traduzione italiana di Luca Manini e Simone Buttazzi.

mercoledì 9 agosto 2017

Diario di un correttore di bozze: 9 agosto 2017

atarattico... Abbadidi...
Sono alcune delle soluzioni saltate fuori dalle parole crociate negli ultimi due numeri di EnigmisticaPiù, la concorrente della Settimana lanciata da alcuni mesi da Cairo Editore. Si intendevano "atarassico" e "Abbasidi". Complimenti e avanti così.

sabato 5 agosto 2017

Diario di un correttore di bozze: 5 agosto 2017

UUUAAARRRGGGHHH!!!
No, in ferie no, pietà! In un racconto di Stevenson letto non sotto l'ombrellone ma comunque nel relax (non diremo per pudore quale racconto né l'editore, che è un grosso editore, né il traduttore), in una frase in cui compariva "your family... mine...", mine è stato tradotto con "la miniera"!

giovedì 3 agosto 2017

Ci si rivede con...

Pausa estiva. Salvo interventi sporadici qua e là nel periodo di ferie, ci si rivede a ritmo regolare a fine agosto con, tra l'altro, la nuova rubrica:

SINDROMI



lunedì 31 luglio 2017

Janni è della stessa pasta del Capitano


Alan Moore e Kevin O'Neill rendono onore a Lovecraft con Nemo - Cuore di ghiaccio (Nemo: Heart of Ice), del 2013, pubblicato in Italia da BAO. Spiace spoilerare, ma il riutilizzo dei materiali lovecraftiani è troppo ghiotto. Nemo è un fumetto cyberpunk; la protagonista, Janni Dakkar, principessa indiana (dell'India, non d'America), è la figlia del celebre Capitano di Jules Verne, piratessa al comando di un Nautilus ipertecnologico e barocco. Le storie sono ambientate negli anni Venti-Trenta del Novecento. Tra le varie avventure, con Nemo e dopo, il Nautilus ha combattuto contro i tripodi marziani di H. G. Wells e rubato lo scheletro di King Kong. Cuore di ghiaccio si svolge nel 1925 — il che significa che Janni Dakkar arriva alla città aliena nascosta in Antartide cinque anni prima dei protagonisti delle Montagne della follia.

Perché ci va? Per un viaggio alla riscoperta delle proprie radici e di se stessa: proprio al Polo Sud, infatti, suo padre era andato a isolarsi per sfogare l'amarezza di avere avuto una figlia, non un maschio; e lì impazzì in circostanze poco chiare. La Capitana si ritrova così a percorrere le vie apparentemente deserte dell'immensa città costruita in epoca pre-umana dagli esseri venuti dal pianeta Yuggoth. Nel viaggio perderà molti dei suoi compagni, un po' a causa dei cinici inseguitori umani alle sue calcagna, un po' a causa di uno shoggoth a piede libero, che prende anche la forma di un grande pinguino albino, anzi no, della figura misteriosa avvolta in un sudario che appare al termine del Gordon Pym di Poe. Eppure sarà proprio lo shoggoth a. . . non spoileriamo troppo.

L'unico neo della storia è di essere fin troppo densa: qualche vignetta in più e/o in formato più grande avrebbe reso più immediata l'interpretazione degli eventi.

giovedì 27 luglio 2017

(As)saggi(ni): Giù botte da "veggenti"!

pattern digitale di Selkis (sito)

Picchia giù duro contro la religione, Schopenhauer, tanto per sfatare il pregiudizio ideologico che lo vede come un misticoide reazionario. La carica rivoluzionaria della sua filosofia l'aveva invece giustamente difesa Nietzsche. Su un tema così delicato è difficile dire se "si consiglia la lettura" di questo libro o no. Certo vale la pena leggerlo per apprezzare l'intelligenza dell'autore che già un secolo e mezzo fa, nel valutare i pro e i contro dell'esistenza delle religioni, in particolare il cristianesimo, mette sul tavolo una serie di problemi che fanno discutere ancora oggi. Ad esempio:

- Le religioni contribuiscono al bene della società o la danneggiano?
- Fondano l'etica o la affondano?
- Promuovono o inibiscono la conoscenza?
- Fede e potere: un'alleanza sacra, di convenienza...?
- I monoteismi sono intrinsecamente violenti?
- C'è un'analogia tra il messaggio di Cristo e le religioni orientali, induismo, buddismo?
- Creazione, o l'uomo discende dalla scimmia?
- La religione ha i giorni contati?
- Il cristianesimo è colpevole della strage di specie animali?
- Qual è stato il messaggio di Lutero? (Nel 2017 si celebra il cinquecentenario della Riforma)
- La teologia aggiornata (noi diremmo: il Concilio Vaticano II) sta "annacquando" e "svendendo" il Vangelo?


Arthur Schopenhauer, Sulla religione [estratti dai Parerga e Paralipòmena, cioè "opere collaterali"], trad. Alessandro Miliotti, Piano B edizioni, Prato 2009, pagg. 102, euro12

mercoledì 26 luglio 2017

Quando un mito ne intervista un altro


"Quando avverrà la rivoluzione in Inghilterra?" chiese Lenin a Herbert George Wells. No, non è un romanzo di fantapolitica, è un momento dell'intervista che l'autore della Guerra dei mondi fece nel 1920 al leader sovietico. Intitolata Russia nell'ombra (Russia in the Shadows), è da poco stata ripubblicata da Nuova Editrice Berti nella magnifica traduzione di Cristina Colla. Un reportage crudo e avvincente su una Russia allo sfascio, appena uscita da sei lunghi anni di guerra, tre mondiale e tre civile. Eppure Lenin, a capo di un partito a cui aderisce meno del 5% dei russi, è convinto che il suo Paese ce la può fare, e si sbilancia con promesse allucinanti: elettricità ovunque, treni inclusi! Nel duetto tra lui e Wells, i due fanno a gara a chi pronuncia più profezie. Di quelle positive, se ne sono realizzate poche. Quelle negative, tutte -- e non c'è bisogno di riassumerle, noi lettori del 2017 ci viviamo direttamente dentro.

sabato 22 luglio 2017

Sulle ali della nostalgia


Della serie Recuperi estivi, un film che mi incuriosiva addirittura trent'anni fa e più, ai tempi del liceo se non prima, soprattutto per l'impatto della locandina, e però mai visto: Nosferatu, la versione di Herzog del 1979, non l'originale di Murnau del '22.

Sicuramente un prodotto non commerciale. A colori e sonoro, ma con i ritmi lenti e la recitazione teatrale del film muti in b/n. Interessanti innovazioni rispetto al romanzo di Stoker. In particolare il protagonista, l'agente immobiliare, per raggiungere la Transilvania non parte dall'Inghilterra ma via terra da una città tedesca canalizzata che sembra Amsterdam. Cosicché il viaggio a ritroso di Dracula verso la sua Bella, passando "via mare" per il Mar Nero, è suggestiva ma poco credibile. Colpiscono molto le atmosfere funeree, al castello e anche dopo. C'è poi, verso la fine, la scena bruegheliana della festa in piazza durante la presunta epidemia (scena non presente nel romanzo) che è forse il momento più potente del film, vale da sola "il prezzo del biglietto".

E tuttavia, sull'insieme si rimane un po' delusi. La trama si barcamena tra fedeltà a Stoker e innovazioni, ma senza decidere con chiarezza, per cui tanti punti restano in sospeso. Un'altra idea forte è fare di Mina -- qui chiamata Lucy -- non la vittima passiva ma una coraggiosa eroina, molto più di Van Helsing. Ma anche questa novità è smaltita in maniera un po' frettolosa. Il "finale a sorpresa" è robetta di serie B. Forse la cosa migliore era che Herzog lavorasse completamente di testa sua e ricreasse l'opera da zero, come Sokurov per il Faust del 2011. Ma magari aveva troppi vincoli di produzione.

mercoledì 19 luglio 2017

Autobiografia per solo, orchestra e artigli

by Selkis + ilTM

Per scrivere la propria autobiografia, E. T. A. Hoffmann ha pensato bene di scriverla due volte, entrambe le volte in maniera sfalsata. "Le" autobiografie si trovano nel suo ultimo romanzo, lasciato incompiuto, Il gatto Murr, ma per esteso: Opinioni e vita del gatto Murr, comprensive della biografia frammentaria del maestro di cappella Johannes Kreisler in forma di casuali scartafacci, del 1819-21 (L'Orma, Roma 2016, pagg. LVIII + 414, euro 28).

Il funzionario pubblico e musicista Johannes Kreisler era un alter ego di Hoffmann, e il gatto Murr era il suo micio domestico. Il libro riporta l'autobiografia gonfiata e tendenziosa di Murr, animale intelligente disceso dal Gatto con gli stivali; solo che il testo è stato scritto sul retro di pagine già stampate con la biografia di Kreisler, opera di ignoto, cosicché il volume finale continua a saltabeccare da una storia all'altra, con interferenze "casuali" di ogni tipo. Come se non bastasse, alcuni episodi della vita di Kreisler coincidono con quelli di Hoffmann, altri no.

Da due mezze verità sembra però emergere una verità intera. Murr potrebbe essere definito il lato "animale" di Hoffmann, magari un po' egoista ma perché esuberante di energie, di istinti, armato di occhi che vedono al buio e di artigli, e comunque divertente. Kreisler invece è il lato malinconico dell'autore, pieno di conflitti interiori e di delusioni, incantato di fronte alle meraviglie del mondo ma esasperato di fronte alle piccinerie della società. In questo che è il suo capolavoro, Hoffmann raggiunge la perfetta integrazione tra "naturale" e "soprannaturale", che poi è una suddivisione forzata perché esiste un solo universo all-inclusive, bizzarro, oscuro, inquietante. I peggiori mostri si rivelano le ingiustizie, i soprusi, il disagio psico/relazionale. Un tribunale è più pericoloso di un vampiro. Lo stile grottesco non deve far dimenticare che Hoffmann, con i suoi scritti e soprattutto con la sua attività giudiziaria, lottava per arginare gli abusi dello Stato di polizia (prussiano), finendo sotto processo per questo (a salvarlo fu solo la morte precoce per malattia). Un raro esempio di scrittore realmente pericoloso.

P.S. Nella versione italiana del libro compare perfino un Doppelgänger tipicamente hoffmanniano: introduzione, traduzione e note del Gatto Murr sono infatti di Matteo Galli; negli Elisir del diavolo, si trattava di Luca Crescenzi, però guardacaso i due curatori scrivono nello stesso identico modo. E purtroppo (o per fortuna, direbbe Hoffmann) sono anche scappati un certo numero di errori.

sabato 15 luglio 2017

(As)saggi(ni): Generazione di fenomeni

sfondo digitale di Selkis

Gli editori non ce l'hanno fatta ad aspettare altri vent'anni fino al 2037 per celebrare Lovecraft in grande stile nel centenario della morte, quindi questo 80° anniversario è già tutto un pullulare di iniziative a lui dedicate. (Per altre recensioni: vedi). Tra i libri più belli e interessanti emerge la versione a fumetti del racconto The Temple del 1920, in grande formato a colori. Racconto giovanile e a prima vista secondario, ma sono Rotomago e Calvez a restituirgli il peso che merita: anzitutto attraverso inquadrature "cinematografiche" che rendono epica questa vicenda di horror psicologico/claustrofobico quasi interamente ambientata dentro un sottomarino. E poi, grazie al saggio conclusivo che colloca The Temple nel più ampio contesto dell'opera di Lovecraft e delle sue fonti, da Jules Verne a Herbert George Wells a Bram Stoker. Caso singolare in Lovecraft, ma normale nella cultura statunitense dell'epoca, i cattivoni sono tedeschi; e la cosa fa ancora più impressione a leggerla oggi, dopo la Seconda guerra mondiale.

Lo scrittore di Providence ha esaminato con attenzione e intelligenza la storia dei propri "predecessori" nel saggio Supernatural Horror in Literature del 1927 -- esattamente novant'anni fa, e poco dopo aver posto nella storia della letteratura la propria pietra miliare, The Call of Cthulhu (1926); ma, da vero gentleman, non cita mai se stesso. Nel saggio compaiono tutti i testi obbligati, da Apuleio a Beowulf a Dante a Horace Walpole e la scia venuta dopo di lui. Ovviamente ricevono speciale menzione gli scrittori che lui ama di più, come Lord Dunsany e Arthur Machen. Brilla invece per la sua assenza, chissà perché, E. T. A. Hoffmann. Notevole la presenza di valide e apprezzate autrici femminili (tanto per smentire la fama di misogino): Anna Laetitia Barbauld, Anne Radcliffe, Mary Shelley, ecc., fino a Emily Brontë.

* Rotomago (testi) - Florent Calvez (disegni), Il Tempio, NPE, Eboli 2017, pagg. 58, euro 14,90
* HPL, I bambini avranno sempre paura del buio [estratti da Supernatural Horror in Literature e altri scritti], a cura di Silvia Lumaca, Nuova Editrice Berti, Parma 2015, pagg. 106, euro 10

mercoledì 12 luglio 2017

Il fratello dandy di Hulk


Tra i lati sorprendenti di Oscar Wilde, c'era. . . suo nipote, Fabian Avenarius Lloyd detto Arthur Cravan. Due metri di paradossi. La sua storia è così unica che, per fare colpo, basta raccontarla semplicemente e per ordine. Nel fumetto edito da NPE, il testo di Gabriele Tinti fa parlare in prima persona il protagonista e chi lo ha incontrato, inclusi personaggi come Man Ray e Trotsky, a volte inserendo materiali d'archivio. I disegni a mezzatinta di Mauro Cicarè rendono visibile la vita e soprattutto "l'anima" di Cravan facendo affidamento su fisici scultorei (il suo, ma anche quello delle prostitute di cui era assiduo), espressioni facciali, "fotografie" degli ambienti circostanti, che si tratti di una città, un transatlantico, un ring o il fronte di guerra (la Prima mondiale). E improvvisamente perfino un personaggio cult come Rocky Balboa appare banale.

Ancora una volta, per la scoperta di questi gioielli pubblicati da geniali editori coraggiosi, un grosso grazie a Carlo e Francesca della libreria "Mannaggia" di Perugia (vedi). Tanti altri titoli in arrivo, tutti da divorare e recensire. Carlo Sperduti è a sua volta autore di racconti in cui il gusto per i giochi di parole e i paradossi surreali si abbina a una visione malinconica del mondo reale, segnata da fragilità e violenza.

lunedì 10 luglio 2017

(As)saggi(ni): Con l'acqua alla gola


Sono state le compagnie di crociera a trasformare radicalmente l'idea del mare nell'immaginario collettivo occidentale: un posto bellissimo e prestigioso, dove dedicarsi ad attività rilassanti in mezzo a fotomodelle in bikini. Ma fino ai recenti sviluppi tecnologici (radar) e al boom economico (vacanze), il mare era un posto pericolosissimo, in cui si mandavano a morire poveracci e delinquenti per un tozzo di pane.

Nella letteratura di Ottocento e inizio Novecento il mare è sì l'elemento in cui il Capitano Nemo compie le sue eroiche imprese (Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari), finendo comunque male, ma è soprattutto il "lato oscuro" della Terra (Herman Melville, Moby Dick), un mostro contro cui lottare fino all'ultimo respiro (Victor Hugo, I lavoratori del mare), un ambiente indifferente che schernisce le fatiche del povero pescatore (Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare), uno scenario di cannibalismo e apparizioni spettrali (Edgar A. Poe, Gordon Pym), il territorio del terribile "pesce-cane" (non una balena; Collodi, Pinocchio) e dell'Olandese Volante, il paravento degli esperimenti del Dottor Moreau (Herbert George Wells), l'incubatrice di una minaccia alla sanità mentale e all'esistenza stessa dell'umanità (Howard P. Lovecraft, passim). . .

L'editore romano Nutrimenti ha appena pubblicato Gli Allegri Compari di Robert Louis Stevenson nell'ottima traduzione di Fabrizio Pasanisi; racconto scritto nel 1882 e ambientato nel Settecento. Gli "Allegri Compari" sono gli spruzzi di schiuma che si formano tra gli scogli dell'immaginario isolotto scozzese di Aros: danzano, urlano, fanno bisboccia quando c'è tempesta, meglio ancora se una nave affonda. Il vecchio Gordon Darnaway -- un cognome che è un programma -- vive da solo con la figlia Mary e il servitore Rorie. Nella vita il vecchio ne ha passate tante e si è inacidito. Sta su un'isola ma non sa neppure nuotare, talmente odia il mare. Appare devoto, perfino bigotto, però teme i demoni delle acque; peccato che quelle immense colonne liquide abbiano il potere magico di risvegliare i suoi istinti peggiori. Racconto scritto con eleganza tutta inglese, dove l'orrore sta nelle cose. Quasi la versione marina di Shining.

giovedì 6 luglio 2017

Fotorecensioni: Sergio Toppi

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Ci voleva Sergio Toppi per raccontare storie ambientate nel profondo Sud degli Stati Uniti come se fossero fiabe delle Mille e una notte (nella versione spuria, quella arrivata in Occidente con Galland). Le atmosfere sono sospese, cariche di inquietudine e presagi. L'eroe, anzi antieroe si muove solitario. Molti personaggi agiscono con violenza, ma in maniera inattesa, bizzarra. Il cortile di uno sfasciacarrozze o una catapecchia hanno le modanature surreali dei palazzi del misterioso Oriente. Nell'ombra strisciano presenze sovrumane, stavolta non jinn ma nientemeno che Baron Samedi. Gli animali partecipano alle avventure umane con saggi -- e inutili -- ammonimenti, oppure diventano l'incarnazione di una maledizione. Le donne sono energiche combattenti oppure vittime del desiderio sessuale. E a evocare tutto questo, come nelle Mille e una notte (la versione originale del XIII secolo), è la musica.

Sergio Toppi, Blues, NPE, Eboli 2017, di 62 pagine in formato 21x30 più due tavole a colori, euro 14,90. Unico rilievo critico, da nessuna parte è indicato l'anno in cui Toppi realizzò le due storie. Il fatto che si usi il termine "negro" non solo in bocca ai razzisti ma anche nelle didascalie fa risalire a qualche decennio fa; si poteva forse rimediare con una correzione elettronica, però tutto sommato l'ambientazione sociale del fumetto rende coerente la scorrettezza politica. Da allora, qualunque sia l'"allora" in cui avvengono queste storie, la situazione negli Usa non è migliorata granché.

mercoledì 5 luglio 2017

Recensione di. . . un catalogo


Sono specializzate in fumetti le edizioni NPE, acronimo del salernitano Nicola Pesce: fumetti d'autore, o sperimentali, o giovanili, o famosi, o letterari, o combinazioni assortite di tutto questo. Ma perfino i cataloghi sono da collezione! Nella foto, quello di aprile-settembre 2017. Di grande formato, cartonato, con copertina elegantissima e pagine interne belle anche da guardare, oltre a ricavare informazioni sui titoli disponibili. A presto con qualche recensione di volumi sbucati da dentro il catalogo.

lunedì 3 luglio 2017

(As)saggi(ni): Scrivere fiabe con il martello

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Di "sana cattiveria" ce n'è quanta basta nelle fiabe tradizionali, dalle Mille e una notte (nel testo originale del XIII secolo) in là. Decenni di buonismo di mercato, tra libri politicamente corretti e film di animazione sdolcinati, hanno un po' narcotizzato il settore, facendo dimenticare che perfino Pinocchio e Gianni Rodari erano tutt'altro che innocui. A ri-nobilitare il genere con iniezioni di verità ci provano, tra gli altri, Ambrose Bierce e vari cartoni animati in tv.

Ed ecco che Silvia Vecchini, pur attiva nell'editoria cattolica, reinterpreta una serie di classici da Hansel e Gretel a Riccidoro e i tre orsi al Brutto anatroccolo con una certa dose di aggressività, in chiave femminista e qualche stilettata a tradimento. Filastrocche semplici, godibili, che si soffermano su un aspetto o un momento particolare della fiaba: "Ti facevo più sveglio, più serio" dice ad esempio la Sirenetta, "Sono bella, mica scema" precisa Biancaneve. E la morale della favola? Beh, troviamo insegnamenti del tipo: "Se tuo padre è un orco / non ti basterà / dormire indossando una corona", "Brace accesa il mio valore / solo adesso so chi sono / sorellastre, non perdono", "Essere pronti se serve / a rendere / male per male", "È dura, / non sono sicura / di potercela fare / non so se di me / mi posso fidare".

Allo stesso tempo immediate, raffinate e di grande impatto le illustrazioni. Silvia Vecchini (testi) - Arianna Vairo (disegni), In mezzo alla fiaba, Topipittori, Milano 2015, pagg. 46, euro 16.

sabato 1 luglio 2017

(As)saggi(ni): Dracula va alla guerra


La Dama del Sudario (The Lady of the Shroud) è il romanzo di Bram Stoker del 1906, ossia del periodo post-Dracula, appena ripubblicato dalla casa editrice Elliot. Il libro, che mischia generi diversi, rimane bellissimo fin verso metà. Si comincia con un ritratto feroce della società inglese di inizio Novecento, a partire da un'immensa eredità toccata a Rupert, un tizio scapestrato cioè pieno di talenti, libero e anticonformista, e quindi disprezzato dai parenti piccolo-borghesi. Si viene poi catapultati in una situazione horror surreale, un po' alla Hoffmann, con una misteriosa figura femminile che "è e non è" una vampira. In entrambe queste sezioni lo stile dello scrittore irlandese dà il meglio di sé, con un susseguirsi di documenti (è un romanzo epistolare) che tengono inchiodato il lettore. Dopodiché, purtroppo, la storia degenera in un feuilleton avventuroso che tradisce completamente le atmosfere precedenti, con vari capitoli mal scritti e mal collegati, pieno di colpi di scena tirati per i capelli, per terminare con l'esaltazione del capitalismo selvaggio e del militarismo.

A rendere interessante la parte finale è il contesto storico, con il declino dell'Impero ottomano e l'aggressività degli Imperi centrali. Già si intravede all'orizzonte la Prima guerra mondiale. Stoker propone addirittura una soluzione per sventare il conflitto: la creazione di una Confederazione balcanica, con l'adesione nientemeno che della Turchia. Ma questo guizzo di fantapolitica non basta a compensare il fatto che Rupert, l'ex-scavezzacollo con ex-interessi per il soprannaturale, si è integrato fin troppo bene nel jet set; mentre l'inquietante Dama del Sudario diventa una moglie sottomessa, prodiga di consigli per l'aumento del fatturato. I veri orrori sono questi... Stoker lo ha fatto apposta a scopo ironico? Non si capisce.

P.S. Gli stessi difetti, ancora più accentuati, si ritrovano nel suo ultimo romanzo, La tana del Serpente bianco (The Lair of the White Worm) del 1911, che però offre anche una serie di scene assolutamente straordinarie.

giovedì 22 giugno 2017

Fotorecensioni: E. T. A. Hoffmann

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Gli elisir del diavolo di E. T. A. Hoffmann (1815-16) è un romanzo reversible come certi abiti di moda: a leggerlo la prima volta appare una cosa, a leggerlo la seconda un'altra. La prima volta domina il mistero, l'allucinazione. La seconda volta la storia diventa un giallo di cui si conosce già il finale, e il gusto consiste nel riannodare i fili. Paradossalmente, nonostante l'alone surreale che avvolge l'opera di Hoffmann, negli Elisir del diavolo quasi tutto alla fine si rivela spiegabile come una somma di equivoci, menzogne e combinazioni fortuite. La maggior parte dei fenomeni paranormali ricevono una spiegazione scientifica, perlomeno alla luce delle dottrine dell'epoca, spec. il mesmerismo; oppure si giustificano alla luce del folklore diffuso. Solo qua e là, per sbadataggine simulata, lo scrittore si diverte a seminare dettagli di cui non viene fornito nessun tipo di causa, neppure soprannaturale (p.es. la chiave con cui frate Medardo apre d'istinto la cassettina con l'elisir del diavolo, anche se lui stesso aveva nascosto altrove la "vera" chiave).

Un tema che viene evocato ma nascosto è quello del vampirismo, che balugina in alcune apparizioni o in espressioni come revenant, "bere il sangue", ferite sul collo... Ma soprattutto, sembra di trovarsi di fronte a una versione lisergica del Ritratto di Dorian Gray, tra dipinti e personaggi che sono uno il "ritratto vivente" dell'altro. Sì, perché il moltiplicarsi angosciante dei Doppelgänger ha una solida base biologica. Di più: sessuale. Di più: incestuosa, che in confronto Chinatown di Roman Polanski è robetta da ridere.

Il romanzo è disponibile in italiano nella bella edizione a cura di Luca Crescenzi, L'Orma editore, Roma 2013, pagine LXV + 310, con foto di materiale documentario e un utilissimo albero genealogico, euro 25.

mercoledì 21 giugno 2017

Parla la moglie di Lovecraft


Il grande merito della nuova biografia di Lovecraft scritta dal poliedrico cantautore e saggista Paul Roland è il sano pragmatismo anglosassone. Non sbrodolamenti sugli "orrori cosmici" ma facts and figures: dove abitava Lovecraft, che faceva tutto il giorno, a quanto ammontavano gli assegni che riceveva, cosa leggeva, cosa mangiava, dove andava a visitare cosa, chi frequentava, che ne pensava degli altri e che cosa gli altri pensavano di lui.

Merito nel merito, l'approfondimento della sua relazione con Sonia Haft Greene: come si sono conosciuti, come si sono innamorati e poi sposati, le battaglie che hanno combattuto insieme, le gioie, il romanticismo, le difficoltà, le incomprensioni, la sofferta decisione del divorzio... poi neppure ufficializzata visto che, al momento della morte di lui, i due risultavano ancora coniugati. Sonia ne esce come una donna fantastica, moderna, spigliata, dinamica, capace di enormi sacrifici per quell'uomo coltissimo, un po' strambo, gentleman seppure con crisi ricorrenti di razzismo (e però una donna ebrea l'aveva pur sposata), e capace di vero affetto verso la moglie, anche se passava troppo tempo con gli amici al club. Un autore gigantesco che si era roso il fegato per tutta la vita. Sì, lei aveva visto giusto. "Con il passare degli anni, sono certa che diventerà per le future generazioni di lettori una figura misteriosa e leggendaria".

Paul Roland, Il sogno e l'incubo. Vita e opere di H. P. Lovecraft, Tsunami edizioni, Milano 2017, pagg. 222, con foto e altro materiale illustrativo, euro 19

lunedì 19 giugno 2017

Ma un cuore umano ha (il diavolo, s'intende)

Mao Dante: fan art di ilTM + Selkis

Bella cosa l'infanzia, però a volte è fuorviante. Per la maggior parte degli italiani, Go Nagai rimane il creatore di Goldrake (che poi si chiamava Grendizer o Gurendaiza), Mazinga e Jeeg Robot... e per qualcuno, di Cutie Honey... ma la sua produzione standard è di un genere abbastanza diverso. Ultimo arrivato in Italia è Shin Mao Dante, remake del suo Mao Dante del lontano 1971: sono ora disponibili nelle nostre fumetterie i quattro albetti di cui è composta la storia, anche se in Giappone era uscita nel 2002.

Shin significa "nuovo", mao "re demone", Dante è proprio un omaggio al poeta. In Shin Mao Dante si sente ancora qualche eco delle "classiche" storie di robottoni da guerra, ma all'interno di un quadro più complesso. Come in molte opere recenti di Nagai, abbiamo un mix esplosivo di mitologia greca, immaginario religioso cristiano (in particolare la Divina Commedia illustrata da Doré), parapsicologia e fantascienza. E stavolta i robot sono addirittura "in missione per conto di Dio" come i Blues Brothers, solo che qui Dio è l'invasore alieno, e i demoni -- capitanati da Dante -- difendono la loro Terra contro di lui.

Particolarmente intensi i due albi di mezzo. Nel secondo, forse il più bello, a un uso misurato degli effetti speciali si accompagna uno squarcio su una società crudamente realistica tra ossessione per la sicurezza, gruppi paramilitari violenti, abusi sessuali, disagio generazionale, padri assenti, sette religiose, poteri politici occulti. Una piccola perla è la citazione dalla processione dei monaci in Fantasia di Walt Disney. Nel volume 3 si assiste invece a una scissione psicofisica come nella Metamorfosi di Kafka, solo che qui il "corpo estraneo" è grande come King Kong o Godzilla, con tutte le conseguenze.

mercoledì 14 giugno 2017

Il santo patrono dei correttori di bozze


Sfata parecchi luoghi comuni su Lovecraft, questo raro e prezioso volume pubblicato da Fanucci nel 1976 (Sfida dall'Infinito, a cura di Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco, che espande l'originale del 1970, The Horror in the Museum and Other "Revisions", a cura di August Derleth. Ottima la traduzione di Roberta Rambelli). Nei saggi scritti da varie persone che lo avevano conosciuto di persona, il "solitario di Providence" appare abbastanza diverso da come lo dipinge la leggenda. Tanto per cominciare, non era granché solitario. Era socievole, generoso e spiritoso, frequentava circoli culturali e addirittura donne, aveva come tutti alcune cose che non prediligeva -- p.es. il pesce -- ma senza farne una fobia, ed era meno razzista del "previsto", anzi vari suoi corrispondenti e sua moglie stessa erano ebrei. Si autodefiniva un uomo del passato, ma poi si teneva aggiornato su tutte le discipline scientifiche all'avanguardia, dalla psicanalisi di Adler alla teoria della relatività di Einstein al pensiero di Bertrand Russell. I racconti inclusi nel volume sono quelli che HPL riscriveva, o magari scriveva da cima a fondo, per conto di altri per guadagnarsi da vivere. Si tratta di gioielli di horror e fantascienza, con situazioni di partenza spesso standard ma poi sviluppate con raffinatezza, e ancora adesso di grande impatto. Di rilievo, come sempre nel Lovecraft maturo, lo sfondo sociologico delle vicende, con diffuse situazioni di emarginazione e soprusi in un mondo che ormai è il nostro di oggi.

Noi editor e correttori di bozze dovremmo andare fieri di un simile Patrono.

venerdì 9 giugno 2017

Remainders con il pedigree


A fare normalmente il fascino delle librerie remainders è la possibilità di dissotterrare elettrizzanti tesori in mezzo a montagne di ciarpame. Ma un fascino "altro" e "alto" ce l'ha la libreria Barlumi di Savigliano (pagina FB) dove, caso raro, i volumi usati vengono scelti uno per uno. C'è di tutto: narrativa, libri illustrati, edizioni per ragazzi, saggistica (storia, filosofia, religioni, letteratura), arte, teatro, musica, testi rari, opere straniere in lingua originale... e tutto quello che c'è è interessante. Nel frattempo si ordinano anche libri & libri scolastici nuovi. La nuova bellissima sede, ampia e solare, ricavata dentro strutture architettoniche del Settecento, si presta a ospitare eventi culturali. Attendiamo fiduciosi ;-)

giovedì 8 giugno 2017

La poesia non è rose e fiori


L'espressione del poeta Sergio Gallo, ripreso ieri durante una performance in quel di Genòla (Piemonte), fa ben vedere che i temi delle composizioni liriche non si devono per forza limitare allo sbocciare dei fiorellini in primavera. Qui sotto il testo de Le urla del riccio, che ho avuto l'onore di recitare in pubblico. Se si fa pausa dove compare il segno "/" e si pronunciano attaccate le parole unite dal trattino, si noterà che il ritmo metrico è alla latina, volente o nolente. Tratto dalla raccolta Corvi con la museruola, LietoColle, 2017. Buona lettura.
Senti ancora nel / cuore della notte
le urla / strazianti-del riccio?
Quello / che inavvertitamente
nel giardino hai / arso vivo
dando fuoco alle / sterpaglie autunnali?
Rintanato sotto / il mucchio di / foglie secche
avviluppato nelle / onuste maglie / del letargo
ormai senza / via di scampo
gemeva lambito / dalle fiamme
e i suoi acuti / lamenti risuonavano
più lancinanti del / disperato pianto
d'un bimbo-più / inquietanti
del bramito / improvviso d'un cervo
nella tenebra / del faggeto
più sinistri / e lugubri
del canto / notturno degli strìgidi
mentre l'odore degli / sterpi combusti
già / si mesceva agli / effluvi dolciastri
della / carne bruciata. 
Così in ogni / corpo / privo di vita
dei piccoli / erinacei solitari
che inermi / giacciono ai / bordi-delle strade
travolti senza / pietà-dalle automobili,
in ogni / carcassa sbranata / dalle volpi
o straziata dai / becchi aguzzi
di corvidi / spazzini-in ogni
appallottolato / manto d'aculei
è il mio / cuore-inconsolabile
per questo / ed ogni tempo
di silenziose / stragi.
Senti ancora / nel mezzo della notte
le urla / agghiaccianti-
-del / riccio di terra?


mercoledì 31 maggio 2017

Fotorecensioni: La valle dei ragni


La valle dei ragni è un racconto scritto da H. G. Wells nel 1903, dopo i romanzi che lo hanno reso immortale. Breve ma denso, visto che in una ventina di paginette riesce a mettere insieme una storia di denuncia sociale, il genere storico (apparentemente ambientato nel Seicento), il western, l'horror e la fantascienza, anzi fantabiologia alla Dougal Dixon. Come spesso in Wells, il vero mostro siamo noi; qui, un "vero uomo del West" insegue una ragazza meticcia per il puro gusto di abusare di lei, anche se potrebbe avere tutte le donne che vuole, come Don Rodrigo con Lucia. Senza svelare il seguito, e forzando forse un po' le idee dello scrittore, potremmo dire che i ragni sono la vendetta "sciamanica" della ragazza.

Nei suoi momenti di ottimismo, Wells riteneva che proprio il superamento delle peggiori pulsioni umane costituisse lo scopo dell'evoluzione sociale. Due Guerre mondiali gli istillarono il dubbio che l'impresa fosse disperata. La valle dei ragni è stato pubblicato nel 2012 da Adelphi insieme a un altro testo, L'impero delle formiche, in parte sullo stesso tenore ma più surreale, stranamente simile a qualche racconto di Dino Buzzati.

sabato 27 maggio 2017

(As)saggi(ni): Marte è una severa maestra

E. R. B., La Principessa di Marte
adatt. Roger Langridge, dis. Filipe Andrade, 2012

Ma è proprio necessario scegliere tra fantasy e fantascienza? In questi ultimi anni i vari Tolkien, Harry Potter, Eragon ecc. hanno conquistato gli scaffali delle librerie e le sale cinematografiche affossando, perlomeno in Italia, il mercato della sci-fi (con l'eccezione dei film Marvel). Con grande rabbia dei discepoli "puri e duri" della scuola di Arthur Clarke e Isaac Asimov.

E però, "l'uomo non divida ciò che Dio ha unito". Già nel fantasy rinascimentale aleggiava un pizzico di fantascienza tra veicoli volanti, armature con i superpoteri, ibridazioni genetiche. E addirittura nel Medioevo Dante aveva teorizzato la Mente ad alveare. Quarant'anni prima che in Italia venisse coniata la parola "fantascienza", Edgar Rice Burroughs aveva creato John Carter, dove la distinzione tra i due generi letterari è impossibile.

Come sottolineò Ron Hubbard quando ancora era una persona seria, cioè uno scrittore di intrattenimento: la hard sci-fi, tutta concentrata sulle descrizioni di macchinari e con protagonisti privi di personalità, non poteva durare a lungo. Il terrestre John Carter, che per motivi "scientifici" si trasforma in un supereroe su Marte, ha l'atleticità di Tarzan e, come lui, incontra sulla sua strada mostri, strani indigeni e pin-up ma, diversamente da Tarzan, deve fare i conti con un pianeta in cui l'aria è razionata (cfr. Total Recall di Verhoeven). A proposito, dopo il G7 di Taormina. . .  Mr. President, what about la nostra aria?

giovedì 25 maggio 2017

(As)saggi(ni): La fanta-fantascienza di Poe


Edgar Allan Poe era così immenso che, se fosse stato italiano, oggi lo esalteremmo come un genio universale a livello di Leonardo da Vinci. Invece era americano "e quindi" era solo un alcolizzato che scriveva storielle macabre. Narrativa, poesia, saggistica, avventura, giallistica, scienza, fantascienza, fantasy, satira sociale, critica letteraria, psicologia, humour, e anche horror: con qualunque genere letterario si cimentava, riusciva a farlo come nessun altro, precorrendo tutto il precorribile.

Una delle sue opere più sbalorditive resta probabilmente il poemetto Al Aaraaf, scritto quando aveva 20 anni, o addirittura 15. Il titolo, evocativo e un po' fuorviante, deriva da un termine arabo che nel Corano indica una specie di purgatorio situato in una stella. Affascinato dall'astronomia (vedi il suo canto del cigno: Eureka), Poe qui mette insieme vari temi che poi affronterà in separata sede nel Dialogo tra Monos e Una e in quello tra Eros e Charmion. In Al Aaraaf a dialogare sono un lui e una lei, innamoratissimi. Man mano che si procede nella lettura, si scopre che lei, Ianthe, non è terrestre, è un'entità aliena. E prima di incontrare lui, Angelo, lei faceva parte di una mente collettiva dentro un asteroide che. . .  è andato a sbattere contro la Terra, distruggendola. Galeotto fu l'impatto.

sabato 20 maggio 2017

(As)saggi(ni): Il corsaro del nero spazio


I mali del capitalismo: potrebbero essere sintetizzati così i racconti di fantascienza di Emilio Salgari, ora raccolti nel libro Alla conquista della Luna edito da Cliquot: 
Negli abissi dell'oceano [attacco missilistico contro la piovra]
La "Stella filante" [il primo collegamento aereo di linea transoceanico]
Alla conquista della Luna
E di genere un po' diverso: 
Inghiottiti dal Maelström! [una specie di Titanic a cui accadono due disgrazie]
Lo scheletro della foresta [un giallo/horror/parodia]
L'isola delle Sette Città [il mito rinascimentale delle Isole Fortunate]

Come i suoi colleghi Poe, Verne e Wells, il creatore di Sandokan e del Corsaro Nero si dimostra spesso profetico: il turismo spaziale, i motori a idrogeno e a energia solare, gli abusi territoriali delle multinazionali, l'emergere di nuovi Paesi sulla scena (BRIC, ecc.). . .  A caratterizzarlo rispetto agli altri è anzitutto un tono spiccio, tutto azione e quasi niente teoria; il che, siccome le teorie invecchiano in fretta, conserva freschi i suoi racconti a distanza di un secolo. Ma soprattutto, a colpire nelle sue storie di fantascienza sono le atmosfere tragiche, segnate dal destino. Salgari non crede nel soprannaturale, però per lui è la cosa più naturale del mondo che le cose vadano storte. Una società in preda alla frenesia di conquista, economica e militare, si prepara da sola le proprie catastrofi. La causa e la conseguenza è la follia, sia individuale/clinica che di massa.

Quando lo scienziato superstite dell'esperimento lunare viene ritrovato alla deriva, senza "indosso alcun indumento. . .  coperto di cicatrici che parevano prodotte da profonde bruciature e che dovevano renderlo irriconoscibile, anche ai suoi stessi amici", sembra un'allusione al girone dell'inferno dantesco in cui vengono puniti i "violenti contro Dio e la Natura". Volumi preziosi come questo si trovano nella nuova libreria "Mannaggia" di Perugia (sito), specializzata in editori indipendenti di tutti i settori: narrativa, saggistica, illustrazione, fumetto.

giovedì 18 maggio 2017

(As)saggi(ni): Il Collezionista di orrori


L'Argentina non è solo terra di Papi ma anche di grandi fumettisti. Pubblicato da MagicPress, è appena arrivato in Italia il libro Gli incubi di Lovecraft di Horacio Lalia. Come singolo volume, probabilmente la più ampia raccolta di storie a fumetti tratte dalle opere del Maestro di Providence, ben 18. Manca qualche classico (tra cui Innsmouth, La cosa sulla soglia, Colui che sussurrava nelle tenebre), in compenso compaiono numerosi racconti giovanili o "secondari" (L'alchimista, La palude della luna, Innominabile, ecc.) e anche uno spurio (La Conca delle streghe, di August Derleth su appunti di HPL).

La trama segue da vicino il testo dei racconti originali, senza le gustose varianti introdotte da un I.N.J. Culbard o un Erik Kriek. Il punto debole di questi Incubi sono proprio le citazioni da Lovecraft: confusionarie, a volte ridondanti rispetto alle immagini, a volte invece mancano elementi importanti del racconto. Così Lalia fa, paradossalmente, un torto a se stesso come disegnatore. Il suo stile è quello narrativo tradizionale, arte in cui eccellono i fumettisti argentini. Anche gli effetti speciali sono standard: collage o fotografie sgranate e/o polarizzate e/o in negativo. Sull'insieme, da questo punto di vista, un'opera meno sperimentale e spettacolare di quella del suo maestro Alberto Breccia.

Ma Horacio Lalia, che è un veterano, sa dare un tocco intenso, tutto suo, alle storie di horror cosmico di HPL. Personaggi catturati nella loro espressività, tra il realistico e il grottesco. Vicende di emarginati segnati dal destino. Uomini solitari persi in ambienti silenziosi, inquietanti -- che siano paesaggi selvaggi o le strade di New York (Egli) -- alla ricerca di oggetti strani, un po' come nel Collezionista del nostro Sergio Toppi. Conviene percorrere questi Incubi di Lovecraft come se fossero un film muto: solo con gli occhi, lasciandosi attirare dalla magia del loro bianco&nero.

mercoledì 17 maggio 2017

(As)saggi(ni): Cogito ergo nescio quia cogito


Una breve e densa "dissertazione filosofica" sull'attività del pensare, con le sue potenzialità, le sue maledizioni e i suoi paradossi, si trova in un'ottava di Giovan Battista Marino, dal suo immenso poema Adone del 1623 (canto 12, st. 200). Il testo si riferisce a un caso specifico: il dolore della fata Falsirena per l'amore non corrisposto che nutre per il bello dei belli, ma si presta ad assumere una portata più universale.
Ma se questo è pensier, deh perché penso?
Crudo pensier, perché pensar mi fai?
Perché, s'al proprio mal penso e ripenso,
torno sempre a pensar ciò ch'io pensai?
Perché, mentre in pensar l'ore dispenso,     [gioco di parole]
non penso almen di non pensar più mai?
Penso, ma che poss'io? Se penso, invero,
la colpa non è mia ma del pensiero.

lunedì 15 maggio 2017

In anteprima il progetto per la nuova chiesa di Eggi

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Dovrebbe essere intitolata a san Giovanni Paolo II, nonostante le proteste dal mondo anglosassone per una maggiore appropriatezza di san Giorgio.

domenica 14 maggio 2017

Arte futurista, computer incluso


Era già dotata di laptop la disinvolta Madre ritratta con figlio da Carlo Carrà nella prima metà degli anni Trenta. L'opera è tra quelle, un centinaio, attualmente in esposizione a Perugia per la mostra "Da Giotto a Morandi" (sito), che raccoglie il meglio dell'arte in possesso delle Fondazioni bancarie di tutta Italia. Tra i pittori e scultori presenti: Beato Angelico, Guido Reni, Guercino, Palma il Giovane, Luca Giordano, Canaletto, Giovanni Fattori, Giovanni Boldini, Pelizza da Volpedo, Scipione, Adolfo Wildt, Medardo Rosso, il 'padrone di casa' Gerardo Dottori. . .  nonché vari interessanti autori 'minori' tra cui il seicentesco Giovanni Antonio Molineri di Savigliano. Indimenticabile per la sua potenza la Deposizione di Cristo nel sepolcro di Ferraù Fenzoni.

giovedì 11 maggio 2017

(As)saggi(ni): La religione del Libro

Il drago Fùcur [Fuchur], la strega Xayde [Xayíde]

Se la storia è infinita. . .  allora, per definizione, non si è mai troppo in ritardo per leggerla. Il capolavoro di Michael Ende ha fatto furore nei "favolosi" anni Ottanta, ma a distanza di decenni non è invecchiato, anzi il suo magazzino di brillanti idee continua a essere saccheggiato dai nuovi autori. La Storia Infinita possiede la ricchezza di contenuti del Signore degli Anelli seppure in una struttura un po' più sciolta -- qua e là si nota qualche buco narrativo. Ogni tanto, poi, dentro gli eventi fanno irruzione discorsi filosofici e religiosi, che comunque stimolano la fantasia pure loro perché meno facili da inquadrare rispetto al cristianesimo delle Cronache di Narnia di CS Lewis; Ende infatti pescava e rielaborava a modo suo dalla variopinta galassia New Age (per informazioni più precise, vedi il sito ufficiale).

Sa un po' di rivalsa il fatto che un tizio di nome Ende, in tedesco "fine", abbia scritto una storia unendliche, "senza fine". Non perché non abbia una conclusione ma perché è la storia di tutte le storie, quella che contiene tutte le altre, e se stessa, e noi. Il che crea delle stratificazioni molto interessanti, che influiscono sulla nozione di tempo e sul funzionamento della psiche. Soprattutto quando comincia la degenerazione del protagonista Bastiano nella seconda parte del romanzo, assente nel film del 1984, il lettore si trova in contemporanea su almeno tre livelli: a) quello che Bastiano fa e pensa nel regno di Fantàsia, b) quello che effettivamente gli sta succedendo, causato da lui stesso, dal suo incoscio freudiano, ma da lui non capito, c) i paralleli con la sua vita sulla Terra. Alla fine questi livelli dovranno collassare uno nell'altro, con un po' di fortuna.

mercoledì 10 maggio 2017

Inni micro: Fedele valoroso

Fedele valoroso! Valorosamente detto e fatto:
testimoni, giuria, giudice intendevano travolgerti
ma hanno soltanto sfogato la loro furia.
Loro passeranno, tu possiederai l'eternità.


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

martedì 9 maggio 2017

Diario di un correttore di bozze: 9 maggio 2017

Anche quest'anno milioni di giovani da 40 Paesi si sono ritrovati a Loppiano...
Erano qualche centinaio.

mercoledì 3 maggio 2017

Inni micro: "Su, Fedele"

Su, Fedele, sii forte, sta' accanto al tuo Dio!
Dei malvagi non temere malizie e manganelli,
annuncia con audacia, la verità ti affianca:
per lei muori, poi corri vittorioso alla Vita!


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

mercoledì 26 aprile 2017

Inni micro: Fiera delle Vanità

Fiera delle Vanità! È qui che i pellegrini
sono incatenati e spintonati da parte;
già in passato di qui il Signore passò
e gli diedero morte sul colle Calvario.


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

lunedì 24 aprile 2017

(As)saggi(ni): L'angelo di H. G. Wells

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Forse non tutti sanno che. . .  nel 1895, lo stesso anno in cui uscì il romanzo destinato a renderlo famoso, The Time Machine (La macchina del tempo), Herbert George Wells pubblicò anche un altro romanzo breve o racconto lungo: The Wonderful Visit (La visita meravigliosa), oggi ingiustamente snobbato.

Il tema è tra quelli chiave nell'opera di Wells: la degenerazione dell'umanità che "si accontenta". La visita meravigliosa è quella di un angelo, capitato chissà come sulla Terra e ferito per sbaglio dalla fucilata di un parroco di campagna che ha l'hobby dell'ornitologia. Al sacerdote (anglicano), anziano e disilluso, si spalanca all'improvviso una finestra su un mondo diverso, colorato, entusiasmante. Ma la comunità del villaggio accoglie con freddezza e scandalo l'ospite inatteso, prendendolo per un pazzo -- "Un angelo! Figuriamoci!" -- o un imbroglione, se non l'amante efebico del parroco. Una storia raccontata con enorme maestria da Wells, che inserisce l'elemento soprannaturale in un contesto quotidiano della massima concretezza. Una storia triste, di emarginazione e abusi, che inizia in maniera tutta diversa dall'Isola del Dottor Moreau ma poi va a finire sostanzialmente allo stesso modo.

L'angelo non è da interpretare in senso stretto, religioso. Lo scrittore specifica che si tratta di un essere venuto fuori "dall'arte italiana", non dall'aldilà. L'angelo può essere qualunque cosa che irrompe nella nostra esistenza per provare a trasformarla. Sapremo vederlo?

giovedì 20 aprile 2017

(As)saggi(ni): Il fratello mite di D'Annunzio


Un felice contrappunto "in minore" accompagna il classicismo "in maggiore" di Gabriele D'Annunzio al Vittoriale degli Italiani. Sono le sculture di Ugo Riva collocate in diversi punti nei giardini di Gardone Riviera. In entrambi i casi l'eredità della Grecia antica viene rielaborata in senso moderno; solo che, per D'Annunzio, moderno significava l'interventismo militare e il prometeismo di stampo ottocentesco, mentre per Riva significa un'atmosfera malinconica e di incertezza. In entrambi i casi si vede anche la mediazione culturale del Rinascimento: Michelangelo per il Vate, Piero della Francesca per lo scultore bergamasco. Sia come sia, la "strana coppia" funziona, e le opere recenti si inseriscono perfettamente tra i muraglioni del parco, un po' etruschi, un po' da bunker.

Per curiosità, la forma a chiocciola della fontanella richiama il tipico marmo veronese in cui sono incastonati fossili di ammoniti preistoriche.

mercoledì 19 aprile 2017

Inni micro: Il Parolaio

Il Parolaio come arruffa subito le piume!
Con che coraggio ciarla! Come presume
di abbattere gli avversari! Ma appena appena
il Fedele cita opere sincere, lui come la luna
stata piena ieri, sbiadisce e poi sparisce.
Così per tutti, tranne chi col cuore agisce.


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

mercoledì 12 aprile 2017

Inni micro: Le prove

Le prove che aspettano le persone
che credono alla chiamata del Cielo
sono tante, e confacenti alla carne,
e arrivano arrivano arrivano a ondate,
perché presto o tardi noi ne possiamo
essere presi e sconfitti e destituiti.
Ah che i pellegrini -- quindi i pellegrini
vigilino e valorosi ne scampino!


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

giovedì 6 aprile 2017

Oscar Wilde. . . padre della fantascienza

Dorian Grey, Haunter of the Dark
by ilTM + Selkis

Leggendo Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, si rimane colpiti -- tra infinite altre cose -- da tante atmosfere e situazioni che si ritroveranno nei racconti di Lovecraft, e pare improbabile che avvenga per caso. Sia in Dorian Gray che in Lovecraft abbiamo personaggi caratterialmente isolati, una passione morbosa per il passato storico, stanze buie e misteriose, scene violente più alluse che descritte, un graduale emergere dei peggiori istinti radicati nella psiche, un desiderio di andare "oltre i limiti umani" che si tramuta in orrore.

E soprattutto, anche se nel Maestro di Providence il "personaggio di fronte" è di solito un'entità soprannaturale e/o aliena (The Outsider, The Picture in the House, Pickman's Model, The Whisperer in Darkness, The Colour Out of Space, The Shadow Out of Time, The Haunter of the Dark...), anche in quel caso (basta notare i titoli, tutti più o meno 'wildiani') sembra trattarsi dell'inconfessato Doppio del protagonista terrestre.

mercoledì 5 aprile 2017

Inni micro: "O mondo di meraviglie"

"O mondo di meraviglie! (è il meno da dire)
Che io sia preservato pur nell'angoscia
in cui mi ero imbattuto. Sia benedetta
quella mano che me ne ha liberato!
Rischi alla cieca, inferno e tentazioni
mi avevano avvolto in questa valle:
trappole e pozzi e reti tutti disseminati
sul sentiero, e io indegno e stolto
ci sarei cascato, acchiappato, invischiato. . .
e invece vivo, e Cristo ne va incoronato."


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

mercoledì 29 marzo 2017

Inni micro: Povero cristo

Povero cristo, e dove sei finito? Annotta il giorno.
Buon amico, non abbatterti: tu resti nel giusto,
è però la via del cielo che costeggia l'inferno.
Animo! Resisti, e tutto -- vedrai -- si sistemerà.


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

lunedì 27 marzo 2017

Fotorecensioni: Lewis Carroll


Anni dopo Alice nel Paese delle meraviglie e il suo sequel, nel 1876, Lewis Carroll scrive un'altra fiaba in cui mescola giochi di parole, allegri nonsense, satira sociale, citazioni letterarie, atmosfere oniriche e quant'altro. Stavolta addirittura tutto in versi, ampliando lo stile del Jabberwocky. Si intitola The Hunting of the Snark, avventura marittima alla caccia di un animale chiamato Snark, che secondo la curatrice della versione italiana sarebbe un incrocio tra snake (serpente) e shark (squalo). Lewis Carroll però non fornisce descrizioni esatte, anzi ogni sua "spiegazione" non fa altro che rendere inimmaginabile di che cosa si tratti.

La ciurma che va alla caccia dello Snark è ancora più folle di quella di Moby Dick. È come Moby Dick riscritto da Gianni Rodari. Compaiono tutti i mestieri che cominciano con la B: Bellman ("uomo col campanello", banditore) che è pure l'inflessibile capitano, Boots (lustrascarpe), Bonnets (cappellaio), Barrister (avvocato), Broker (broker), Billiard-marker (segnapunti a biliardo), Banker (banchiere, che impazzirà), Baker (fornaio specializzato in torte nuziali, inutili in questo contesto), Butcher (macellaio, specializzato in castori) e non manca Beaver (un castoro parlante, giustamente terrorizzato dal macellaio).

Trattandosi di un'opera praticamente introvabile, è lecito spoilerare un po'. I protagonisti viaggiano per nave, ma lo Snark è un animale terrestre, quindi la storia inizia con uno sbarco... dove? In un "posto perfetto per uno Snark". La caccia ha inizio, accompagnata da presagi inquietanti in mezzo a una natura surreale. L'animale misterioso non lo vedremo mai, se non in sogno in veste di Azzeccagarbugli. In particolare il fornaio -- che sembra un alter ego dello scrittore -- è angosciato all'idea che lo Snark sia anche un Boojum, una creatura il cui contatto provoca la sparizione nel nulla. E così avviene. Il fornaio si imbatte nello Snark, e svanisce. Fine.

Lewis Carroll, La caccia allo Snualo, con testo originale a fronte, a cura di Sara Donegà, ed. Barbes, Firenze 2008, pagg. 100

sabato 25 marzo 2017

Colpacci: Animali enigmatici e dove trovarli


Un tintore boemo del borgo austriaco di Eferding, Aloys Zötl (1803-1887), aveva l'hobby di realizzare magnifici acquerelli, che forse non fece mai vedere a nessuno. Copiava dai libri, con uno stile che era allo stesso tempo naif e raffinato. I suoi disegni sembrano provenire dal Rinascimento, quando l'illustrazione naturalistica oscillava tra raffigurazioni accurate e goffi schemi medievali. I paesaggi di Zötl, poi, sono spesso capolavori in sé, a volte anticipano addirittura il fascino enigmatico dei dipinti di Max Ernst. Quanto agli animali, fanno un'impressione particolarissima: il loro occhio rivela intelligenza, ma un'intelligenza non umana; si esibiscono nella loro bellezza o nella loro "oscena" nudità, o si mettono in posa come di fronte al fotografo, o si divorano tra loro, il tutto con sentimenti che non sapremmo definire. Sono felici? Soffrono? Fingono? Si sono accorti che li stiamo osservando? Ci stanno prendendo in giro?

giovedì 23 marzo 2017

Carta canta, ma la distribuzione costa


Tra le molte cose che si imparano dai fumetti, ecco da una graphic novel delle edizioni Eris uno schemino che 'finalmente' fornisce ai non addetti alcune informazioni che in genere non sono ovvie. Anzi, le prime voci di spesa che verrebbero in mente sono quelle che in realtà pesano di meno sul prezzo finale.
Grazie anche di questo, oltre che del magnifico libro (recensito qui).

mercoledì 22 marzo 2017

Inni micro: "Belzebù, Capitano"

"Belzebù, Capitano di questo avversario,
provava a rovinarmi -- e con questo in mente
lo mandò, armato e tutto, e lui smaniando
di furia infernale mi aggredì con ferocia.
Ma Michele benedetto m'ha aiutato: così,
a fendenti di spada, l'ho fugato in fretta.
Lasciatemi quindi lodare in sempiterno
e ringraziare e benedire il Nome del Santo!"


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

giovedì 16 marzo 2017

(As)saggi(ni): Un coraggio da leoni psichedelici


Un libro per tutti e per nessuno. Senza scomodare Nietzsche, la definizione si attaglia bene anche ai volumi pubblicati da Sebastiano Ranchetti negli anni passati, e che oggigiorno si ritrovano spesso nelle librerie remainders. La foto qui sopra, ad esempio, mostra due scene dal libro In cerca di rosso. Salamandre e... 
A chi si rivolgono pubblicazioni come queste, soprattutto in Italia? Per gli adulti, una serie di immagini coloratissime di animali sono "roba per bambini". Ma a un bambino potrà piacere quest'arte raffinata, quasi astratta e lievemente inquietante?
E quindi. Onore a Sebastiano Ranchetti, il Gianni Rodari psichedelico, che se ne frega delle mode e "salta" la parte commerciale dell'editoria passando direttamente ai collezionisti. Poi magari non è vero, magari le sue opere vendono pure bene (volesse il cielo), ma questo aspetto diventa quasi un'appendice insignificante.

Su di lui, vedi anche questo post.

mercoledì 15 marzo 2017

Inni micro: Lotta diseguale

Lotta più diseguale si dà difficilmente:
Cristiano combatte un angelo. Eppure ecco,
il nostro eroe, destreggiandosi con spada e scudo,
lo mette in fuga, a dispetto ch'è un drago.


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

sabato 11 marzo 2017

Colpacci: 2 grandi firme 2!

cliccare per ingrandire

Pomeriggio assolutamente fantastico, oggi 11 marzo allo StarShop di Perugia. Una firma di Gabriele Dell'Otto su un libro a tiratura limitata, e un autografo personale di Sara Pichelli, due superbig tra i disegnatori Marvel.

E non è finita qui. Salta fuori che con la Pichelli siamo "quasi" compagni di banco perché ha frequentato la stessa scuola di fumetto, la Scuola Internazionale di Comics a Roma, sede di via Ostiense. Viva la banda delle "bande disegnate"!

(As)saggi(ni): Tutta la serietà dello scherzo


Devilman contro Getter Robot! Sembra il titolo di un filmetto catastrofico di serie B, se non Z, roba tipo Mega Python vs. Gatoroid (vedi recensione di Yotobi su YouTube, ma il sottoscritto ha anche avuto il fegato di vederselo per intero). Invece il manga riserva una serie di sorprese:  

* A firmare la parodia non è un imitatorucolo ma lo stesso Go Nagai, creatore di Goldrake Mazinga Jeeg Robot nonché di entrambi i personaggi di questo albo
* Si trova una buona dose di humour e ammiccamenti ironici, ma la trama è costruita con cura e con intelligenza
* Tra l'altro, il titolo è una presa per i fondelli perché la storia non si basa su uno scontro tra Devilman e il Getter, anzi tutto l'opposto
* Nagai è e resta un grande autore. Anche in quest'opera relativamente recente (2010, in Italia nel 2014) rielabora ancora una volta il suo universo, i suoi temi, la sua immagine dell'umanità, con l'energia delle sue produzioni classiche, ma allo stesso tempo con un approccio fresco e nuovo
* Qui poi c'è un vero concentrato di elementi "fighi": la cibernetica, i dinosauri, i demoni, l'amore e anche un po' di sano erotismo, il tutto in tutte le combinazioni possibili
* La fusione tra il potere dell'high-tech e quello dell'occulto non è solo una buona idea per una storia a fumetti ma scoperchia alcune dinamiche oscure del neo-capitalismo; cfr. il romanzo di C. S. Lewis Quell'orribile forza (1945; Adelphi, 1999). Un mondo talmente marcio che perfino un demone si sente in dovere di salvarlo.

venerdì 10 marzo 2017

(As)saggi(ni): Il capitalismo dal volto non-umano


Dietro un grande uomo, c'è una grande donna. Dietro l'Eternauta c'è... l'Eternautessa! In questo quarto episodio dell'Ultimo Eternauta (per i primi tre, vedi qui) Juan Salvo si trova misteriosamente aiutato dalla moglie Elena, che lui finora aveva cercato come un disperato da un universo all'altro. Intanto, uno dopo l'altro, i nodi vengono al pettine -- anche se, per ogni enigma risolto, se ne apre un altro. I Mano, che nell'Eternauta classico erano tutti uguali, qui mostrano le proprie differenze in maniera sempre più marcata, e viene il momento della resa dei conti. La prossima puntata, la quinta, sarà l'ultima, anzi addirittura La fine del mondo.

Questo capitolo 4 è probabilmente il più bello di quelli finora apparsi. Omogeneo nello stile, molto vicino alle atmosfere originarie del personaggio per i ritmi cadenzati, il senso di sospensione e attesa, l'uso parsimonioso degli effetti speciali, l'intreccio tra lucidità sociologica e smarrimento onirico.

Se nelle puntate precedenti era implicito che gli "invasori alieni" erano il simbolo del liberismo selvaggio, adesso la cosa è affermata senza mezzi termini. Il creatore dell'Eternauta, l'argentino Oesterheld, ha pagato con la vita il suo impegno politico. Difficilmente (e per fortuna) succederà lo stesso all'autore di questo sequel, Maiztegui; ma ciò non significa che i poteri forti si siano ammorbiditi, significa solo che non hanno più neppure bisogno di ricorrere ai metodi violenti. Che è appunto il contenuto dell'albo La ricerca di Elena.

P.S. Il quinto volume è un tracollo totale. Non vale la pena recensirlo. Che peccato.

mercoledì 8 marzo 2017

Inni micro: "Ora eccomi dove?"

"Ora eccomi dove? È questo l'amore,
la cura di Gesù verso chi pellegrina?
Che provvidenza! ricevere perdono
e abitare al pianerottolo del paradiso?"


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

giovedì 2 marzo 2017

Inni micro: Difficoltà

"Difficoltà dapprima, poi Timore di fronte,
la collina è scalata ma ruggisce il leone.
Al cristiano la vita non è ovatta:
passata una paura, un'altra lo piglia."


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

giovedì 23 febbraio 2017

Padri nostri che siete in un altro cielo


I disegni magnifici di David Rubín, colorati da Garland, sono già un motivo sufficiente per acquistare l'albo The Fiction. La storia, di primo acchito, ricicla un po' troppi luoghi comuni: La Storia Infinita di Michael Ende, It di Stephen King, il lato luminoso e quello oscuro di una stessa persona perdipiù socialmente disagiata, i dibattiti filosofico/esistenziali su "cos'è la realtà", il finale aperto a diverse interpretazioni, ah già, e c'è anche la love story.
Però alcune vignette, forse in maniera troppo rapida, suggeriscono una chiave di lettura più stratificata e interessante, cioè che [SPOILER - spostato a fondo post]
Un tratto frequente dei fumetti americani è che non si 'vergognano' di usare la simbologia religiosa. Qui il personaggio di Tsang svolge allo stesso tempo il ruolo di Serpente dell'Eden e di Redentore, come suggerisce la sua stessa postura la prima volta che appare ai tre amici nel mondo onirico. A incuriosire il lettore italiano, tra i mille dettagli che costellano il racconto, è un riferimento enigmatico a "una veduta in un romanzo di Calvino". Per non parlare della comparsa-cammeo di Pinocchio.

Curt Pires (testi) - David Rubín (disegni) - Michael Garland (colori), The Fiction, Tunué, Latina 2016, cartonato, pagg. 96, euro 16,90; edizione originale Usa, 2015


[SPOILER] tutto derivi da un "incontro ravvicinato del quarto tipo" capitato a due amici, il padre di Max e il padre di Tsang, quando erano giovani. Il lato positivo del padre alcolizzato di Max finirà per identificarsi con il guerriero alieno, l'Entità Dorata, dorata come la birra e come il rum. Il padre di Tsang invece, dopo un romantico ma inspiegato rapporto sessuale con la fidanzata o moglie (cap. 3) nell'universo parallelo, finirà vittima di una potenza maligna fino a identificarsi con il demone Corruzione. Tutto questo avrà pesanti ripercussioni sul destino dei loro figli. Ma non è detto che quest'ipotesi chiarisca tutto.

mercoledì 22 febbraio 2017

Inni micro: "Alto il pendio"

"Alto il pendio, ma scàlpito per scalarlo,
e non sarà la difficoltà a spaventarmi
perché là, lo sento, è il sentiero di vita.
Forza e coraggio, non cedere, non temere:
meglio la retta via, per quanto ardua,
di quella sbagliata, soft, che poi ti danna."


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

giovedì 16 febbraio 2017

(As)saggi(ni): Il Buono, il Brutto e i Cattivi

cliccare per ingrandire

Fin dai primi ingredienti, Vecchio Logan di Mark Millar - Steve McNiven si presenta come un cocktail appetitoso: i grandi personaggi Marvel si ritrovano catapultati in una specie di Mad Max girato da Sergio Leone con Clint Eastwood, o da Clint Eastwood con se stesso come protagonista, aggiungendo qualche spruzzatina di Jurassic Park. Dei grandi personaggi Marvel, tanti sono morti; i sopravvissuti sono quasi tutti incattiviti, e tutti invecchiati male. Arrivano le nuove generazioni: i discendenti cannibali di Hulk, la nipote (figlia della figlia) sexy e stronza di Peter Parker, i figli adolescenti normali di Wolverine. . .  pardòn, Logan.

Il Teschio Rosso ce l'ha fatta, ha finalmente conquistato l'America. Come? Con un banalissimo piano della serie "come ho fatto a non pensarci prima!", che in effetti ha funzionato. Dopodiché i nuovi boss, che si sono spartiti i territori Usa coast to coast, hanno cominciato a scannarsi tra loro. In questo allegro ambiente sociale, dove le famiglie vengono massacrate se ritardano a pagare l'affitto ai clan, Logan ha provato a cominciare una nuova vita senza artigli. Ne ha passate troppe. Ma il lettore comprende fin dalla prima pagina che il suo sogno di quiete campagnola non è destinato ad avverarsi. Per fortuna, il rinato eroe Wolverine potrà contare su un giovane ma promettente allievo. E si allontana a cavallo verso l'orizzonte come in uno spaghetti western.

Vecchio Logan, uscito a episodi nel 2008-2009, è arrivato da poco in Italia in volume unico cartonato. Scritto in tempi politicamente non sospetti, a leggerlo adesso può offrire un interessante spaccato sull'America di Donald Trump. Durerà? Neppure Magneto è durato troppo a lungo al potere. . .

mercoledì 15 febbraio 2017

Inni micro: "Finora camminavo"

"Finora camminavo schiacciato dalla colpa,
e niente ad alleggerire il dolore dentro,
ma poi eccomi qui: che posto stupendo!
Prenderà avvio proprio qui la beatitudine?
Proprio qui cadrà il peso dalle spalle?
Qui si strapperanno i lacci che stringevano?
Benedetta la croce! e il sepolcro! e soprattutto
l'Uomo che là per me subì l'obbrobrio!"


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

mercoledì 8 febbraio 2017

Diario di un correttore di bozze: 7 febbraio 2017

In una certa diocesi italiana, per darsi un tono culturale, hanno invitato a tenere una conferenza nientepopodimenoché l'arcivescovo di Vienna, card. (come da locandina) Cristoph Schömborn. Peccato che non si scrivano così il nome il cognome.

Inni micro: "Ho visto qui cose"

"Ho visto qui cose delle più rare e proficue:
cose belle e terribili, cose che mi stabilizzano
nell'impresa che intanto ho intrapreso.
Su, fatemici un po' riflettere, e comprenderò
perché mi son state mostrate -- e permettimi,
buon Interprete, di cuore, di esserti grato."


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

lunedì 6 febbraio 2017

Diario di un correttore di bozze: 6 febbraio 2017

la giuda turistica
Ahi ahi ahi, no Alpitour?!

Fotorecensioni: Max Ernst


Artista che in qualche modo coniuga il rigore nordico di Magritte con l'esuberanza di Dalí, Max Ernst (1891-1976) è autore di quello che probabilmente resta il capolavoro letterario del Surrealismo. Operazione doppiamente paradossale, perché 1) il Surrealismo, nato come movimento letterario e anti-pittorico, è poi passato alla storia come corrente artistica, e 2) nei "romanzi" di Ernst di parole ce n'è poche o quasi nulla. Di fatto, sono graphic novel realizzate a collage, e tutto a mano, mica con Photoshop. Le fonti a cui attinge per le sue composizioni sono, in ordine di importanza quantitativa: illustrazioni del romanzo popolare, illustrazioni scientifiche e illustrazioni letterarie, soprattutto il Paradiso perduto di Milton nelle incisioni di Gustave Doré.

Tre i titoli. La donna 100-teste, del 1929, è una raccolta di immagini accompagnate da aforismi, il primo dei quali recita "Delitto o miracolo: un uomo completo". Sogno di una ragazzina che volle entrare al Carmelo, del 1930, esamina le fantasie oniriche non innocentissime di una 16enne che sente la vocazione a farsi suora. Una settimana di bontà, del 1934, senza parole a parte qualche spiegazione iniziale, presenta sette serie di temi grafici abbinati ai giorni da domenica a sabato: il fango + il leone, l'acqua, il fuoco + il drago (e il pipistrello), il sangue + Edipo (e la sanguisuga), il gallo + i Moai dell'Isola di Pasqua, la vista, l'ignoto. In ogni caso, scene erotiche e di violenza a volontà. La cosa più incredibile è che, passato il primo istante di straniamento di fronte ai collage di Ernst, li si comincia a trovare spaventosamente, e ironicamente, realistici.

P.S. Come antesignano delle graphic novel di Max Ernst si può segnalare il poema seicentesco Adone di Giovan Battista Marino (vedi): anche in quel caso un collage, seppure realizzato con le parole, di tutti i temi possibili, stravolgendo la percezione che se ne aveva. Con conseguente scandalo dei benpensanti.

sabato 4 febbraio 2017

Disse il corvo (non quello di Poe)

Giulietta, di ilTM + Selkis

Gli amanti di Valdaro

Stimmi di zafferano
color sangue di bue
rosso oro dall'odor di miele
che solo delicate esperte mani
all'alba sanno raccogliere
e finemente lavorare. . .

Così di rubino le imenee strie
miste a rugiada di sudore
tra i corpi albini
parevano brillare
e sugli acerbi organi sessuali.
Lei dolce gli sorrise
ai primi raggi di luce,
la nuca carezzandogli.

Così mi piace immaginarli
e nel museo di Mantova
i loro scheletri politi
ancora poter ammirare:
da seimila anni giacciono
teneramente aggomitolati.

La zolla che li accoglie
al contempo è alcova
e neolitica tomba.
Sepolti nella necropoli
uno di fronte all'altra

le gambe intrecciate e raccolte
in posizione fetale; le mani
di lei sulle di lui spalle,
quelle di lui sul collo di lei
in un abbraccio eterno e mortale.

Mistero su cosa li abbia uccisi
se freddo, fame, malattia
o una morte volontaria
per astio, atto sacrificale
dissidi tra clan rivali, parole
sprezzanti come punte di silice.

Primevi Romeo e Giulietta
in un'epoca negletta,
avida di simboli d'amore
per noi vigliacchi e sensibili
ora riportati alla luce.


Sergio Gallo, Corvi con la museruola, LietoColle, Faloppio (CO) 2017, pagg. 134, euro 15

mercoledì 1 febbraio 2017

Inni micro: "Permesso, posso?"

Cristiano affronta Apollyon
ill. di ilTM + Selkis
Sarà John Bunyan ad accompagnarci, da questa settimana, con alcuni dei poemetti che inframmezza al racconto nel Pilgrim's Progress (nelle versioni italiane Il viaggio del pellegrino o Il pellegrinaggio del cristiano). Scritto nella seconda metà del Seicento, tra i massimi capolavori della letteratura inglese, è ancora oggi il libro più venduto nei Paesi anglosassoni dopo la Bibbia. Ha influenzato a fondo l'immaginario degli scrittori d'Oltremanica e Oltreoceano; p.es., tante avventure e atmosfere di Tolkien derivano proprio di qui. Perfino Lovecraft trova una copia del Pilgrim's Progress dentro la casa con la famigerata illustrazione. Bunyan è portavoce di un cristianesimo controcorrente, creativo, duro e vivacissimo -- da John Milton a William Blake, per dire -- che in Italia ci possiamo scordare, per i noti motivi geopolitici. Il mite, solare Bunyan ha pagato con anni di carcere la sua attività di predicatore "non autorizzato".

"Permesso, posso? Lui che sta di dentro
aprirà a 'sto poveraccio, seppure è stato
ribelle immeritevole? Se sì, sicuramente
gli canterò lodi ininterrotte in cielo!"