sabato 30 gennaio 2016

La Lupadraga e Clory 7, 1-22

7. Il giorno


Il giorno giunse   che la ragazza
dimostrò diciotto anni   a soli dieci.
Crescita caratteristica   dei changeling,
mezzo mugugnava   sua madre.
Bastantemente beata   Beastrix,
sensuale e spesso   sovrappensiero,
oggi onesta   operatrice di prodigi,
domani divorata   dal desiderio.
I canini crescevano   acuminati.
Il mondo era mutato   di molto.
Fallita definitivamente   la fissazione
del Grande Globo   Globalizzato,
crescevano civiltà   neo-cimmerie.
Al drago, nessuno dedicava   discorsi.
Il trio trasformò   in turismo
le precedenti spedizioni   punitive.
Appallottolandosi, la Pitonessa   produceva
una sfera scintillante,   superveloce,
dentro cui le due   donne viaggiavano
come dentro un disco   non-identificato.
Le spire del serpente   non stavano ferme;
il flusso e riflusso   forniva energia.

Un dì (...)

mercoledì 27 gennaio 2016

Partenope

Sotto il sottosuolo
della city spagnola
una Sirena sognando
una Sirena
col cuore caldo
che qualche volta cola
col sonno insonne
che talvolta trema
con colpi di coda
che a volte ammazzano
con pelle di pesca
che sveglia i sensi
una morta Sirena
sognando aspetta.

martedì 26 gennaio 2016

lunedì 25 gennaio 2016

(As)saggi(ni): Scritti corsari per bambini


Ma se Gianni Rodari non fosse un classico, oggi verrebbe ripubblicato? O detto in altra maniera: se oggi a un editore 'mainstream' si presentasse uno che ha scritto un libro come questo "per bambini", verrebbe pubblicato? Una storia fatta di potere corrotto, violenze della polizia, ingiustizia sociale, povertà, carcere, malattia, morte, impiccagioni descritte nei dettagli, abusi sugli animali, rivoluzioni 'politiche' (non colpi di bacchetta magica). . . 
Di fronte alle Avventure di Cipollino vendute come se niente fosse in edicola, prendiamolo come un segno di speranza: l'idiozia non domina incontrastata.

sabato 23 gennaio 2016

La Lupadraga e Clory 6, 97-115

La donna, d'istinto,   gli diresse una botta.
Il bestione barcollò   bestemmiando.
Lei volò via,   in verità, incredula
del successo di una semplice   sberla.
Penisdragon protese   i palmi per. . .
e rifece lo scatto in senso   inverso,
riprendendo la posizione   di prima,
e il corpo si decompose   in centinaia
di scintille sempre   più disperse.
«Anattup acrop»   ansimò.
Un chiaro capovolgimento   cronologico.
Infine l'infinito   lo inghiottì,
sperabilmente senza   un sequel.
«Oh, wow, oltre   ogni immaginazione»
commentò Clory.   Si accorse
allora di una lieve   luminosità
in un angolo dell'ampio   androne.
Beastrix batteva   beata le manine.
«Te... te...   tele-portata» spiegò.

7. Il giorno (...)

mercoledì 20 gennaio 2016

Diario di un correttore di bozze: 20 gennaio 2016

la festa di sant'Atonio
Una banale svista, ma prospetta un'interessante commistione tra culti egizi e cristiani.

Congedo

E quando che Francé
è tornato dal fronte
aveva le ali che
pareva un angelo
aveva occhi così grandi
come le creature
O Francé Francé Francé
ma perché portavi
mani come mitraglie
perché ai piedi
c'avevi gli artigli?
O Francé Francé Francé
io ti voglio bene
ma ora che d'è?

martedì 19 gennaio 2016

Diario di un correttore di bozze: 19 gennaio 2016

. . . la famiglia, agenzia educativa per eminenza
Sarebbe "per eccellenza", ma ha fatto carriera nella Chiesa, e si vede.

sabato 16 gennaio 2016

La Lupadraga e Clory 6, 76-96

Clory colse   l'occasione per una
psico-analisi del pericoloso   predone.
Veniva da Altrove.   Vanamente
s'impiegherebbero mezzi   umani.
Ma la massa fisica   rimane massa:
un corpo, colpito,   accusa l'urto.
La donna diede   un deciso balzo
e percosse a pugni   uniti la pancia
del grigio e gigantesco   goblin.
Fu come colpire   una corazzata.
Lui non mosse   muscolo, lei urlò.
Ridendo, reagì   con un manrovescio
che capottò la maschera   a Clory.
«Fissami in faccia,   fattucchiera,
prima che Atropo   ti prenda»
sibilò, sollevandola   per una spalla.
«Diamo un addio   definitivo
alle fetide fattezze...   Ehi, ferma!»
Stavolta era sinceramente   stupito.
«Non sei mia sorella.   O cos'è successo?
Mai visto un volto   più vezzoso».

La donna (...)

venerdì 15 gennaio 2016

"Signore, fa' che io ti veda!... No, ahem, era meglio prima"


Illustrazione per il racconto Meeting Dr. Malthusian di Robert Meadley detto Phil (con la stessa logica per cui Clive Staples Lewis era detto Jack), appena pubblicato sull'antologia Emanations 2 + 2 = 5 di International Authors.

giovedì 14 gennaio 2016

Per cominciare bene l'anno con Philip Dick


La Trilogia di Valis
Valis - Affascinante soprattutto perché parte da un'esperienza mistica reale: quel "raggio di luce rosa"...
Divina invasione - Perfino un autore spiazzante come Philip Dick cade nella 'maledizione di Milton' per cui i personaggi buoni e onniscienti sono insopportabili.
La trasmigrazione di Timothy Archer - Romanzo sociologico che fotografa in modo geniale un certo tipo di ambienti studenteschi e religiosi anni '70, e non solo. Ottima la traduzione di Vittorio Curtoni.

Rapporto di minoranza e altri racconti
Rapporto di minoranza - Indimenticabili i PreCog. Il finale ricorda i paradossi logici della robotica di Asimov.
Impostore - Un capolavoro. Stop.
Modello Due - Il lettore smaliziato moderno indovina abbastanza in fretta la 'sorpresa' finale; ma la vera forza del racconto sta in quell'angosciante esercito di zombie elettrici.
Ricordiamo per voi - Verhoeven ha trasformato in un film muscoloso e rocambolesco (Total Recall) quello che era un raccontino ironico.
La formica elettrica - A Dick questo testo piaceva molto. Mah, comme ci comme ça.
Venti minuti nel futuro - Intervista a caldo allo scrittore mentre era in lavorazione il film Blade Runner. Una chicca.

mercoledì 13 gennaio 2016

Mina

«Mamma che mani
immense che hai».
Per meglio accarezzarti.
«Mamma che dita
come stecche di parasole».
Per meglio proteggerti.
«Mamma che membrane
come mantelline».
Per meglio adombrarti.
«Che orecchie orrende
che occhi offuscati
che denti splendenti. . .»

martedì 12 gennaio 2016

lunedì 11 gennaio 2016

Colpacci: l'Uomo, di tutto, di più


Un'opera meravigliosa e introvabile di Tommaso Campanella. La sezione antropologica della sua Theologia, scritta mentre era in carcere come eretico. Un approccio multidisciplinare senza paragoni: parlare di umanità, per Campanella, significa non solo disquisire sul rapporto anima/corpo come era in voga, ma anche interessarsi di sesso, escrementi, bizzarrie naturali, magia, Dante, Ariosto, le stigmate di san Francesco, le visioni di santa Caterina e santa Brigida, fauni e tritoni, il folklore religioso del Perù, l'esistenza di altre forme di vita nell'universo. . . . . . . . .

sabato 9 gennaio 2016

La Lupadraga e Clory 6, 60-75

Siccome la strega   stava zitta,
lui mise in moto   un monologo:
«Sei una stupida,   e peggio stupidi
gli scienziati che stanno   sgobbando qui.
Non capiscono un ca***   di cos'è.
Dall'inizio desideravo   disintegrarmi
per risorgere, e restare   in perpetuo.
Da anni andavo   architettando
questo costoso   centro operativo,
facendo credere ai coglioni   del Consiglio
di amministrazione che avesse   altri
scopi. Non sono   riuscito, purtroppo,
a mettere le mani   sui miliardi
detenuti dal drago   dannato,
ma se servono,   i soldi sbucano.
Prostratevi, pezzenti,   a Penisdragon!»

Clory (...)

mercoledì 6 gennaio 2016

Bradamante

Melissa carissima
di cuor rendoti grazie
del delicato dono
per me che vo sposa.
L'armaturina aggiuntiva
da sospendere alla schiena
con dentro protetto
il pargolo di cui son pregna
del prode Ruggiero
non orberà me madre
delle gioie guerresche
né temo sinistri
perch'é arma affatata.
Abbiti il mio affetto.

martedì 5 gennaio 2016

Colpacci: l'altra metà di Escher


Trovato su una bancarella a Torino Porta Nuova, questo volume del 1978 deriva dal catalogo ufficiale della Fondazione Escher. Contiene tutte le stampe della maturità dell'artista olandese, cioè dal 1937 in poi, e soprattutto una vasta selezione di quelle precedenti, molte delle quali non si vedono mai in giro. Gli editori infatti si sono lasciati troppo fuorviare dal giudizio liquidatorio che Escher stesso dava alla propria produzione giovanile. Ma mentiva sapendo di mentire, perché anche le sue prime stampe sono magnifiche, e infatti erano molto apprezzate; contengono molte chiavi di lettura fondamentali, che torneranno nelle opere successive. In estrema sintesi, ammirando per esteso la produzione di Escher si comprende meglio che i suoi non erano tanto problemi "geometrici" quanto vitali: il mistero affascinante e tremendo dell'esistenza, l'eterno fluire delle cose, l'aggressività inscritta nella Natura, la Morte.

Escher visse lunghi anni in Italia, e ci sarebbe rimasto magari per sempre, ma nel 1935 dovette tornarsene in patria perché -- chiaramente -- non sopportava il fascismo. La capacità del nostro Paese di valorizzare la cultura si vedeva già allora... D'altro lato, fu proprio il ritorno nella "piatta" Olanda a fargli perdere l'interesse per i paesaggi e a far balzare in primo piano la passione per la matematica che lo avrebbe reso celebre in tutto il mondo.