mercoledì 28 dicembre 2016

Onore al traduttore: Emilio De Marchi


Scrittore e poeta milanese dell'Ottocento, Emilio De Marchi ha tradotto in versi una selezione delle fiabe seicentesche di La Fontaine in un italiano allo stesso tempo popolare e ricco di citazioni colte, soprattutto da Dante. Ne esce un testo vivace, ironico, solenne e spiazzante allo stesso tempo; e con un costante prevalere dell'amaro sul dolce, del crudele sull'edificante. Nell'edizione BUR le perfette illustrazioni di Grandville aggiungono un tocco di classe in più. Ecco un esempio dalla fiaba Il Gatto e la Volpe:
Fuggì la Volpe in cento giri e in cento,
or dentro i campi, or fuori,
scompigliando le tracce ogni momento
e stancando coi cani i cacciatori.
Di qua, di là, di su, di giù li mena
sempre in sospetto e in pena,
dai spiedi e dagli alani
inseguita e dal foco,
infin che due velocissimi cani,
strozzandola, finîr il lungo gioco.

domenica 25 dicembre 2016

mercoledì 21 dicembre 2016

Hymnsmouth, vv. 56-69

. . .

The Keen of Kin

The Lord of Hordes

The Alms-mighty

The Marker of All

The Juice of Men

Begot before Thames

Born of Mary's land

In the pow-wow of Spirit

Suffered under Pontus

Died because of a crossbow

In-Carnation
          Rose again

To hell, with Adam and Eve

Will rate urn in glory

Will rain forever

. . .

lunedì 19 dicembre 2016

Umberto Saba, "The Silent One"


The Silent One (Il silenzioso)

As many things as are worldwide spread
you find in me---me, who like to wrap
myself in fair silence. Whether a liar
I am you don't know, or truthful. Just part

of me I show you, and skillfully hide
what I don't mean you to know. In peace
go therefore, provided you can find peace
far away, you who presume to read me

like an open book. Enough secrets you
heard from others. From me, the last flower
in this garland, the same is not allowed.

Whether seeing you makes me joyful or sad,
whether my slave you will be, or my lord,
my most beautiful mouth does not tell.

mercoledì 14 dicembre 2016

Hymnsmouth, vv. 51-55

. . .

I bee live in One God

Sikh ut in principio

Et Nun et semper

For Eva and Eva

Hal 9000 lelujah

. . .

lunedì 12 dicembre 2016

Umberto Saba, "The Possessed"


The Possessed (L'ossesso)

I am the captive of one thought. Possessed
by it, while among the other men I live
(mere appearance), by it only I acquire
my being; to it I've given myself whole.

Which death is the swiftest one I often
searched for, to slip away, but won't succeed
for my courage is weak: I'll rather shun
suffering---I, who do not love myself

as you can see in my face, in my clothes.
Its seasons and looks the world does not change
in my eyes, with it all is just the same.

Shames only I got, and hopeless anxieties;
while, true, thanks to it I am a chosen one,
I soar through it above the human family.

mercoledì 7 dicembre 2016

Hymnsmouth, vv. 36-50

. . .

Apostle of Jean's tiles

Thor Angelicus.doc

Doctor Melgibson

Doctor sehr sehr africus

St. Franchising

St. Eel de Garda

St. Jeer home

St. John the Bat-thief

St. Mary of Mandala

St. Giovanni El Bosco

St. Christmas Karol

St. Joseph the Carp [enter]

St. Rose of Lime

St. Kriss Tofu

A-Man

. . .

lunedì 5 dicembre 2016

Umberto Saba, "The Impious"


The Impious (L'empio)

In me the spirit I did kill, and sorrow that
is holy to the goods of the flesh I turned.
If you ever chanced of me, of my pale face
to feel horror mixed with compassion,

flee: a desert where no flowers grow is
my soul, I do not listen to any voice
except the female's who welcomed me
in herself, who lives of my low ardour.

I dream of the softest bay that the hottest
sun warms; under that very sky please
let me live---the same place I was born in.

Why do your eyes search me? asking for what?
Do not fear: I don't hide from me I am sick.
Do I not always look on-to the Enthusiast? *


* The religious founder, the protagonist of the following poem (that will not be reported here).

mercoledì 30 novembre 2016

Il successo letterario del momento!


È arrivato anche qui, per gentile omaggio dell'Autore, il romanzo più controverso del momento! Un successo inatteso, che ha travalicato i confini della piccola -- ma presto Grande, se vince il Sì -- Italia per arrivare fino alla Mèrica. Scritto in un linguaggio semplice, comprensibile anche alla massaia di Voghera (con figlio disoccupato di 40 anni), il romanzo affronta tuttavia alcune tematiche che da sempre fanno parte del bagaglio della letteratura e filosofia con la L maiuscola... cioè, anche la F... vabbeh insomma: chi siamo? da dove veniamo? dove andiamo? è lecito che qualcuno abbia idee diverse dalle nostre? (ATTENZIONE SPOILER: la risposta è no). La trama è lineare, classica, lontana dalle atmosfere del Finnegans Wake che sarebbero più congeniali al Nostro, ma conservando in ogni caso una notevole efficacia soprattutto nel tratteggiare i paesaggi urbani odierni, con le dimesse, eppure potentemente simboliche, quasi minacciose serie di cassonetti. La grafica, con sapiente intelligenza che stavolta strizza l'occhiolino alla fascia più colta della popolazione (per par condicio con la casalinga di Voghera), richiama espressamente gli stilemi dei manifesti di propaganda politica vuoi del secondo, vuoi del sesto decennio del secolo XX. Ma comunque, resta il fatto che siamo tutti d'accordo con lui: ai Senati andranno assolutamente sottratte le lettere A e T.

Hymnsmouth, vv. 33-35

. . .

She Maiz, reel!

Or apron obiis

Et unctam sanctam
                    cathodicam

. . .

lunedì 28 novembre 2016

Umberto Saba, "The Inspired"


The Inspired (L'ispirato)

All, provided scare does not get me down,
I am light. And all things of creation
come to me combined in such odd ways
that my sense catches hidden connections.

But I do fear: fear the war of chances,
of Man against me and my inwardly-
imprisoned shapes, which I free. Too sweet
my days on earth would otherwise be.

Either about inhuman loves or destiny
pensive, I carry almost all life within.
Such is my gift, such my punishment.

Not wishing not to have been born, nor
untimely death, I wish the work that is
my Fate might be fulfilled: Having lived.

giovedì 24 novembre 2016

Aggiornamento s-culturale

Cassius Clay Death
schizzo preparatorio per Theuniverse

A sx e al centro: Poeloongerian artifact e il vaso raffigurante Newt York

Per la raccolta completa vedi qui.

mercoledì 23 novembre 2016

Hymnsmouth, vv. 25-32

. . .

Ivory Towel

Sed e-sapientia

Ark of Covent Garden

Mattress of Love

Splendor of Carmen

Queen of Peas

Mother of Hour-Saving

"Eve," the opposite of "Eve"

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lunedì 21 novembre 2016

(As)saggi(ni): Inventa un dinosauro. . . e uccidilo







Si aggiunge un nuovo meraviglioso capitolo alla saga di graphic novel Love della premiata ditta Frédéric Brrémaud (storia) e Federico Bertolucci (disegni): "I dinosauri". Una storia tenera e feroce che si svolge all'immediata vigilia del -- dibattuto -- impatto con il micidiale asteroide.
La storia è tutta da leggere, anzi da percorrere con lo sguardo perché, come nel celebre manga Gon, non c'è una sola parola scritta e tutto è raccontato esclusivamente per immagini.

Quanto alle ricostruzioni degli animali preistorici, Bertolucci si tiene in equilibrio tra le versioni classiche più consolidate e le attuali tendenze trendy: le penne dei piccoli carnivori, i poderosi colli dei grossi erbivori, ecc. Ma soprattutto adotta un proprio stile, elegante, dinamico, potente, il che farà sì che i suoi dinosauri, come quelli di Zallinger o quelli della Fantasia Disney, non invecchieranno mai neppure quando l'estetica della Paleo Art prenderà qualche nuova direzione.

La storia è 'generalmente' ambientata in Nordamerica, ma con qualche intruso, vedi il cameo dello Yi Qi. Il grosso sauropode tra i protagonisti dovrebbe essere un Alamosaurus o Sauroposeidon, ammenocché non sia un Isisaurus immigrato dall'India (se ci si basa sulle schede grafiche al fondo del volume). Avrei osato un tantino di più sul Parasaurolophus, tipo "sacche musicali" agganciate alla cresta.

Delizioso l'incipit, che sembra ambientato nel presente, poi tutt'a un tratto si fa un balzo dimensionale e temporale.

Umberto Saba, "The Brute"


The Brute (Il violento)

Where's a higher, more human heart than mine
in the world, that my love embraces whole?
Deaths and ruins characterize my trail,
for ever, as far as the eye can reach.

There lifts itself my hand for a blessing,
and all, descending, it crushes 'n' squashes.
I come back to myself after love-hunting
longing for blood, furious with suspicion.

Who, walking, fears like me that any plant
may be stepped on by his foot---a little flower?
Then I cut throats, and rape, and create disasters.

One sole thing still preserves me to a life
so hateful: your very divine smell,
O humble holy abused creatures.

giovedì 17 novembre 2016

(As)saggi(ni): la Divina Commedia in cartoline


Una delle più originali tra le mille iniziative legate al poema dantesco nei secoli è la sintesi in 100 cartoline postali realizzata nel 1906 dall'allora notissimo tipografo Virgilio Alterocca di Terni. La cultura al prezzo di un francobollo. Le illustrazioni erano tratte dall'edizione Alinari realizzata a cavallo tra Otto e Novecento: vari artisti italiani contemporanei si cimentarono con la Commedia, con risultati altalenanti. Primeggiano su tutti (ma, tanto per cambiare, NON furono quelli più onorati dalla giuria del concorso Alinari) Alberto Martini, Duilio Cambellotti, Libero Andreotti, Alfredo de Carolis.

Ma interessantissima è anche la biografia di Alterocca, protagonista a vari livelli nella società italiana che stava mutando: politico, benefattore, stampatore, agente teatrale... Un mondo in cui si muovevano e spesso si confondevano anarchici, socialisti, "liberali" (che significava un po' di tutto), massoni, monarchici, grossi interessi industriali, artigiani in crisi, masse operaie, corsi di formazione gratuiti, arresti di "pericolosi" cittadini, cinema e varietà.

Ormai tanti saluti alle buone cartoline di un tempo. Però, tutto sommato, questo è un post, che deriva pur sempre da "posta".

Pompeo De Angelis, Divina Commedia. Le cartoline illustrate di Virgilio Alterocca, Dalia edizioni, Terni 2014, 32 pagine introduttive + una pagina per cartolina, 25 euro

mercoledì 16 novembre 2016

lunedì 14 novembre 2016

Umberto Saba, "The Lustful"

Original translations from Umberto Saba's set of short poems I Prigioni, 1924 (The Captives; a title after Michelangelo's famous "unfinished" sculptures).



The Lustful (Il lussurioso)

I was as a kid the first in every game;
always, as if equipped with wings,
aiming upwards. Now all good, all evil
I lock in one thought---which I won't tell.

Out of myself all joys but one I leave,
of heaven and earth; to my mortal ardour
a trunk as a punishment was given, where
Love bound me defenceless, naked.

Ouch, such cruel excruciating knots
penetrate so sweetly my living flesh
that I would refuse freedom if offered.

Better that in new ways they were
tightened by Love around my limbs so
as to spurt young blood, I would like.

sabato 29 ottobre 2016

Saluti da LuccaComics!




Ricco bottino dalla più celebre fiera del fumetto italiana: il sequel fresco-fresco di un capolavoro assoluto, L'Eternauta, e l'album dei disegni di quella che va a rischio di essere la più grande illustratrice naturalistica della storia occidentale, anche se vergognosamente ignota in Italia. Al centro, il Magico Trio "quasi al completo" in un selfie artigianale fatto con la macchinetta fotografica girata al contrario. E al ritorno a casa, cena con eccellenze enogastronomiche lucchesi grazie alla cortesia dell'anfitriona. Nella foto in basso: l'accattivante restyling della piazza napoleonica inglobata dentro gli stand.

mercoledì 26 ottobre 2016

venerdì 21 ottobre 2016

Julius CaesArt


Assolutamente grandiosa tragedia di Shakespeare, che meriterebbe molta più fama qui, nella terra di Cesare. Sulla base del testo teatrale e della sua fonte classica, Plutarco, il fantasma del grande condottiero che apparve a Bruto non era un omino pallido avvolto in un lenzuolo.

giovedì 20 ottobre 2016

Belle Arti... ossia le Arti dei Belli


In laboratorio di ceramica. A sx una collega di ufficio. . . ma è molto più divertente stare in quest'altra sede.
Il vostro Tassista sta lavorando a una specie di vaso cinese disegnato da un pazzoide, con sù dipinto un mostro marino con 7 zampe, e che è una bestia lunga da qui a lì; per indicare le proporzioni si vede anche (non in foto) un minuscolo sub che esclama "Ah!". La ceramica a fumetti!

mercoledì 19 ottobre 2016

Diario di un correttore di bozze: 18 ottobre 2016

Giornata europea contro gli esseri umani
"Questo l'ho fatto io!" come diceva la Settimana Enigmistica. A forza di tagliare, cucire e modificare il sommario di un articolo... Si trattava ovviamente della Giornata europea contro "la tratta degli" esseri umani, 18 ottobre. Per fortuna una collega se n'è accorta prima di andare in stampa ^///^'

Hymnsmouth, vv. 17-19

. . .

Money-to

Zen Obi

Burning [G.] Bush

. . .

sabato 15 ottobre 2016

Un eroe chiamato Caffè - gran finale

quattro


Senti un po’ – disse Caffè quando fu nel vicolo che Latte aveva indicato per il duello tramite una complessa serie di messaggi incrociati criptati. – Si suppone che noialtri supereroi passiamo il tempo a menare i cattivi, non a menarci tra di noi.
Tranquillo – fece lei. – Non intendo ammazzarti, è solo una leale sfida tra colleghi. – Indossava un costume ovviamente bianco, con (strano ma vero) una grande mosca stampata nell’area tra il petto e l’ombelico. Fisico asciutto e tonico da palestrata, con seni poco pronunciati e fianchi stretti. Doveva avere i capelli corti perché la maschera non appariva rigonfia in cima. La voce era soave.
Caffè accennò un inchino, storcendo con sarcasmo la bocca sotto la maschera. – Gentilissima. Ma con tutti i colleghi che ci sono, tra registrati e fuorilegge, a che debbo l’onore?
Beh, tu hai… qualcosa di unico.
Lui stava per chiedere “cioè?” ma poi intuì la risposta in un lampo. – Già. L’unico supereroe “non segreto” del quale sia rimasta segreta l’identità. La cosa ti disturba?
Abbastanza.
Capito: il tuo nome si trova, o si troverà, sull’elenco sbagliato.
O su quello giusto.
Stando così le cose, nonostante la tua buona azione con quei due gorilla, sono costretto a dichiararti in arresto. Normalmente non aggredisco le donne, ma…
Latte non si scompose. – Siamo alla frutta. O al caffè? – Era ancora troppo lontana perché Dorian potesse investirla con le sue vibrazioni di disturbo del sistema nervoso.
Di colpo, Caffè scattò verso di lei come un centometrista.
Quando fu sufficientemente vicino all’avversaria, mise in azione i superpoteri. Latte ebbe giusto un inizio di tremolio, ma in un secondo balzò come una gatta in un vicolo laterale. Caffè svoltò a sua volta nel vicolo, e…
SBAMMM!
Venne centrato in pieno petto dal coperchio di un cassettone, scagliato contro di lui da Latte che, in quei pochi attimi, era riuscita a riguadagnare terreno, a staccare l’oggetto e a lanciarlo con una forza e una precisione prodigiosa. Ma, sul momento, Caffè non ebbe l’opportunità di ammirare questa serie di prodezze perché era impegnato ad abbattersi a terra come una quercia sradicata dal vento. – Oh-huuun!
Prima che Dorian scattasse di nuovo in piedi come una molla, e prima che potesse azionare il suo potere destabilizzante, Latte, correndo a una velocità che pareva impossibile, gli fu addosso e gli afferrò la maschera con rabbia, tentando di strappargliela.
È lì che vuoi arrivare” pensò lui e, con un filo di rimorso, le scaricò una pedata nel ventre. Latte grugnì e mollò la presa, ma si limitò a barcollare leggermente, come se il colpo fosse stato molto più debole di ciò che invece era. “Di che materiale è fatta, questa qui?!” pensò Caffè, però intanto saltando su e riversandole addosso ondate di energia neuro-concussiva.
Il corpo dell’avversaria tremava, di nuovo, meno del previsto. Subito spiccò all’indietro un balzo che andava oltre le possibilità di qualunque campione olimpico, volteggiò a mezz’aria come un gatto, toccò terra, continuò a eseguire aggraziate capriole all’indietro fino ad allontanarsi di oltre dieci metri da Dorian, si fermò di colpo, afferrò dalla strada un frammento di asfalto sbrecciato e lo catapultò contro Caffè. (Tutto questo durò meno del tempo che occorre per descriverlo).
Stavolta lui schivò il colpo, ma non aveva ancora completato la manovra che un secondo blocchetto di asfalto lo colse alla testa. Cadde. Latte si ri-precipitò contro Caffè come una furia, gli strinse i fianchi a tenaglia tra le gambe e fece per dargli un cazzotto in faccia. Lui glielo impedì usando il proprio superpotere. Lei strinse i pugni, ringhiando e preparandosi a colpire, tremore o non tremore.
Aspetta! – ansimò Dorian. – Quel costume è una presa in giro. Non stai usando tutti i tuoi poteri, ho capito chi sei, sei un mio mito, sei…
La frase fu interrotta dalla sberla di Latte, che lo fece quasi svenire. Poi Latte gli afferrò la maschera e gliela strappò via dalla faccia. Lo osservò.
Infiniti secondi di silenzio.
Il volto di Dorian non era deforme nel senso peggiore del termine, possedeva addirittura qualche tratto apollineo, ma con inquietanti asimmetrie qua e là. E soprattutto, aveva una pelle coriacea, verde, di un verde chiaro, uno slavato color cicoria.
Perdonami – mormorò Latte.
E con una catena di balzi, svanì nella notte.

cinque

Latte rientrò in casa dall’abbaino. Una volta in soggiorno, tolse la maschera per disinserire il distorsore vocale, poi aprì il costume sul davanti e staccò le leggere imbottiture da seno e fianchi.
MJ, stesa mollemente sul divano, rimase a guardare per qualche secondo in silenzio la toeletta, poi chiese: – Allora, soddisfatta la curiosità?
Sì – disse Peter.

sabato 8 ottobre 2016

Un eroe chiamato Caffè - cap. 3

tre


L’esperimento Espresso per il momento restava segreto. Ufficialmente risultò che la nota spia industriale Ionut & compare erano stati bloccati dalla security dell’azienda, stop. Le telecamere interne non mostravano nulla perché erano state previamente “congelate” dai malviventi sull’immagine fissa dei corridoi vuoti (il che peraltro era esatto), ecc. ecc.
Quella stessa notte il Caffè autentico aveva sgominato una banda di teppisti neonazisti che avevano fatto irruzione in un centro sociale anarchico durante un concerto Anni ’80 aperto al pubblico. Nel tafferuglio il supereroe aveva rimediato una ferita da schegge di vetro al braccio.
Ma non era questo a metterlo di cattivo umore.
Era il colore della pelle. No, né marrone né nero.
A voler fare i fiscali, Caffè… ah, ma il suo nome all’anagrafe era Dorian. A voler fare i fiscali, Dorian non era un “supereroe” bensì un “mutante”: era soggetto a una malformazione genetica che gli conferiva capacità insolite. Questo lo rendeva per il 10% un eroe e per il 90% un paria. Allevato in orfanotrofio dalle suore, era entrato nei servizi segreti proprio per essere costretto a non mostrarsi apertamente in giro.
Il mattino dopo la sua “doppia” impresa, Dorian si sfogava con la sua tutor, Oyei, nel bunker della polizia.
Ogni tanto vorrei essere un affogato – rimuginava. Non gli mancava un suo amaro senso dell’umorismo.
Oyei gli posò delicatamente le dita sull’avambraccio. – Continuare a farsi il sangue marcio non servirà a molto. Quante volte te lo devo ripetere? – Gli sorrise. Era una tipa graziosa e intelligente. Dorian, che non sopportava i predicozzi e anzi reagiva male, li tollerava solo da lei.
Lui fece spallucce. – Quindi cosa proponi? Che ne sarà di questo supereroe quando sarà lui a tremare dalla testa ai piedi, sbavando e trascinandosi in giro con il bastone? Mi manderete in pensione nell’Area 51? O magari potrei farmi cappuccino e ritirarmi in convento.
Oyei rise, poi gli mollò una pacca militaresca sulla coscia. – Ma appunto perché sei un supereroe! Dopo qualche altro anno di glorioso servizio – gli strizzò l’occhiolino – potrai presentarti ufficialmente al pubblico, che nel frattempo avrà imparato ad amarti. Basterà preparare la rivelazione della tua vera identità con un po’ di anticipo e un po’ di tatto, una bella conferenza stampa e…
Dorian scosse la testa. – Non funzionerà.
Ti dico di sì.
Ti dico di no. Quando si scoprì che a salvare la Durande incagliata era stato Gilliatt, non mi pare che gli abbiano eretto un monumento. L’aspetto di Gilliatt era, letteralmente, “spaventoso”.
Vedo che porti avanti il tuo programma di letture.
Voglio battere Hulk a Trivial Pursuit.
In quel momento bussarono alla porta. – Avanti – fece Oyei.
Entrò il colonnello Dredd. – Una novità curiosa – annunciò. Dorian e Oyei accennarono un saluto militare e fecero la mezza mossa di alzarsi dalla sedia, ma in quell’ambiente “protetto” le formalità erano piuttosto blande. – Dorian, hai appena ricevuto una formale sfida a duello. Lo sfidante, anzi, la sfidante non ha lanciato il guanto ma una mail, eccola. – Gli porse la stampata.
Dorian agguantò il foglio e lo lesse. Sollevò un sopracciglio. – È uno scherzo.
Dredd incassò la testa tra le spalle. – Pare di no. Ha steso in dieci secondi un paio di gorilla della mafia che andavano a riscuotere un credito: abbiamo verificato, abbiamo il video… e ha proclamato al mondo di essere “meglio di te. Ora vieni allo scoperto, ho una gran voglia di misurarmi con te” e via dicendo.
Posso vedere? – chiese Oyei. Dorian le passò il foglio.
La tutor lesse solo la prima riga, e rimase a bocca aperta. – “Latte”! Si chiama Latte?!

[. . .]

mercoledì 5 ottobre 2016

Hymnsmouth, v. 15

. . .

In the
     Roman-of
                    God

. . .

sabato 1 ottobre 2016

Un eroe chiamato Caffè - cap. 2


due


Notte. Corridoi interni degli uffici di un’azienda informatica. Luci spente, a eccezione di un paio di torce elettriche.
È la prossima porta – sussurrò il primo ladro.
Okay – fece il secondo. Poi d’un tratto: – Aaah! Caffè!
Il primo si voltò di scatto.
Il secondo indicò sghignazzando la macchinetta del caffè in un angolo del corridoio.
Ma vaffa. Idiota.
Il primo ladro prese una chiave e la infilò nella serratura della porta indicata. – Tu resta qui – intimò al secondo, voltandosi a metà verso di lui.
Il suo compare stava tremando violentemente. Lui gli ringhiò: – Ragazzo, il gioco è bello se dura poco.
N-n-non s-sto s-scherzando, Ionut! M-maledizione!
Il primo ladro, Ionut, assottigliò lo sguardo nelle tenebre del corridoio. Un lieve tremore stava cominciando a pervadere anche il suo sistema nervoso; solo lieve, però.
All’improvviso, senza dire una parola, dal buio emerse Caffè il supereroe. Si lanciò addosso al secondo ladro, abbattendolo con un paio di colpi di karate: così rapidamente che quasi non si videro le sue mosse, si vide solo il ladro che crollava come un sacco sul pavimento. Poi Caffè scattò come una pantera in direzione di Ionut.
E qui ebbe lui una piccola sorpresa perché Ionut, pur tremando leggermente, si era scansato e adesso gli puntava contro una pistola. – I tuoi superpoteri vanno bene per le femminucce – sibilò, digrignando i denti. E fece fuoco.
Caffè schivò il proiettile, fiondò un tallone contro la mano di Ionut, lo disarmò, fece partire un destro.
Colpì l’aria. Mezzo secondo dopo, Ionut gli piazzò una craniata nel plesso solare. Caffè emise un gemito abbastanza percettibile, ma si riprese in fretta, mollando al ladro un uppercut che lo mandò KO.
Caffè si affrettò a legare il due malviventi. Prima di perdere del tutto i sensi, Ionut fece ancora in tempo a mormorare: – Ehi, eroe, ti hanno… degradato a… metronotte?
L’uomo mascherato non rispose. Il suo avversario era solo moderatamente muscoloso ma si era dimostrato un vero osso duro. Doveva avere una forza di volontà assolutamente straordinaria. A meno che non fosse successo qualche intoppo ai superpoteri.
Terminato di immobilizzare i due, Caffè andò di fretta nell’ufficio aperto da Ionut con il duplicato della chiave. Lì da dentro una scrivania prese un palmare che usò per avvertire, non la polizia, ma la security interna.
Esperimento riuscito – disse.
Già, non era il vero Caffè. Era una guardia giurata dell’azienda, a cui era stato messo un costume potenziato da un dispositivo elettronico a “neuro-vibrioni” progettato da quegli stessi laboratori. Intendevano produrre i Caffè in serie; lui era il prototipo. “Il mio nome è Espresso” pensò la guardia giurata, di buon umore.

[. . .]

sabato 24 settembre 2016

Un eroe chiamato Caffè - cap. 1

Questo era nato come racconto per un concorso. Se l'è cavata tutto sommato benaccio, piazzandosi tra i 30 semifinalisti su 300 testi pervenuti. Poi la sua inarrestabile ascesa ha subìto una battuta d'arresto. Quindi, a edificazione delle nuove generazioni & a beneficio dei posteri, eccolo ^__^

illustrazione: Il Magico Trio

uno

Caffè rovina il fegato a una banda di rapinatori recitava il titolone in prima pagina, con la pretesa di essere spiritoso.
Robe da matti – bofonchiò Peter mentre leggeva il giornale facendo colazione.
Come noto, i guai per i “Corpi Extra-Istituzionali per la Tutela dell’Ordine Pubblico”, volgarmente noti come supereroi, erano cominciati con l’obbligo di iscriversi presso un apposito Registro pubblico, pena la messa al bando in qualità di soggetti non monitorabili da parte delle autorità e perciò pericolosi. La registrazione comportava automaticamente il disvelamento dell’identità del “tutore extra-istituzionale dell’ordine pubblico”, né era ammissibile la preservazione di un’identità segreta per qualsivoglia motivo. Per questa ragione, e per altre ancora, molti supereroi si erano rifiutati di iscriversi ed erano ipso facto finiti nell’elenco opposto, quello dei ricercati.
Peter era tra quelli.
La causa il suo livore nei confronti di Caffè era che, trattandosi di un agente dei servizi segreti già da prima, era stato ammesso tra i supereroi legalizzati senza dover rivelare in pubblico il proprio nome. Così aveva spiegato il Governo.
Ad affibbiargli il titolo di comodo di “Caffè”, come al solito, erano stati i mass media, e da allora era diventato perentorio chiamarlo così. Il nome derivava dal fatto che indossava un costume marrone con decorazioni e accessori neri, ma soprattutto dalla peculiare caratteristica dei suoi superpoteri: Caffè infatti poteva provocare in qualunque persona, nel raggio di dieci metri, una intensa forma di parossismo nervoso. Ciò impediva, ad esempio, a un rapinatore di prendere la mira con la pistola, e l’eroe ne approfittava per disarmarlo e stenderlo. La sua velocità e forza muscolare erano quelle di uno 007 palestrato, quindi notevoli ma non supereroistiche in senso stretto. E non possedeva nessun altro tipo di doti anomale, tipo volare, lanciare raggi dagli occhi, leggere nel pensiero.
Aveva giusto il potere innervosente del caffè, alla massima potenza; e sapeva sfruttarlo al top. Poteva intervenire d’urgenza in luoghi pubblici in cui le forze standard di polizia non si azzardavano a usare le armi a causa della ressa di persone. Una dozzina o anche una ventina di malviventi cadevano come birilli prima ancora di aver finito di sacramentare per il tremolio irresistibile procuratogli dal supereroe.
Il colore del costume aveva reso Caffè un’icona delle diverse comunità “afro”: afroamericani, afrocubani, ecc., anche se non esisteva nessun indizio che l’uomo nascosto sotto la maschera fosse di pelle scura. C’era anche stato qualche tentativo di affiliarlo a varie etnie di nativi americani o popolazioni indigene delle isole del Pacifico, a causa delle decorazioni del costume che ricordavano alla lontana i tatuaggi tribali; ma, anche qui, non si aveva uno straccio di prova. In compenso, e di rimbalzo, i movimenti di destra, seppure in generale favorevoli alla tutela energica dell’ordine pubblico, erano piuttosto tiepidi nei confronti di quell’eroe dal colore perlomeno sospetto.
Tutta invidia – lo prese in giro MJ, la moglie.
Peter la fulminò con lo sguardo.
MJ non si lasciò disarmare: – O pensi che ci sia sotto un complotto?
Peter annuì gravemente, arrotolando il giornale e scagliandolo sul divano. – ’Sto Caffè non me la conta giusta. Hai notato che Tony, il superboss super-amico dei supereroi super-registrati, non lo ha ancora manco invitato a prendere un tè? Non si fida di lui.
MJ ghignò. – Metti che non lo inviti semplicemente perché non saprebbe a chi mandare la mail? Ai bei tempi non invitava neanche te, se è per questo.
Peter sbuffò.

[. . .]

martedì 20 settembre 2016

Diario di un correttore di bozze: 20 settembre 2016

La Protezione civile di *** ha donato un PK all'associazione di volontariato La Misericordia
Gli hanno regalato un fumetto Disney? e a fa' cche??

sabato 17 settembre 2016

martedì 13 settembre 2016

Tiratina d'orecchie alla traduttrice


Michela Pereira si è sobbarcata l'immane e meritoria impresa di tradurre per la prima volta in forma integrale in italiano le quasi 600 pagine del Liber divinorum operum di Ildegarda di Bingen. Un lavoro portato avanti con cura, restituendo il testo in un italiano odierno e scorrevole, e con un ricchissimo apparato di note (scritte insieme a Marta Cristiani).
È perciò un vero peccato che, non spessissimo ma comunque un po' troppo spesso, la traduttrice si sia lasciata "portare via" dal latino "stranetto" di Ildegarda. In qualche caso si tratta di clamorosi errori di distrazione, ma altre volte l'abbaglio deriva da carenze nella conoscenza della Bibbia, interpretando in maniera arbitraria quelle che erano semplici citazioni.
Con tutto questo, però, un libro DA AVERE.

martedì 6 settembre 2016

Diario di un correttore di bozze: 6 settembre 2016

Al santuario di Narni, restauro di una decorazione barocca in stucco, che comprende tra l'altro "una coppia di angeli alati a grandezza naturale".
Mai avuto purtroppo l'opportunità di misurare un angelo di persona, però nelle antiche civiltà mediorientali avevano più o meno le dimensioni di Godzilla. Resta di stucco, è un Barbatrucco!... e attenti alla testa, se andate a visitare l'opera.

lunedì 5 settembre 2016

Hokusai in formato banzai!


Non è mai troppo tardi per regalarsi il volumone pubblicato cinque anni fa dalle pregevoli edizioni L'ippocampo: Hokusai Manga. Un tomo alto 30 cm, largo 20 e spesso così, quasi senza testo ma interamente zeppo di immagini. Infatti non si tratta di manga nel significato attuale del termine ma "rapidi schizzi" nel senso originario, in cui ci scorre davanti la Vita in tutte le sue sfaccettature, profondamente amata dal maestro giapponese Hokusai (1760-1849) in ogni minimo aspetto:
i paesaggi, i fiori, le montagne e soprattutto la Montagna, gli animali piccoli e grandi della terra dei mari dei fiumi del cielo, le attività artigianali, la toeletta, arti & mestieri, letteratura & tempo libero, le architetture, i ponti, le armi, i draghi, i fantasmi, gli eroi, gli dèi, gli ibridi (geneticamente coerenti, non con i pezzi appiccicati a caso), le geishe, gli emarginati, lo humour, la morte (sempre con discrezione), qualunque oggetto, qualunque penna, qualunque scaglia, qualunque piega del vestito, qualunque flessione dei muscoli, qualunque ciottolo, qualunque effetto d'acqua.

L'assenza di didascalie costringe a esaminare le immagini nei dettagli anziché controllare alla carlona se corrispondano al testo per poi dire "ah sì è vero, quello è un fagiano, ci assomiglia!". Hokusai nella madrepatria era considerato un plebeo perché rappresentava le cose in maniera troppo realistica. La sua arte è il corrispettivo giapponese dei piedi zozzi dei santi del Caravaggio! Agli impressionisti europei invece il "vecchio pazzo per la pittura" piaceva un botto; eppure, ammirando questo volume, viene il sospetto che avessero preso solo l'1% dei suoi tesori.

sabato 3 settembre 2016

Voto di disegno: 5


Alla Biblioteca nazionale di Parigi è conservato un bestiario del XIII secolo in cui, a sx, si vede uno strano animale. Il mix di caratteristiche da erbivoro e carnivoro farebbe pensare a qualche creatura leggendaria come lo yale o il catoblepa, invece a leggere la didascalia (posta sopra l'immagine, non visibile in foto) si scopre che. . . trattasi di. . . una pantera! In rosso infatti c'è scritto pant-a, con uno svolazzo tra le ultime due lettere per indicare un'abbreviazione.

Ora, va bene che gli autori medievali erano "gente del Medioevo", ma neppure a quei tempi le pantere avevano le corna! Basti pensare alla più famosa, la lonza di Dante. Qui sembra proprio che l'artista abbia fatto un papocchio. D'altro canto, a sua difesa, se si eliminano le corna -- e si modificano le dita e la coda -- tutto sommato, come grosso felino sarebbe passabile. L'immagine si riferisce al potere, che allora si attribuiva alla pantera, di incantare tutti gli animali con la sua voce.

Oggi però sappiamo che la pantera è un animale rosa.

sabato 27 agosto 2016

(As)saggi(ni): Un piccolo giallo nei Vangeli

pattern digitale: Selkis

Forse non tutti sanno che. . . c'è un piccolo "giallo" nei Vangeli. In Marco 14,50-52, durante l'arresto di Gesù nel Getsemani, "tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma lui, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo". Chi è chi non è? Sono duemila anni che gli studiosi se lo chiedono. C'è chi ipotizza un personaggio reale (l'apostolo Giovanni, suo fratello Giacomo, Lazzaro redivivo, lo stesso Marco o addirittura Pietro, ecc.), chi un'allusione a qualche insegnamento della Bibbia (Giuseppe l'egiziano, le minacce apocalittiche del profeta Amos, ecc. ecc.), chi una figura simbolica (il falso discepolo, il vero discepolo, ecc. ecc. ecc.).

Ogni ipotesi ha qualche punto debole, e resta pure da vedere se i termini greci significhino davvero "ragazzo", "lenzuolo" e "nudo". Per aiutare a districarsi è stato pubblicato nel 2000 un documentatissimo libro, purtroppo non più in catalogo, tratto dalla tesi di dottorato di Giacomo Perego, valente studioso della Bibbia che lo scrivente ha avuto l'onore di conoscere nel millennio scorso: La nudità necessaria. In realtà questo non è un giallo, quindi nessuno vince niente se indovina il personaggio misterioso; anche perché Marco lo fa apposta a lasciarlo indefinito. Ma la "caccia all'uomo" scatenata in tutti questi secoli ha costretto tanti autori cristiani a uscire allo scoperto -- a sbucare nudi fuori dal lenzuolo! -- per rivelare, attraverso questo piccolo dettaglio, che cosa ne pensano del Vangelo in generale.

E alla fin fine, ritrovarsi vergognosamente inermi è non solo esegeticamente corretto, ma esistenzialmente inevitabile.

venerdì 26 agosto 2016

I mostri sono tra noi (per fortuna)


È stata appena ristampata la Lovecraft Antologia - Volume 1 (Magic Press, originale del 2011) con sette versioni a fumetti di alcuni dei più noti racconti dello scrittore di Providence. Per motivi di spazio le storie sono abbastanza velocizzate, a volte a scapito delle atmosfere -- ammennocché non si riescano a creare fascinazioni grafiche come nel caso del Richiamo di Cthulhu (adattamento di Ian Edginton, disegni di D'Israeli) o Dagon (di Dan Lockwood e Alice Duke, finalmente una fumettista). Buoni anche L'orrore di Dunwich, disegnato dal maestro lovecraftiano I.N.J. Culbard, con uno straordinario Wilbur Whateley "in borghese"; e Il colore venuto dallo spazio. Solo così così La maschera di Innsmouth, e purtroppo insipidi L'abitatore del buio e I topi nel muro.

Frugando tra gli scaffali è anche saltata fuori Banner, una graphic novel di Hulk insolitamente disegnata dal grande Richard Corben (Marvel / Panini, 2014). La trama, scritta da Brian Azzarello, è a prima vista molto lineare e classica: il gigante verde che spacca tutto e abbatte gli elicotteri, e Bruce Banner che si sente in colpa... ma con notevoli aberrazioni come il massacro di popolazione civile, il Dottor Samson in versione "bastardo dentro", e in più il finale a sorpresa. Espressiva, dinamica, ironica, potentissima la resa grafica di Corben, e da lui non ci si aspettava di meno.

lunedì 22 agosto 2016

(As)saggi(ni): Dante e l'oroscopo

foto: Luca Rivarossa

Nel suo interessantissimo opuscolo De siderali fato vitando, ossia "come schivare le sfighe predette dal nostro oroscopo", il filosofo seicentesco Tommaso Campanella scrive: . . . mala praevisa et facilius tolerantur, ut inquit Poeta, "i mali si affrontano meglio se sono previsti, come dice il Poeta". Quale poeta? Dove? Nella bella edizione BUR dell'opera, a cura di Germana Ernst, a questo punto stranamente manca una nota. Ma sembra chiaro che si tratta nientemeno che di Dante, autore che Campanella cita varie volte nelle sue opere come fonte autorevole:
Per che la mia voglia sarìa contenta
D'intender qual fortuna mi s'appressa:
Ché saetta previsa vien più lenta.
Paradiso 17, 25-27

giovedì 18 agosto 2016

Tutta la torinesità, da Aosta a Messina



Torino rimane, insieme a Roma e Firenze, una delle mete privilegiate delle nostre escursioni ricreativo-culturali. Ha una quantità strepitosa di capolavori ancora troppo sconosciuti e sottovalutati, anche se negli ultimi anni il turismo è diventato una presenza importante. Perfino un retorico monumento militare come quello al Duca d'Aosta (prima foto) riesce interessante per il "format" insolito, ossia esteso in orizzontale (qui si vede solo un pezzo), il realismo della ricostruzione delle uniformi della Prima guerra mondiale e le espressioni non forzatamente eroiche dei soldati.

Nella seconda immagine un soffitto di Palazzo Madama, che come il suo attuale omonimo a Roma ospitava il Senato. Nel palazzo c'è un po' di tutto da ammirare: arte dal Medioevo in poi, tra cui il Ritratto d'uomo o Ritratto Trivulzio di Antonello da Messina nonché opere di Orazio Gentileschi e dei vari Ferrari piemontesi (spec. Gaudenzio), argenterie, avori, saloni d'onore e torrioni panoramici, biglietti da visita d'antan.

lunedì 15 agosto 2016

Ferragosto! Voglia di un bel tuffo!



Per chi invece preferisce le escursioni:


E c'è chi preferisce andare a pesca:

 

O magari il fascino immortale della Grecia:



sabato 6 agosto 2016

Colpacci: "Caro Baruch ti scrivo. . ."


Spinoza era una persona molto cortese, e di regola rispondeva a stretto giro a chi gli scriveva per avere delucidazioni su argomenti di sua pertinenza, che fossero le lenti ottiche, l'esistenza dei fantasmi o il senso dell'universo. Non sempre però la corrispondenza andava a buon fine perché le idee del filosofo ebreo portoghese-olandese, pur espresse con il massimo aplomb, erano scandalose.

Quella in foto, pubblicata da Einaudi nel 1951 (ristampa del 1974), è la prima edizione completa in italiano del suo epistolario. Volume a cura di Antonio Droetto, che firmò l'Introduzione da Pinerolo, mitica meta di gite fantozziane nonché uno dei centri "eretici" del Piemonte tra le valli valdesi.

Fornitore: libreria Barlumi, Savigliano (CN), fornitissima di remainder di alta qualità, con un bell'esempio di integrazione anche culturale perché la Lei della coppia di proprietari è iraniana, anzi "persiana" che suona più evocativo.

venerdì 5 agosto 2016

Meraviglie intergenerazionali


Una folgorazione: durante le ferie con la famiglia, il caro nipote Luca ha visto in una vetrina questo stupendo set di personaggi Marvel aggiornati e ha detto "è da regalare a zio!". Facendosene contestualmente regalare una confezione anche a lui. Poi c'è chi dice che non esistono più i valori, e che i giovani d'oggi che qua che là.

Da sx: Iron Spider, un esoscheletro high-tech creato dalle Industrie Stark (Iron Man); Spider-Man l'originale; Rhino, che non si limita a indossare un'armatura ma le è biologicamente integrato dentro; il simbionte alieno Venom nella reincarnazione n. 3, militarmente controllata e "indossata" da Flash Thompson; Electro con il nuovo costume come dio comanda e non da clown; lo Scorpione in una versione 'insolitamente' vintage, bello, scultoreo e ingrugnito come sempre. Ah se ci fossero anche Doc Ock e Lizard con il look recente! Prossima volta  ^__^  Nel frattempo queste 6 meraviglie verranno coccolate, esposte in bella vista sulla scrivania, e regolarmente spolverate.

venerdì 29 luglio 2016

Sembra ieri ma. . . 10 diconsi 10 anni di matrimonio!

Il 29 luglio 2006 la Micetta e il qui-presente convolavano a nozze nella Sala della Vaccara (?? non s'è riuscita a scoprire l'origine del nome) del Comune di Perugia. Per la lieta ricorrenza il romantico pranzicello a due doveva prevedere:



. . .  se il diabete non si fosse messo di traverso. Addio "dolce alla califfona" ergo.
Appuntamento a tra 15 anni per le nozze d'argento. Per quelle d'oro, pur con tutta la buona volontà di questo mondo, temiamo che possano sussistere inconvenienti di tipo anagrafico. Nel frattempo. . .  oste della malora! Antipasto babilonese, maccheroni alla vaiassa, bisteccone sardo in salsa veneta, aragosta alla fragola!

mercoledì 27 luglio 2016

lunedì 25 luglio 2016

Creti-nate: Cassius Clay Death



(opera in via di rifinitura e pre-colorazione; 
parziale rielaborazione digitale; 
sfondo di Selkis)

Capolavori fuori dal tempo

sfondo digitale: Selkis

Le fumetterie italiane continuano a essere salutarmente bombardate dalle graphic novel di I. N. J. Culbard tratte dai romanzi / racconti lunghi di H. P. Lovecraft. Dopo la bella versione delle Montagne della follia, quella stupenda del Caso di Charles Dexter Ward e quella un po' deludente della Ricerca onirica dello sconosciuto Kadath, adesso* ecco L'ombra venuta dal tempo (1934-1935), che con un gioco di parole in inglese è The Shadow Out of Time, ombra tanto "emersa dal" tempo quanto "situata fuori dal" tempo. [*Ma l'opera originale risale al 2013.]

Ed è tra i capolavori sia di Lovecraft che di Culbard. Qui il fumettista americano tocca i vertici del proprio stile, abbinando una narrazione pulita ed essenziale nello stile della "linea chiara" (cfr. Tintin, per intenderci) a immagini di un surrealismo quasi astratto, che fotografa al meglio l'orrore sia cosmico che psicologico dello scrittore di Providence. Orrore--- o meglio spaesamento, le rivoluzioni di Copernico e di Freud portate alle estreme conseguenze. Con decenni di anticipo sul fenomeno delle cosiddette abduction, per non parlare dei loop temporali. Per un geniale paradosso, il protagonista sente frantumarsi la propria identità nel preciso istante in cui la trova affermata, e da se stesso.

Perfetto anche l'equilibrio tra fedeltà al testo e rielaborazione personale. Una chicca presente nel racconto e ripresa nel fumetto: a un certo punto, nella carrellata di personaggi di ogni epoca incontrati dal protagonista compare un guerriero cimmerio. Omaggio di Lovecraft al collega e amico di penna Robert E. Howard, il creatore di Conan, che sarebbe morto tragicamente l'anno dopo, 1936.

giovedì 21 luglio 2016

lunedì 18 luglio 2016

Un lavoro fatto con Grazia

sfondo digitale: Selkis

Sugli angeli si è scritto molto. . . ma non ancora tutto. È stato un piacere e un onore collaborare con la dott.ssa Grazia Cavasino alla trascrizione, e a volte traduzione, di un misterioso manoscritto miscellaneo riemerso solo nel 2010, dedicato a tutta una serie di fenomeni soprannaturali, ma anche consigli di saggezza e salute basati su una visione olistica dell'universo.

Per dare un'idea della complessità dei materiali inclusi nel manoscritto basta un indice abbreviato: Elenco delle apparizioni angeliche (...) come venne compilato da Eriprando Bretone e ricopiato da Guiribenno da Rodinate (...), con testi dal III secolo d.C. in poi; una poesia in francese del trovatore Guillaume Noyre; quartine arabe e latine di Ghiyath al-Din Ibrahim al-Nisaburi (IX secolo); le Sante visioni di suor Maria Eglantina, monaca delle Romite di Santa Matilde in Collalto (1386); la Fisiologia restituita di Angelberto Schiuso (1611); testi del madrigalista rinascimentale Giovanni Colombaia; gli atti del processo per eresia intentato contro un certo Mezzoborgo nel 1647; frammenti di un possibile inedito di Torquato Tasso; dentro il faldone era anche finita, chissà come, una raccolta di lettere del 1961 in cui si riporta una seduta spiritica cominciata per noia in vacanza, ma poi...

Il "Liber Angelorum". Testo e contesto dell'inedito di Valambros, a cura di Grazia Cavasino, YouCanPrint, 2016, pagg. 112 con illustrazioni, euro 12, può essere ordinato qui o anche qui.

martedì 12 luglio 2016

(As)saggi(ni): la Bibbia "del traduttore"

sfondo digitale: Selkis

La versione italiana cattolica ufficiale (CEI) della Bibbia uscita nel 2008 è molto ma molto meglio della sua precedente, quella ufficiale del 1974. Beh... ci voleva poco, in verità: peggio di quella era quasi impossibile, era una delle più brutte traduzioni della Bibbia che si fossero viste in millenni di storia.
Tra le varie edizioni in commercio del testo CEI 2008 si segnala questo, la Bibbia Via, Verità e Vita delle edizioni San Paolo, per una particolarità: mette regolarmente a confronto la versione del '74 con quella del 2008, indicando i cambiamenti più importanti, precisando spesso il significato letterale delle parole ebraiche o greche, e magari suggerendo ipotesi alternative di traduzione. A volte queste ultime sono fin troppo pedanti, si ha quasi l'impressione di una 'vendetta trasversale' da parte di qualche autore lasciato fuori. Ma in generale è interessantissimo che sia stato dedicato un intero apparato di note solo al linguaggio: forse è la prima "Bibbia per traduttori" mai comparsa. Interesserà al lettore 'profano'? Chissà. Ma per chi è del mestiere, questa è una vera manna -- per restare in tema.

Quanto al testo in sé, leggendo non i soliti "brani scelti" ma tutto quanto dalla creazione all'apocalisse, si passa attraverso sentimenti come stupore, entusiasmo, sorpresa, rabbia, incredulità, disgusto, curiosità, difficoltà, scandalo, spiazzamento, gioia... che in definitiva è il mestiere di Dio, non certo quello di strimpellare la chitarra dopo aver mangiato la pizza insieme.

giovedì 7 luglio 2016

(As)saggi(ni): Quando in Italia sapevano disegnare


C'era una volta un'Italia, finita attorno agli anni Sessanta, che pullulava di illustratori di genio. Era l'epoca che, semplificando al massimo, si può collocare sull'onda lunga del Simbolismo e del Liberty. Qualche difettuccio c'era anche allora: ad esempio un po' di leziosità, a rivedere quelle opere al giorno d'oggi; oppure un sovraccarico intellettuale di dettagli. Si nota anche una certa omogeneità di stile, per cui accanto ai grandissimi -- De Carolis, Cambellotti, Mussino, ecc. -- si schierava tutta una serie di autori minori dal tratto non diversissimo. In positivo, ciò implica che anche i gregari erano dei maestri.

Poi in Italia arrivò una pretesa "rivoluzione culturale" e, limitandoci all'aspetto artistico, gli effetti sono stati disastrosi fino a oggi, con rare eccezioni. Mentre in altre parti del mondo, p.es. quello anglosassone, continuano vivaddìo a esistere caterve di illustratori strepitosi in tutti i settori, dalle fiabe alla divulgazione scientifica.

Le immagini qui sopra, realizzate nel 1930, sono opera (da sx a dx) di Armando Baldinelli, Attilio Giuliani, Bruno da Osimo, e un'artista-donna deliziosamente minimalista, Fausta Beer (notare gli angeli eterei in alto). Tutte illustrazioni che innalzavano di parecchio il livello qualitativo di uno sdolcinato libro di poesie autoprodotto, segno che l'autore poteva permetterselo. . . oppure sottopagava gli artisti. La terza incisione la si potrebbe riutilizzare come copertina per Il colore dallo spazio di Lovecraft.

mercoledì 6 luglio 2016

(As)saggi(ni): Poe cerca artista gemello

Ligeia

Ci sono opere letterarie il cui nome nell'immaginario colletivo è rimasto -- del tutto o quasi -- indissolubilmente legato a un illustratore, e non perché sia la versione più fedele al testo ma proprio al contrario, perché offre un geniale taglio personale. Primissima tra tutti la Divina Commedia del Doré, poi il Paradiso perduto di Milton nella versione di William Blake, o la Salomè di Oscar Wilde interpretata da Beardsley.

Per quanto riguarda Edgar Allan Poe, per qualche motivo, nessun illustratore è riuscito a imporsi sulla scena internazionale. Per i "raffinati cultori" italiani esistono le strepitose immagini realizzate a inizio Novecento da Alberto Martini, ma è roba da collezionisti. Giusto Il corvo è molto spesso pubblicato insieme alle incisioni del solito Doré.
Ora da una bancarella è sbucata fuori un'edizione del 1965 dei Racconti straordinari dello scrittore americano (La Nuova Italia, a cura di Angelo Gianni), purgata a uso degli adolescenti -- di allora --, che riporta alcune gradevoli e intelligenti illustrazioni tratte dall'edizione 1926 in dieci volumi di The Works of Edgar Allan Poe, Standard Book Company, New York & Londra, come quella qui sopra. Purtroppo nessuna ricerca effettuata finora ha permesso di risalire al nome dell'artista.

martedì 5 luglio 2016

Se Dante mi dà tanto...


Neppure in vacanza sul lago di Garda e dintorni -- beato lui -- il "nipotino" Luca (uno e 85) riesce a dimenticare un libro che gli è rimasto nel cuore, nonostante si sforzi di negarlo: Dante era uno scrittore fantasy. E ha mandato tramite Hangouts questa foto, scattata credo con gli occhiali o con i fazzolettini Tempo, o magari con un tradizionale palmare. Grazie ^__^