giovedì 22 giugno 2017

Fotorecensioni: E. T. A. Hoffmann

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Gli elisir del diavolo di E. T. A. Hoffmann (1815-16) è un romanzo reversible come certi abiti di moda: a leggerlo la prima volta appare una cosa, a leggerlo la seconda un'altra. La prima volta domina il mistero, l'allucinazione. La seconda volta la storia diventa un giallo di cui si conosce già il finale, e il gusto consiste nel riannodare i fili. Paradossalmente, nonostante l'alone surreale che avvolge l'opera di Hoffmann, negli Elisir del diavolo quasi tutto alla fine si rivela spiegabile come una somma di equivoci, menzogne e combinazioni fortuite. La maggior parte dei fenomeni paranormali ricevono una spiegazione scientifica, perlomeno alla luce delle dottrine dell'epoca, spec. il mesmerismo; oppure si giustificano alla luce del folklore diffuso. Solo qua e là, per sbadataggine simulata, lo scrittore si diverte a seminare dettagli di cui non viene fornito nessun tipo di causa, neppure soprannaturale (p.es. la chiave con cui frate Medardo apre d'istinto la cassettina con l'elisir del diavolo, anche se lui stesso aveva nascosto altrove la "vera" chiave).

Un tema che viene evocato ma nascosto è quello del vampirismo, che balugina in alcune apparizioni o in espressioni come revenant, "bere il sangue", ferite sul collo... Ma soprattutto, sembra di trovarsi di fronte a una versione lisergica del Ritratto di Dorian Gray, tra dipinti e personaggi che sono uno il "ritratto vivente" dell'altro. Sì, perché il moltiplicarsi angosciante dei Doppelgänger ha una solida base biologica. Di più: sessuale. Di più: incestuosa, che in confronto Chinatown di Roman Polanski è robetta da ridere.

Il romanzo è disponibile in italiano nella bella edizione a cura di Luca Crescenzi, L'Orma editore, Roma 2013, pagine LXV + 310, con foto di materiale documentario e un utilissimo albero genealogico, euro 25.

mercoledì 21 giugno 2017

Parla la moglie di Lovecraft


Il grande merito della nuova biografia di Lovecraft scritta dal poliedrico cantautore e saggista Paul Roland è il sano pragmatismo anglosassone. Non sbrodolamenti sugli "orrori cosmici" ma facts and figures: dove abitava Lovecraft, che faceva tutto il giorno, a quanto ammontavano gli assegni che riceveva, cosa leggeva, cosa mangiava, dove andava a visitare cosa, chi frequentava, che ne pensava degli altri e che cosa gli altri pensavano di lui.

Merito nel merito, l'approfondimento della sua relazione con Sonia Haft Greene: come si sono conosciuti, come si sono innamorati e poi sposati, le battaglie che hanno combattuto insieme, le gioie, il romanticismo, le difficoltà, le incomprensioni, la sofferta decisione del divorzio... poi neppure ufficializzata visto che, al momento della morte di lui, i due risultavano ancora coniugati. Sonia ne esce come una donna fantastica, moderna, spigliata, dinamica, capace di enormi sacrifici per quell'uomo coltissimo, un po' strambo, gentleman seppure con crisi ricorrenti di razzismo (e però una donna ebrea l'aveva pur sposata), e capace di vero affetto verso la moglie, anche se passava troppo tempo con gli amici al club. Un autore gigantesco che si era roso il fegato per tutta la vita. Sì, lei aveva visto giusto. "Con il passare degli anni, sono certa che diventerà per le future generazioni di lettori una figura misteriosa e leggendaria".

Paul Roland, Il sogno e l'incubo. Vita e opere di H. P. Lovecraft, Tsunami edizioni, Milano 2017, pagg. 222, con foto e altro materiale illustrativo, euro 19

lunedì 19 giugno 2017

Ma un cuore umano ha (il diavolo, s'intende)

Mao Dante: fan art di ilTM + Selkis

Bella cosa l'infanzia, però a volte è fuorviante. Per la maggior parte degli italiani, Go Nagai rimane il creatore di Goldrake (che poi si chiamava Grendizer o Gurendaiza), Mazinga e Jeeg Robot... e per qualcuno, di Cutie Honey... ma la sua produzione standard è di un genere abbastanza diverso. Ultimo arrivato in Italia è Shin Mao Dante, remake del suo Mao Dante del lontano 1971: sono ora disponibili nelle nostre fumetterie i quattro albetti di cui è composta la storia, anche se in Giappone era uscita nel 2002.

Shin significa "nuovo", mao "re demone", Dante è proprio un omaggio al poeta. In Shin Mao Dante si sente ancora qualche eco delle "classiche" storie di robottoni da guerra, ma all'interno di un quadro più complesso. Come in molte opere recenti di Nagai, abbiamo un mix esplosivo di mitologia greca, immaginario religioso cristiano (in particolare la Divina Commedia illustrata da Doré), parapsicologia e fantascienza. E stavolta i robot sono addirittura "in missione per conto di Dio" come i Blues Brothers, solo che qui Dio è l'invasore alieno, e i demoni -- capitanati da Dante -- difendono la loro Terra contro di lui.

Particolarmente intensi i due albi di mezzo. Nel secondo, forse il più bello, a un uso misurato degli effetti speciali si accompagna uno squarcio su una società crudamente realistica tra ossessione per la sicurezza, gruppi paramilitari violenti, abusi sessuali, disagio generazionale, padri assenti, sette religiose, poteri politici occulti. Una piccola perla è la citazione dalla processione dei monaci in Fantasia di Walt Disney. Nel volume 3 si assiste invece a una scissione psicofisica come nella Metamorfosi di Kafka, solo che qui il "corpo estraneo" è grande come King Kong o Godzilla, con tutte le conseguenze.

mercoledì 14 giugno 2017

Il santo patrono dei correttori di bozze


Sfata parecchi luoghi comuni su Lovecraft, questo raro e prezioso volume pubblicato da Fanucci nel 1976 (Sfida dall'Infinito, a cura di Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco, che espande l'originale del 1970, The Horror in the Museum and Other "Revisions", a cura di August Derleth. Ottima la traduzione di Roberta Rambelli). Nei saggi scritti da varie persone che lo avevano conosciuto di persona, il "solitario di Providence" appare abbastanza diverso da come lo dipinge la leggenda. Tanto per cominciare, non era granché solitario. Era socievole, generoso e spiritoso, frequentava circoli culturali e addirittura donne, aveva come tutti alcune cose che non prediligeva -- p.es. il pesce -- ma senza farne una fobia, ed era meno razzista del "previsto", anzi vari suoi corrispondenti e sua moglie stessa erano ebrei. Si autodefiniva un uomo del passato, ma poi si teneva aggiornato su tutte le discipline scientifiche all'avanguardia, dalla psicanalisi di Adler alla teoria della relatività di Einstein al pensiero di Bertrand Russell. I racconti inclusi nel volume sono quelli che HPL riscriveva, o magari scriveva da cima a fondo, per conto di altri per guadagnarsi da vivere. Si tratta di gioielli di horror e fantascienza, con situazioni di partenza spesso standard ma poi sviluppate con raffinatezza, e ancora adesso di grande impatto. Di rilievo, come sempre nel Lovecraft maturo, lo sfondo sociologico delle vicende, con diffuse situazioni di emarginazione e soprusi in un mondo che ormai è il nostro di oggi.

Noi editor e correttori di bozze dovremmo andare fieri di un simile Patrono.

venerdì 9 giugno 2017

Remainders con il pedigree


A fare normalmente il fascino delle librerie remainders è la possibilità di dissotterrare elettrizzanti tesori in mezzo a montagne di ciarpame. Ma un fascino "altro" e "alto" ce l'ha la libreria Barlumi di Savigliano (pagina FB) dove, caso raro, i volumi usati vengono scelti uno per uno. C'è di tutto: narrativa, libri illustrati, edizioni per ragazzi, saggistica (storia, filosofia, religioni, letteratura), arte, teatro, musica, testi rari, opere straniere in lingua originale... e tutto quello che c'è è interessante. Nel frattempo si ordinano anche libri & libri scolastici nuovi. La nuova bellissima sede, ampia e solare, ricavata dentro strutture architettoniche del Settecento, si presta a ospitare eventi culturali. Attendiamo fiduciosi ;-)

giovedì 8 giugno 2017

La poesia non è rose e fiori


L'espressione del poeta Sergio Gallo, ripreso ieri durante una performance in quel di Genòla (Piemonte), fa ben vedere che i temi delle composizioni liriche non si devono per forza limitare allo sbocciare dei fiorellini in primavera. Qui sotto il testo de Le urla del riccio, che ho avuto l'onore di recitare in pubblico. Se si fa pausa dove compare il segno "/" e si pronunciano attaccate le parole unite dal trattino, si noterà che il ritmo metrico è alla latina, volente o nolente. Tratto dalla raccolta Corvi con la museruola, LietoColle, 2017. Buona lettura.
Senti ancora nel / cuore della notte
le urla / strazianti-del riccio?
Quello / che inavvertitamente
nel giardino hai / arso vivo
dando fuoco alle / sterpaglie autunnali?
Rintanato sotto / il mucchio di / foglie secche
avviluppato nelle / onuste maglie / del letargo
ormai senza / via di scampo
gemeva lambito / dalle fiamme
e i suoi acuti / lamenti risuonavano
più lancinanti del / disperato pianto
d'un bimbo-più / inquietanti
del bramito / improvviso d'un cervo
nella tenebra / del faggeto
più sinistri / e lugubri
del canto / notturno degli strìgidi
mentre l'odore degli / sterpi combusti
già / si mesceva agli / effluvi dolciastri
della / carne bruciata. 
Così in ogni / corpo / privo di vita
dei piccoli / erinacei solitari
che inermi / giacciono ai / bordi-delle strade
travolti senza / pietà-dalle automobili,
in ogni / carcassa sbranata / dalle volpi
o straziata dai / becchi aguzzi
di corvidi / spazzini-in ogni
appallottolato / manto d'aculei
è il mio / cuore-inconsolabile
per questo / ed ogni tempo
di silenziose / stragi.
Senti ancora / nel mezzo della notte
le urla / agghiaccianti-
-del / riccio di terra?


mercoledì 31 maggio 2017

Fotorecensioni: La valle dei ragni


La valle dei ragni è un racconto scritto da H. G. Wells nel 1903, dopo i romanzi che lo hanno reso immortale. Breve ma denso, visto che in una ventina di paginette riesce a mettere insieme una storia di denuncia sociale, il genere storico (apparentemente ambientato nel Seicento), il western, l'horror e la fantascienza, anzi fantabiologia alla Dougal Dixon. Come spesso in Wells, il vero mostro siamo noi; qui, un "vero uomo del West" insegue una ragazza meticcia per il puro gusto di abusare di lei, anche se potrebbe avere tutte le donne che vuole, come Don Rodrigo con Lucia. Senza svelare il seguito, e forzando forse un po' le idee dello scrittore, potremmo dire che i ragni sono la vendetta "sciamanica" della ragazza.

Nei suoi momenti di ottimismo, Wells riteneva che proprio il superamento delle peggiori pulsioni umane costituisse lo scopo dell'evoluzione sociale. Due Guerre mondiali gli istillarono il dubbio che l'impresa fosse disperata. La valle dei ragni è stato pubblicato nel 2012 da Adelphi insieme a un altro testo, L'impero delle formiche, in parte sullo stesso tenore ma più surreale, stranamente simile a qualche racconto di Dino Buzzati.

sabato 27 maggio 2017

(As)saggi(ni): Marte è una severa maestra

E. R. B., La Principessa di Marte
adatt. Roger Langridge, dis. Filipe Andrade, 2012

Ma è proprio necessario scegliere tra fantasy e fantascienza? In questi ultimi anni i vari Tolkien, Harry Potter, Eragon ecc. hanno conquistato gli scaffali delle librerie e le sale cinematografiche affossando, perlomeno in Italia, il mercato della sci-fi (con l'eccezione dei film Marvel). Con grande rabbia dei discepoli "puri e duri" della scuola di Arthur Clarke e Isaac Asimov.

E però, "l'uomo non divida ciò che Dio ha unito". Già nel fantasy rinascimentale aleggiava un pizzico di fantascienza tra veicoli volanti, armature con i superpoteri, ibridazioni genetiche. E addirittura nel Medioevo Dante aveva teorizzato la Mente ad alveare. Quarant'anni prima che in Italia venisse coniata la parola "fantascienza", Edgar Rice Burroughs aveva creato John Carter, dove la distinzione tra i due generi letterari è impossibile.

Come sottolineò Ron Hubbard quando ancora era una persona seria, cioè uno scrittore di intrattenimento: la hard sci-fi, tutta concentrata sulle descrizioni di macchinari e con protagonisti privi di personalità, non poteva durare a lungo. Il terrestre John Carter, che per motivi "scientifici" si trasforma in un supereroe su Marte, ha l'atleticità di Tarzan e, come lui, incontra sulla sua strada mostri, strani indigeni e pin-up ma, diversamente da Tarzan, deve fare i conti con un pianeta in cui l'aria è razionata (cfr. Total Recall di Verhoeven). A proposito, dopo il G7 di Taormina. . .  Mr. President, what about la nostra aria?

giovedì 25 maggio 2017

(As)saggi(ni): La fanta-fantascienza di Poe


Edgar Allan Poe era così immenso che, se fosse stato italiano, oggi lo esalteremmo come un genio universale a livello di Leonardo da Vinci. Invece era americano "e quindi" era solo un alcolizzato che scriveva storielle macabre. Narrativa, poesia, saggistica, avventura, giallistica, scienza, fantascienza, fantasy, satira sociale, critica letteraria, psicologia, humour, e anche horror: con qualunque genere letterario si cimentava, riusciva a farlo come nessun altro, precorrendo tutto il precorribile.

Una delle sue opere più sbalorditive resta probabilmente il poemetto Al Aaraaf, scritto quando aveva 20 anni, o addirittura 15. Il titolo, evocativo e un po' fuorviante, deriva da un termine arabo che nel Corano indica una specie di purgatorio situato in una stella. Affascinato dall'astronomia (vedi il suo canto del cigno: Eureka), Poe qui mette insieme vari temi che poi affronterà in separata sede nel Dialogo tra Monos e Una e in quello tra Eros e Charmion. In Al Aaraaf a dialogare sono un lui e una lei, innamoratissimi. Man mano che si procede nella lettura, si scopre che lei, Ianthe, non è terrestre, è un'entità aliena. E prima di incontrare lui, Angelo, lei faceva parte di una mente collettiva dentro un asteroide che. . .  è andato a sbattere contro la Terra, distruggendola. Galeotto fu l'impatto.

sabato 20 maggio 2017

(As)saggi(ni): Il corsaro del nero spazio


I mali del capitalismo: potrebbero essere sintetizzati così i racconti di fantascienza di Emilio Salgari, ora raccolti nel libro Alla conquista della Luna edito da Cliquot: 
Negli abissi dell'oceano [attacco missilistico contro la piovra]
La "Stella filante" [il primo collegamento aereo di linea transoceanico]
Alla conquista della Luna
E di genere un po' diverso: 
Inghiottiti dal Maelström! [una specie di Titanic a cui accadono due disgrazie]
Lo scheletro della foresta [un giallo/horror/parodia]
L'isola delle Sette Città [il mito rinascimentale delle Isole Fortunate]

Come i suoi colleghi Poe, Verne e Wells, il creatore di Sandokan e del Corsaro Nero si dimostra spesso profetico: il turismo spaziale, i motori a idrogeno e a energia solare, gli abusi territoriali delle multinazionali, l'emergere di nuovi Paesi sulla scena (BRIC, ecc.). . .  A caratterizzarlo rispetto agli altri è anzitutto un tono spiccio, tutto azione e quasi niente teoria; il che, siccome le teorie invecchiano in fretta, conserva freschi i suoi racconti a distanza di un secolo. Ma soprattutto, a colpire nelle sue storie di fantascienza sono le atmosfere tragiche, segnate dal destino. Salgari non crede nel soprannaturale, però per lui è la cosa più naturale del mondo che le cose vadano storte. Una società in preda alla frenesia di conquista, economica e militare, si prepara da sola le proprie catastrofi. La causa e la conseguenza è la follia, sia individuale/clinica che di massa.

Quando lo scienziato superstite dell'esperimento lunare viene ritrovato alla deriva, senza "indosso alcun indumento. . .  coperto di cicatrici che parevano prodotte da profonde bruciature e che dovevano renderlo irriconoscibile, anche ai suoi stessi amici", sembra un'allusione al girone dell'inferno dantesco in cui vengono puniti i "violenti contro Dio e la Natura". Volumi preziosi come questo si trovano nella nuova libreria "Mannaggia" di Perugia (sito), specializzata in editori indipendenti di tutti i settori: narrativa, saggistica, illustrazione, fumetto.

giovedì 18 maggio 2017

(As)saggi(ni): Il Collezionista di orrori


L'Argentina non è solo terra di Papi ma anche di grandi fumettisti. Pubblicato da MagicPress, è appena arrivato in Italia il libro Gli incubi di Lovecraft di Horacio Lalia. Come singolo volume, probabilmente la più ampia raccolta di storie a fumetti tratte dalle opere del Maestro di Providence, ben 18. Manca qualche classico (tra cui Innsmouth, La cosa sulla soglia, Colui che sussurrava nelle tenebre), in compenso compaiono numerosi racconti giovanili o "secondari" (L'alchimista, La palude della luna, Innominabile, ecc.) e anche uno spurio (La Conca delle streghe, di August Derleth su appunti di HPL).

La trama segue da vicino il testo dei racconti originali, senza le gustose varianti introdotte da un I.N.J. Culbard o un Erik Kriek. Il punto debole di questi Incubi sono proprio le citazioni da Lovecraft: confusionarie, a volte ridondanti rispetto alle immagini, a volte invece mancano elementi importanti del racconto. Così Lalia fa, paradossalmente, un torto a se stesso come disegnatore. Il suo stile è quello narrativo tradizionale, arte in cui eccellono i fumettisti argentini. Anche gli effetti speciali sono standard: collage o fotografie sgranate e/o polarizzate e/o in negativo. Sull'insieme, da questo punto di vista, un'opera meno sperimentale e spettacolare di quella del suo maestro Alberto Breccia.

Ma Horacio Lalia, che è un veterano, sa dare un tocco intenso, tutto suo, alle storie di horror cosmico di HPL. Personaggi catturati nella loro espressività, tra il realistico e il grottesco. Vicende di emarginati segnati dal destino. Uomini solitari persi in ambienti silenziosi, inquietanti -- che siano paesaggi selvaggi o le strade di New York (Egli) -- alla ricerca di oggetti strani, un po' come nel Collezionista del nostro Sergio Toppi. Conviene percorrere questi Incubi di Lovecraft come se fossero un film muto: solo con gli occhi, lasciandosi attirare dalla magia del loro bianco&nero.

mercoledì 17 maggio 2017

(As)saggi(ni): Cogito ergo nescio quia cogito


Una breve e densa "dissertazione filosofica" sull'attività del pensare, con le sue potenzialità, le sue maledizioni e i suoi paradossi, si trova in un'ottava di Giovan Battista Marino, dal suo immenso poema Adone del 1623 (canto 12, st. 200). Il testo si riferisce a un caso specifico: il dolore della fata Falsirena per l'amore non corrisposto che nutre per il bello dei belli, ma si presta ad assumere una portata più universale.
Ma se questo è pensier, deh perché penso?
Crudo pensier, perché pensar mi fai?
Perché, s'al proprio mal penso e ripenso,
torno sempre a pensar ciò ch'io pensai?
Perché, mentre in pensar l'ore dispenso,     [gioco di parole]
non penso almen di non pensar più mai?
Penso, ma che poss'io? Se penso, invero,
la colpa non è mia ma del pensiero.

lunedì 15 maggio 2017

In anteprima il progetto per la nuova chiesa di Eggi

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Dovrebbe essere intitolata a san Giovanni Paolo II, nonostante le proteste dal mondo anglosassone per una maggiore appropriatezza di san Giorgio.

domenica 14 maggio 2017

Arte futurista, computer incluso


Era già dotata di laptop la disinvolta Madre ritratta con figlio da Carlo Carrà nella prima metà degli anni Trenta. L'opera è tra quelle, un centinaio, attualmente in esposizione a Perugia per la mostra "Da Giotto a Morandi" (sito), che raccoglie il meglio dell'arte in possesso delle Fondazioni bancarie di tutta Italia. Tra i pittori e scultori presenti: Beato Angelico, Guido Reni, Guercino, Palma il Giovane, Luca Giordano, Canaletto, Giovanni Fattori, Giovanni Boldini, Pelizza da Volpedo, Scipione, Adolfo Wildt, Medardo Rosso, il 'padrone di casa' Gerardo Dottori. . .  nonché vari interessanti autori 'minori' tra cui il seicentesco Giovanni Antonio Molineri di Savigliano. Indimenticabile per la sua potenza la Deposizione di Cristo nel sepolcro di Ferraù Fenzoni.

giovedì 11 maggio 2017

(As)saggi(ni): La religione del Libro

Il drago Fùcur [Fuchur], la strega Xayde [Xayíde]

Se la storia è infinita. . .  allora, per definizione, non si è mai troppo in ritardo per leggerla. Il capolavoro di Michael Ende ha fatto furore nei "favolosi" anni Ottanta, ma a distanza di decenni non è invecchiato, anzi il suo magazzino di brillanti idee continua a essere saccheggiato dai nuovi autori. La Storia Infinita possiede la ricchezza di contenuti del Signore degli Anelli seppure in una struttura un po' più sciolta -- qua e là si nota qualche buco narrativo. Ogni tanto, poi, dentro gli eventi fanno irruzione discorsi filosofici e religiosi, che comunque stimolano la fantasia pure loro perché meno facili da inquadrare rispetto al cristianesimo delle Cronache di Narnia di CS Lewis; Ende infatti pescava e rielaborava a modo suo dalla variopinta galassia New Age (per informazioni più precise, vedi il sito ufficiale).

Sa un po' di rivalsa il fatto che un tizio di nome Ende, in tedesco "fine", abbia scritto una storia unendliche, "senza fine". Non perché non abbia una conclusione ma perché è la storia di tutte le storie, quella che contiene tutte le altre, e se stessa, e noi. Il che crea delle stratificazioni molto interessanti, che influiscono sulla nozione di tempo e sul funzionamento della psiche. Soprattutto quando comincia la degenerazione del protagonista Bastiano nella seconda parte del romanzo, assente nel film del 1984, il lettore si trova in contemporanea su almeno tre livelli: a) quello che Bastiano fa e pensa nel regno di Fantàsia, b) quello che effettivamente gli sta succedendo, causato da lui stesso, dal suo incoscio freudiano, ma da lui non capito, c) i paralleli con la sua vita sulla Terra. Alla fine questi livelli dovranno collassare uno nell'altro, con un po' di fortuna.

mercoledì 10 maggio 2017

Inni micro: Fedele valoroso

Fedele valoroso! Valorosamente detto e fatto:
testimoni, giuria, giudice intendevano travolgerti
ma hanno soltanto sfogato la loro furia.
Loro passeranno, tu possiederai l'eternità.


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

martedì 9 maggio 2017

Diario di un correttore di bozze: 9 maggio 2017

Anche quest'anno milioni di giovani da 40 Paesi si sono ritrovati a Loppiano...
Erano qualche centinaio.

mercoledì 3 maggio 2017

Inni micro: "Su, Fedele"

Su, Fedele, sii forte, sta' accanto al tuo Dio!
Dei malvagi non temere malizie e manganelli,
annuncia con audacia, la verità ti affianca:
per lei muori, poi corri vittorioso alla Vita!


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

mercoledì 26 aprile 2017

Inni micro: Fiera delle Vanità

Fiera delle Vanità! È qui che i pellegrini
sono incatenati e spintonati da parte;
già in passato di qui il Signore passò
e gli diedero morte sul colle Calvario.


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

lunedì 24 aprile 2017

(As)saggi(ni): L'angelo di H. G. Wells

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Forse non tutti sanno che. . .  nel 1895, lo stesso anno in cui uscì il romanzo destinato a renderlo famoso, The Time Machine (La macchina del tempo), Herbert George Wells pubblicò anche un altro romanzo breve o racconto lungo: The Wonderful Visit (La visita meravigliosa), oggi ingiustamente snobbato.

Il tema è tra quelli chiave nell'opera di Wells: la degenerazione dell'umanità che "si accontenta". La visita meravigliosa è quella di un angelo, capitato chissà come sulla Terra e ferito per sbaglio dalla fucilata di un parroco di campagna che ha l'hobby dell'ornitologia. Al sacerdote (anglicano), anziano e disilluso, si spalanca all'improvviso una finestra su un mondo diverso, colorato, entusiasmante. Ma la comunità del villaggio accoglie con freddezza e scandalo l'ospite inatteso, prendendolo per un pazzo -- "Un angelo! Figuriamoci!" -- o un imbroglione, se non l'amante efebico del parroco. Una storia raccontata con enorme maestria da Wells, che inserisce l'elemento soprannaturale in un contesto quotidiano della massima concretezza. Una storia triste, di emarginazione e abusi, che inizia in maniera tutta diversa dall'Isola del Dottor Moreau ma poi va a finire sostanzialmente allo stesso modo.

L'angelo non è da interpretare in senso stretto, religioso. Lo scrittore specifica che si tratta di un essere venuto fuori "dall'arte italiana", non dall'aldilà. L'angelo può essere qualunque cosa che irrompe nella nostra esistenza per provare a trasformarla. Sapremo vederlo?

giovedì 20 aprile 2017

(As)saggi(ni): Il fratello mite di D'Annunzio


Un felice contrappunto "in minore" accompagna il classicismo "in maggiore" di Gabriele D'Annunzio al Vittoriale degli Italiani. Sono le sculture di Ugo Riva collocate in diversi punti nei giardini di Gardone Riviera. In entrambi i casi l'eredità della Grecia antica viene rielaborata in senso moderno; solo che, per D'Annunzio, moderno significava l'interventismo militare e il prometeismo di stampo ottocentesco, mentre per Riva significa un'atmosfera malinconica e di incertezza. In entrambi i casi si vede anche la mediazione culturale del Rinascimento: Michelangelo per il Vate, Piero della Francesca per lo scultore bergamasco. Sia come sia, la "strana coppia" funziona, e le opere recenti si inseriscono perfettamente tra i muraglioni del parco, un po' etruschi, un po' da bunker.

Per curiosità, la forma a chiocciola della fontanella richiama il tipico marmo veronese in cui sono incastonati fossili di ammoniti preistoriche.

mercoledì 19 aprile 2017

Inni micro: Il Parolaio

Il Parolaio come arruffa subito le piume!
Con che coraggio ciarla! Come presume
di abbattere gli avversari! Ma appena appena
il Fedele cita opere sincere, lui come la luna
stata piena ieri, sbiadisce e poi sparisce.
Così per tutti, tranne chi col cuore agisce.


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

mercoledì 12 aprile 2017

Inni micro: Le prove

Le prove che aspettano le persone
che credono alla chiamata del Cielo
sono tante, e confacenti alla carne,
e arrivano arrivano arrivano a ondate,
perché presto o tardi noi ne possiamo
essere presi e sconfitti e destituiti.
Ah che i pellegrini -- quindi i pellegrini
vigilino e valorosi ne scampino!


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

giovedì 6 aprile 2017

Oscar Wilde. . . padre della fantascienza

Dorian Grey, Haunter of the Dark
by ilTM + Selkis

Leggendo Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, si rimane colpiti -- tra infinite altre cose -- da tante atmosfere e situazioni che si ritroveranno nei racconti di Lovecraft, e pare improbabile che avvenga per caso. Sia in Dorian Gray che in Lovecraft abbiamo personaggi caratterialmente isolati, una passione morbosa per il passato storico, stanze buie e misteriose, scene violente più alluse che descritte, un graduale emergere dei peggiori istinti radicati nella psiche, un desiderio di andare "oltre i limiti umani" che si tramuta in orrore.

E soprattutto, anche se nel Maestro di Providence il "personaggio di fronte" è di solito un'entità soprannaturale e/o aliena (The Outsider, The Picture in the House, Pickman's Model, The Whisperer in Darkness, The Colour Out of Space, The Shadow Out of Time, The Haunter of the Dark...), anche in quel caso (basta notare i titoli, tutti più o meno 'wildiani') sembra trattarsi dell'inconfessato Doppio del protagonista terrestre.

mercoledì 5 aprile 2017

Inni micro: "O mondo di meraviglie"

"O mondo di meraviglie! (è il meno da dire)
Che io sia preservato pur nell'angoscia
in cui mi ero imbattuto. Sia benedetta
quella mano che me ne ha liberato!
Rischi alla cieca, inferno e tentazioni
mi avevano avvolto in questa valle:
trappole e pozzi e reti tutti disseminati
sul sentiero, e io indegno e stolto
ci sarei cascato, acchiappato, invischiato. . .
e invece vivo, e Cristo ne va incoronato."


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

mercoledì 29 marzo 2017

Inni micro: Povero cristo

Povero cristo, e dove sei finito? Annotta il giorno.
Buon amico, non abbatterti: tu resti nel giusto,
è però la via del cielo che costeggia l'inferno.
Animo! Resisti, e tutto -- vedrai -- si sistemerà.


John Bunyan, The Pilgrim's Progress

lunedì 27 marzo 2017

Fotorecensioni: Lewis Carroll


Anni dopo Alice nel Paese delle meraviglie e il suo sequel, nel 1876, Lewis Carroll scrive un'altra fiaba in cui mescola giochi di parole, allegri nonsense, satira sociale, citazioni letterarie, atmosfere oniriche e quant'altro. Stavolta addirittura tutto in versi, ampliando lo stile del Jabberwocky. Si intitola The Hunting of the Snark, avventura marittima alla caccia di un animale chiamato Snark, che secondo la curatrice della versione italiana sarebbe un incrocio tra snake (serpente) e shark (squalo). Lewis Carroll però non fornisce descrizioni esatte, anzi ogni sua "spiegazione" non fa altro che rendere inimmaginabile di che cosa si tratti.

La ciurma che va alla caccia dello Snark è ancora più folle di quella di Moby Dick. È come Moby Dick riscritto da Gianni Rodari. Compaiono tutti i mestieri che cominciano con la B: Bellman ("uomo col campanello", banditore) che è pure l'inflessibile capitano, Boots (lustrascarpe), Bonnets (cappellaio), Barrister (avvocato), Broker (broker), Billiard-marker (segnapunti a biliardo), Banker (banchiere, che impazzirà), Baker (fornaio specializzato in torte nuziali, inutili in questo contesto), Butcher (macellaio, specializzato in castori) e non manca Beaver (un castoro parlante, giustamente terrorizzato dal macellaio).

Trattandosi di un'opera praticamente introvabile, è lecito spoilerare un po'. I protagonisti viaggiano per nave, ma lo Snark è un animale terrestre, quindi la storia inizia con uno sbarco... dove? In un "posto perfetto per uno Snark". La caccia ha inizio, accompagnata da presagi inquietanti in mezzo a una natura surreale. L'animale misterioso non lo vedremo mai, se non in sogno in veste di Azzeccagarbugli. In particolare il fornaio -- che sembra un alter ego dello scrittore -- è angosciato all'idea che lo Snark sia anche un Boojum, una creatura il cui contatto provoca la sparizione nel nulla. E così avviene. Il fornaio si imbatte nello Snark, e svanisce. Fine.

Lewis Carroll, La caccia allo Snualo, con testo originale a fronte, a cura di Sara Donegà, ed. Barbes, Firenze 2008, pagg. 100

sabato 25 marzo 2017

Colpacci: Animali enigmatici e dove trovarli


Un tintore boemo del borgo austriaco di Eferding, Aloys Zötl (1803-1887), aveva l'hobby di realizzare magnifici acquerelli, che forse non fece mai vedere a nessuno. Copiava dai libri, con uno stile che era allo stesso tempo naif e raffinato. I suoi disegni sembrano provenire dal Rinascimento, quando l'illustrazione naturalistica oscillava tra raffigurazioni accurate e goffi schemi medievali. I paesaggi di Zötl, poi, sono spesso capolavori in sé, a volte anticipano addirittura il fascino enigmatico dei dipinti di Max Ernst. Quanto agli animali, fanno un'impressione particolarissima: il loro occhio rivela intelligenza, ma un'intelligenza non umana; si esibiscono nella loro bellezza o nella loro "oscena" nudità, o si mettono in posa come di fronte al fotografo, o si divorano tra loro, il tutto con sentimenti che non sapremmo definire. Sono felici? Soffrono? Fingono? Si sono accorti che li stiamo osservando? Ci stanno prendendo in giro?